Tutti i segreti dello scontro finale tra Albertini e Tavecchio

Perché la serie A si è spaccata, gli interessi sui diritti tv e l'assegno per la B, i poteri forti e tutto quanto si deve sapere sulla corsa per la Figc - La lettera: "Ritiratevi"  - Chi vincerà? Il sondaggio - 

Albertini e Tavecchio – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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L'unica certezza è che sarà un fine settimana bollente, in cui telefonate, promesse e minacce si moltiplicheranno con l'avvicinarsi del momento della verità di lunedì mattina (ore 11,30) con l'assemblea elettiva della Figc. Sarà una lunga volata in cui non sono esclusi i colpi di scena e l'epilogo a sorpresa annunciato dal presidente del Coni Malagò che, lanciati i messaggi che voleva lanciare, ha lasciato Roma per una vacanza. Quanto sarà breve lo decideranno un pugno di presidenti della serie A che ora hanno in mano il futuro del calcio italiano e la possibilità di riscrivere i rapporti di forza anche in Lega. Uno scenario così ingarbugliato da lasciar intendere che tutto può ancora accadere. Tutto tranne l'elezione di Demetrio Albertini che nelle due settimane dopo la frase razzista di Tavecchio non è stato capace di superare la diffidenza di quelli che non lo vogliono ed è rimasto lontano dalla soglia del 50% più uno necessaria per essere eletto. Niente Albertini e duello tra Tavecchio e l'ipotesi del commissariamento. Difficile ipotizzare una terza via che passi da un accordo in extremis.

Gli schieramenti in campo sono ormai chiari. Pro-Tavecchio ci sono i solidi dilettanti (che valgono il 34%), la maggioranza della Lega Pro che ha perso per strada una ventina di società, la lega B quasi compatta e metà della serie A. Sommati si arriva di poco oltre il fatidico 50% e la valanga di consenso pare essersi arrestata dopo le prime giornate. Però il quadro non è definito e da qui in poi si intreccia con altre questioni di politica sportiva così complesse e importanti che ogni pronostico è lecito. Per intenderci, la frase razzista di Tavecchio non conta quasi più nulla. Ora ci si sta dividendo o ricompattando intorno a rapporti di forza che investono anche la governance della Lega, i diritti tv e i soldi con cui la parte ricca del calcio alimenta il resto del movimento. Vil denaro, insomma, con più di un protagonista che sogna di prendersi la rivincita rispetto al cappotto subito nel gennaio 2013 con la rielezione di Beretta.

L'elenco delle società che hanno firmato il documento per chiedere ad Albertini e Tavecchio (in ordine rigorosamente alfabetico) di fare un passo indietro disegna una nuova geografia della Lega: Juventus e Roma capofila, Fiorentina pronta a mettere sul tavolo tutto il suo 'potere' comunicativo, Torino, Sampdoria, Sassuolo, Cesena, Cagliari ed Empoli aggregate. Sono 9 club su 20, il che consente a Tavecchio per il momento di dire che va avanti perché non è venuto meno l'appoggio, ma porta i dissidenti vicinissimi a quella maggioranza che servirebbe per far saltare il tavolo. L'ultimo passo è il più difficile, però, come dimostra l'analogo tentativo (anche nei numeri) che una cordata comprendente anche l'Inter di Moratti fece due anni fa in via Rosellini prima di essere respinta con perdite.

Lotito e Galliani sono in trincea. Con loro c'è un manipolo di società che non si sono discostate dall'appoggio a Tavecchio: Inter, Genoa, Chievo, Parma e Udinese. Poi c'è la terra di mezzo, rappresentata da Atalanta, Verona, Palermo e, forse, Napoli che sta ragionando su quale posizionamento prendere. Sono mosse da pensieri e interessi diversi l'una dall'altra, ma basterebbero un paio di defezioni per costringere Tavecchio alla resa, consentire a Malagò di aprire il dossier sul commissariamento (non necessariamente di due anni) e dare a tutti appuntamento a settembre per la prima assemblea di Lega con previsione facile di battaglia su tutti i fronti. Se la Lega di serie A cede, come in un domino anche la serie B cambia colore avendo interesse soprattutto a non rompere l'asse con il campionato maggiore che gira ai cadetti sotto forma di mutualità il 7,5% dei proventi da diritti tv ogni anno. Soldi derivanti dalla legge Melandri e al centro di un contenzioso ormai storico.

Sullo sfondo ci sono i sostenitori occulti (nemmeno troppo) che i due candidati si sono a lungo rinfacciati con l'etichetta di 'poteri forti'. Qualcuno si è schierato apertamente, altri lo hanno fatto in silenzio. La presa di posizione di Sky con il documento anti-Tavecchio è stato il caso più clamoroso perché l'emittente di Murdoch è il sostegno vitale su cui regge economicamente tutto il sistema. L'immagine di un duello tra Albertini-Sky e Tavecchio-Mediaset è troppo semplicistica, però rende l'idea di cosa si muove dietro l'elezione del numero uno della Figc. Solo l'ingresso del Coni spariglierebbe per qualche mese le carte e porterebbe alla riforma delle regole di governo, in modo di arrivare a nuove elezioni senza più le follie di questa estate, e dei campionati che Figc e Lega hanno sempre annunciato senza mai portare a termine. Anche per questo i presidenti che resistono sul fronte di Tavecchio non molleranno fino all'ultimo. E pensare che prime di Opti Pobà il capo dei dilettanti aveva vinto con percentuale bulgara e per abbandono degli avversari. Era il 24 luglio, una vita fa...

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