Calcio

Tangenti per gli Asian Games: i guai indonesiani di Thohir

Inchiesta sul Comitato Olimpico presieduto dall'ex proprietario dell'Inter: "Pronto al carcere se ho sbagliato"

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Giovanni Capuano

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Eric Thohir sarà presto sentito dalla polizia indonesiana in qualità di presidente del Koi (comitato olimpico indonesiano) per una vicenda di mazzette e corruzione legate all'organizzazione degli Asian Games 2018 che sta imbarazzando i vertici politici e sportivi del Paese. Non è indagato, come anche l'Inter si è affrettata a precisare in un comunicato, ma dovrà comunque chiarire la sua posizione in una vicenda che vede coinvolti tre alti dirigenti finiti in manette lo scorso mese di dicembre.

Secondo gli investigatori Dody Iswandi, segretario generale del Koi, Anjas Rivai, tesoriere, e Agus Ikhwandel, responsabile del marketing, avrebbero distratto fondi per 300mila euro dal programma di organizzazione della manifestazione che sarà ospitata a Giakarta nell'agosto 2018. Thohir, in quanto presidente del Koi dal 31 ottobre 2015, dovrà essere presto sentito perfornire la sua versione dei fatti.

"Se ho sbagliato sono pronto al carcere"

L'attuale presidente dell'Inter ed ex socio di maggioranza del club nerazzurro prima di cedere il 70% delle quotea Suning nel giugno 2016, si è detto convinto di non aver nulla da temere: "Noi rispettiamo la legge e se verrà dimostrato che ho commesso un errore sono pronto a essere punito. Questa situazione non deve essere strumentalizzata a livello politico, ma se mi sto sbagliando sono disponibile ad andare in prigione".

La vicenda non coinvolge in nessun modo l'Inter se non a livello di immagine. Anche per questo il club ha voluto con un comunicato precisare che il suo presidente non risulta indagato nell'inchiesta indonesiana, anche se Suning è da sempre molto attenta alla pulizia del marchio. Thohir, che negli ultimi mesi è stato sempre meno presente e coinvolto nelle scelte del club, potrebbe presto cedere anche l'ultima parte delle sue quote e abbandonare l'Italia.

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