Calcio: piange il telefono per Garcia, ma Real fece di più / SPECIALE
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Tablet, smartphone, auricolari: i "no" del calcio e i "sì" degli altri sport

Mentre prosegue la contesa tra Roma e Figc per il walkie-talkie di Garcia, ecco come funziona la tecnologia in campo e in panchina nelle altre discipline

Vietarli o ammetterli? E' giusto che nel 2014 la disciplina sportiva più diffusa al mondo non consenta a un tecnico di interagire con i propri assistenti durante una partita o limiti l'utilizzo dei supporti tecnologici (tablet, smartphone, pc e altro) in grado di dare una lettura tattica e statistica immediata dello svolgimento della gara? Dibattito aperto dopo la presa d'atto che, almeno in Italia, il calcio professionistico è rimasto indietro di un paio di decenni, quelli utilizzati dagli altri sport per fare invece decisi passi in avanti e consentire la comunicazione interna agli staff. Niente divieti, ma un insieme di norme che la regolano per evitare gli eccessi.

Negli stadi di calcio italiani (ma non solo) non è così e il caso di Garcia e delle multe che la Roma continua a pagare è solo la punta dell'iceberg. E' un non senso che un sistema che definisce illegale una pratica, non riesca poi a far rispettare il suo stesso regolamento (con Garcia che andrebbe quindi squalificato dopo ben 11 recidive). Ma è altrettanto un non senso che si rifiuti l'adeguamento agli standard attuali: il "soccer", come tradizione, rimane indietro laddove gli altri vanno avanti. E' un controsenso ma è così, e il caso-Garcia lo dimostra con chiarezza.

Il caso dei walkie-talkie di Garcia: 120.000 euro di multa in un anno


Qualche esperimento in passato è stato compiuto, ma non si è mai andati oltre i tentativi. Negli archivi resta la prova di un Trofeo Bernabeu con in campo il Real Madrid e una selezione della Major League Soccer. Alla fine commenti entusiastici da parte di Vanderlei Luxemburgo, allenatore dei blancos, ma nessuno sviluppo: era il 2005 e di quella partita restano alcune foto ormai sbiadite e buone giusto per l'archivio delle curiosità. In alcuni campionati, però, l'uso dei walkie-talkie è consentito, come ad esempio la Francia da dove proviene Garcia col suo modo di lavorare in contatto con lo staff tecnico. Nel calcio rimane comunque un'eccezione. E negli altri sport? Andiamo un po' a vedere come funziona l'utilizzo della tecnologia in panchina...

Volley: tutto è bene quel che fa giocare meglio
Allargarsi alla tecnologia come un'opportunità per migliorare il gioco: il volley ha codificato tutto nel proprio regolamento di gioco, dove si specifica che l'uso di "mezzi tecnologici in panchina per comunicare con l'esterno" è consentito purché "non causino disturbo al regolare svolgimento del gioco". I tecnici hanno così a disposizione in tempo reale statistiche e flussi di gioco che spesso vengono analizzati con i giocatori durante i time-out e negli intervalli con l'obiettivo di ottimizzare l'esecuzione degli schemi.

Basket: tutti tablet e smartphone, però...
Anche nel basket gli staff tecnici sono dotati di tablet e smartphone su cui scorrono le statistiche in tempo reale dell'incontro, con gli assistenti che riferiscono prontamente ai coach. "La tecnologia in panchina è autorizzata a fine sportivo, cioè per acquisire dati che aiutino a leggere meglio la partita", racconta Paolo Avantaggiato, team manager della Pallacanestro Cantù, "ma non è stata ancora ben disciplinata a termini di regolamento. Anche perché, per le dimensioni del campo e per le peculiarità del gioco, a differenza che in altri sport l'allenatore di basket non ha praticamente alcun vantaggio dall'avere un assistente che osservi la partita dall'alto: riesce a tenere tutto sotto controllo da bordo parquet". Un vantaggio - ovviamente illecito - potrebbe però nascere dal fatto di piazzare un assistente dietro alla panchina avversaria (in diversi palazzetti il pubblico è praticamente alle spalle) per spiare ad esempio i time-out avversari e comunicare via smartphone alla panchina lo schema che stanno per eseguire in un'azione-chiave del match, di quelle che decidono l'incontro a una manciata di secondi dalla sirena. "La possibilità esiste", ammette Avantaggiato, "e il garante di un utilizzo solo sportivo dei dispositivi sta al momento nell'etica dei coach. Certo è però che il continuo diffondersi della tecnologia anche nella pallacanestro porterà a dover disciplinare il tutto in modo più dettagliato". 

 


Le aperture del "tradizionalista" rugby
Anche il rugby, considerato lo sport tradizionalista per eccellenza, ha da tempo sdoganato le comunicazioni tra panchina e tribuna. Accade in tutti i match internazionali (Sei Nazioni, test match e competizioni ufficiali): gli head coach siedono in tribuna insieme alla squadra di allenatori, spesso una per reparto o per situazione di gioco, e comunicano con gli assistenti a bordo campo attraverso radioline. Nel rugby ha poi grande importanza il ruolo del capitano in campo (molte decisioni tecniche sono sue), mentre altre figure - come quelle dell'addetto portatore di acqua - sono in realtà figure di collegamento autorizzate a impartire ordini e trasmettere informazioni dal coach e dagli assistenti. Tutto alla luce del sole e utilizzando la tecnologia.

La tecnologia di Formula 1 e football americano
Impossibile scindere la Formula Uno dall'elemento di comunicazione tra box e pilota: i dialoghi con i team via radio sono costanti e spesso vengono anche trasmessi in diretta televisiva. Ai box arrivano quantità di dati di telemetria direttamente dalle monoposto che sono oggetto di discussione tra i tecnici e di comunicazione con i piloti, così da metterli in condizione di correggere assetti e stili di guida. Con la piena liberalizzazione delle comunicazioni che è un must anche nello sport professionistico Usa: l'esempio maggiore è quello del football americano, con il quarter back in campo collegato direttamente via auricolare con il proprio coordinatore degli schemi offensivi che è da tempo una delle icone più rappresentative del tema in oggetto. Le franchigie mandano poi in tribuna molti tecnici con il compito di osservare il gioco dall'alto e dare consigli all'head coach utilizzando frequenze criptate per evitare operazioni di "spionaggio" da parte degli staff avversari.

Il ciclismo e la guerra degli auricolari
Per chiudere la rassegna, ecco il ciclismo. Gli auricolari in gruppo sono ormai la norma, anche se il dibattito è aperto e, ad esempio, la Federazione internazionale li vieta nel corso del Campionato del Mondo. E' però un'eccezione e molti corridori di primo piano li usano in maniera sistematica in tutte le altre occasioni. Vincenzo Nibali, nell'ultimo vittorioso Tour de France, si avvaleva della collaborazione di un uomo dello staff mandato in avanscoperta con circa un quarto d'ora di vantaggio sul gruppo con il compito di monitorare in tempo reale le condizioni meteo e della strada, oltre a fornire ogni altra possibile informazione utile all'ammiraglia e quindi alla squadra. Non solo una questione tattica, dunque, ma anche di sicurezza. Nel futuro per il ciclismo è poi prevista un'ulteriore svolta sul modello della Formula Uno, con le comunicazioni che potrebbero anche finire in diretta Tv insieme alle immagini di telecamere esclusive e dedicate, montate sulle bici o sul casco dei corridori. E' il business, bellezza. Solo il calcio continua a vietarlo.

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