Calcio

La squalifica di Tavecchio e la settimana nera del nostro calcio

L'Uefa allontana per 6 mesi il presidente della Figc per razzismo, Juventus-Roma finisce nel veleno. E gli altri guardano...

Calcio: arbitri, pronte 6000 bombolette spray per barriera

Giovanni Capuano

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Che sia una squalifica o un semplice patteggiamento, una stangata o un buffetto, la decisione della Uefa di allontanare per 6 mesi il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, per razzismo segna uno dei punti più bassi per la credibilità del nostro calcio. Sul piano concreto non accade nulla, perché il dispositivo non toglie la possibilità di rappresentare a livello internazionale la federazione e non accoglie le istanze più dure, quelle degli intransigenti che avrebbero visto volentieri una squalifica vera e più lunga.

Però il danno d'immagine è difficilmente calcolabile o, meglio, era stato previsto per tempo da quelli che in estate si affannavano a chiedere un passo indietro a Tavecchio e che ora tacciono, consapevoli che non si arriverà alle dimissioni o a nulla che possa assomigliarvi. Le diplomazie calcistiche hanno lavorato perché la sanzione fosse simbolica e nulla più. Il risultato è stato ottenuto e non è un caso che il comunicato della Figc chiarisca i contorni del patteggiamento, come a marcare la vittoria politica provando a far dimenticare l'innegabile caduta di stile.

Razzismo, Tavecchio squalificato dalla Uefa


Lo schiaffo (non buffetto) è arrivato dritto, invece, al super procuratore Palazzi che con solerzia poco apprezzabile ha chiuso il dossier Tavecchio in un cassetto decidento per l'archiviazione senza nemmeno passare da un regolare processo sportivo. Se si fosse mosso lui, probabilmente l'Uefa ne avrebbe preso atto evitando di agire motu proprio. E' paradossale che il tutto sia avvenuto mentre un ragazzo delle giovanili del Milan veniva squalificato per 5 giornate (con 6 mesi di ritardo) per questioni di insulti razzisti.

Paradossale ma non incredibile, in un calcio italiano che ha rapidamente archiviato la tolleranza zero in materia di discriminazione e che ha lasciato quasi impunita la gazzarra di Juventus-Roma dove si è visto di tutto, insulti, sputi, provocazioni e schiaffi a uomini in panchina. Cosa sarebbe accaduto se lo spettacolo dello Stadium fosse andato in scena in Europa? Risposta facile e per nulla piacevole. Da noi sono arrivate un paio di multe poco più che simboliche.

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Nel martedì nero del calcio italiano è piombato come un extraterrestre il presidente della Roma con il suo appello a smorzare i toni e ad accettare il risultato del campo, errori dell'arbitro compresi. Una specie di Ufo, Pallotta, il cui messaggio, però, è stato poco apprezzato dall'ambiente romano che si aspettava una difesa a spada tratta di Totti e che vede dietro le parole di Pallotta una resa alla Juventus o, nella migliore delle ipotesi, il tentativo di rinsaldare l'alleanza politica nelle battaglie in Lega e Federcalcio. Ovviamente Pallotta parlava coi toni di uno sportivo abituato al fair play americano e null'altro. Non è piaciuto ai suoi. Speriamo che non abbia capito e, soprattutto, che non si adegui.

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