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Lo striscione di Napoli, una multa inutile e il silenzio di troppi

La scritta esposta al San Paolo costa meno di 20.000 euro al club. Punizione esemplare... di come non si vogliano cambiare le cose

Se la capacità di reazione di un sistema verso i comportamenti deviati al suo interno si misura dalla volontà di sanzionarli, la vicenda dello striscione che giura vendetta eterna per la morte di Ciro Esposito conferma quanto già si sospettava. Il calcio italiano non ha gli anticorpi per affrontare seriamente la lotta alla violenza da stadio e la vera opera di cultura andrà fatta, prima ancora che verso i giovani e nelle scuole, nei confronti di chi governa il sistema stesso. Quella scritta, fatta entrare in uno stadio dove il livello d'allerta era massimo e le misure di sicurezza eccezionali, è stato multato dal Giudice sportivo della Lega serie A con una sanzione da 20.000 euro comprensiva anche dei laser sparati per tutto il primo tempo verso Garcia e i giocatori romanisti.

Poco, troppo poco se si considera la portata a livello d'immagine e simbolica di quel lungo pezzo di stoffa, entrato chissà come al San Paolo e molto probabilmente lì confezionato al momento. Strategia nota al mondo ultras e che anche le forze dell'ordine dovrebbero conoscere, ma che non ha evitato la provocazione in mondovisione. A meno che Tosel e il calcio italiano (non gli ispettori della Figc che hanno minuziosamente annotato il tutto a referto) non siano d'accordo con il ministro dell'Interno Alfano e la sua improvvida defizione della giornata di Napoli-Roma: "Un bel pomeriggio di sport e di calcio". Cosa ci sia stato di divertente nell'assistere a una trasferta blindata di una squadra e a misure di sicurezza a tratti paradossali, è un mistero. Meno difficile comprendere che, se questa è l'immagine che il calcio italiano esporta nel mondo, la strada per risalire sarà ben più lunga di quanto già non appaia.

Napoli-Roma e il "bel pomeriggio di sport" che solo Alfano ha vissuto


In ogni caso il problema è generale e non si può non prendere atto di come il nostro sistema continui a considerare gli ultras e le loro frange estreme come una questione da affrontare a colpi di leggi speciali. Da agosto esistono nuove norme che consentono (consentirebbero) alle forze dell'ordine di indentificare e punire i responsabili di quella scritta. Ad oggi non c'è notizia di Daspo o altro. Quanto alla giustizia sportiva, basta notare che nella stessa giornata medesimo trattamento sanzionatorio è stato riservato alla Juventus per un coro di 8 secondi contenente elementi di discriminazione territoriale. E che quella cifrà è il tariffario pagato ogni 15 giorni da Rudi Garcia per potersi permettere l'uso di una ricetrasmittente proibita in panchina. Tutto normale, insomma. Nessuno scandalo.

Il sabato del San Paolo è stato un bel pomeriggio di sport, applausi e avanti così. Fino al prossimo incidente da sbattere in prima pagina dove, a onor del vero, non ha trovato posto quanto accaduto durante Napoli-Roma; anzi, il più importante quotidiano sportivo italiano ha ritenuto di non dare conto nemmeno della multa, preferendo informare i suoi lettori sulle ultime del divorzio di Kakà e signora o cose simili. Discorso estendibile, ovviamente, anche al corollario di cori, insulti e striscioni altrettanto deliranti che hanno fatto da tappeto alla lunga vigilia del match della paura. Anche quelli passati sotto silenzio o quasi. La tolleranza zero è morta in estate, quando Tavecchio ha firmato la sua cambiale ai club. Meglio una multa e avanti con il giocattolo.

L'esempio del derby di Manchester
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