E Tiki Taka va a Scampia per raccontare il bello del calcio

Maradona, Tevez, Cassano: il programma di Italia Uno e le storie di chi ce l'ha fatta partendo dalle periferie. Nel giorno della nazionale a Quarto...

Giovanni Capuano

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"Posso dirti la verità?"

Prego...

"La verità è che questo lunedì non dovevamo nemmeno andare in onda e, invece, abbiamo scelto di farlo raccogliendo una sfida"

Senza gol, moviola, polemiche fresche di campionato?

"Soprattutto dopo una settimana in cui si è parlato solo di razzismo, cori striscioni, ultras e cose brutte. Abbiamo deciso che valeva la pena fare come la nazionale di Prandelli e lanciare un messaggio positivo"

Al telefono c'è Pierluigi Pardo, conduttore di 'Tiki Taka', talk show della redazione di Sport Mediaset che da inizio stagione occupa la seconda serata di Italia 1 e ha riportato il calcio sulle reti ammiraglia di Mediaset dopo la fortunata esperienza di Undici su Italia 2. Si ferma il campionato, ma le telecamere si accenderanno su Scampia e racconteranno storie di calcio partendo da uno dei quartieri più degradati e popolari dell'intero Sud Italia. Qualche ora prima gli azzurri di Prandelli si saranno allenati sul campo del Quarto Flegreo, club divenuto simbolo della lotta (anche) dello sport per affrancarsi dai tentacoli della criminalità organizzata.

"Abbiamo raccolto una sfida: raccontare il calcio in modo diverso dal solito, non per gesti tecnici, polemiche o scandali, ma come strumento formidabile di coesione sociale, riscatto, lotta alla criminalità"

Esempi positivi non ce ne sono molti di questi tempi...

"Non è vero. Abbiamo pensato, ad esempio, a tutti quei campioni che sono stati capaci di affermarsi partendo da quartieri come questo, che sono usciti da favelas, barrios, periferie di tutto il mondo. E abbiamo deciso di raccontare le loro storie"

Mi viene in mente Maradona

"Non solo lui. Adriano è partito da una favela, Cassano da Bari Vecchia, Cannavaro è napoletano doc, Tevez rivendica con orgoglio i barrio di tutto il mondo. Sono esempi positivi per il calcio e per i giovani"

Chi ti ha detto di sì?

"Sincero? Ci stiamo lavorando ma abbiamo trovato grande collaborazione. Ci saranno Cassano, Cannavaro, De Laurentiis. Abbiamo coinvolto il presidente del Consiglio Letta, proprio perché vogliamo affrontare il tema ragionando sullo strumento di inclusione sociale. Ma ci saranno anche sorprese. La storia di Tevez, ad esempio, è bellissima da raccontare..."

Questa è una settimana particolare per il calcio italiano. Si è parlato molto di razzismo e discriminazione anche col rischio di cadere in stereotipi conosciuti...

"Anche per questo abbiamo scelto di esserci. Il calcio è quello, ma è anche persone come Thuram e Gattuso che non hanno mai avuto difficoltà a mettere la faccia sulle loro idee. Abbiamo invitato anche loro"

Scampia è un simbolo di degrado

"E racconteremo anche le contraddizioni di Scampia, affidandoci all'esperienza di Gabriella Simoni, inviata di guerra della redazione di Mediaset. Un punto di osservazione differente di chi, come noi, è abituato ai salotti del calcio".

La sfida dell'Auditel? Sino ad oggi 'Tiki Taka' l'ha vinta, con share dal 7 al 9 per cento e gradimento in crescita soprattutto nelle categorie di ascolto più interessanti dal punto di vista commerciale. Nato dalle ceneri di 'Undici' (in onda la passata stagione) ha provato da subito a mischiare argomenti popolari a temi più alti. Ha riportato in video Giampiero Mughini, che mancava da una vita, ha aperto gli studi a personaggi come Dalai e Scanzi, ospitato big del calcio come Benitez e Boateng, alleggerito il clima grazie a Melissa Satta e raccontato la passione per il calcio di Domenico Quirico, inviato de La Stampa a lungo prigioniero in Siria.

Lunedì sera ci prova con Scampia. L'occasione è ghiotta, la sfida ardua. Ma se la nazionale va a Quarto per affermare in modo forte il piacere della legalità, anche un talk show televisivo ci può provare. In fondo è vero: in molte periferie del mondo il calcio è stato ed è ancora il modo più diretto per cambiare la vita a tanti ragazzi di talento dispersi nel degrado e nella povertà. Non serve diventare campioni. Anche crescere sani, lontani dalle tentazioni di quartiere, può essere un successo.

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