Calcio

Inter fuori dalla Champions e l'inutile processo a Spalletti

Il tecnico ritenuto colpevole da chi dimentica da dove è partito. E che per crescere serve tempo...

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Giovanni Capuano

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L'Inter scesa in campo contro il Psv nella serata decisiva del girone eliminatorio contava, mettendo insieme tutti i giocatori della rosa, 180 presenze in Champions League con i soli Miranda, Asamoah e Nainggolan oltre le 20. Il solo Messi è a quota 129.

Esperienza e statura internazionale non si inventano in tre mesi e nemmeno in una sessione di mercato. Eppure Spalletti è finito sotto processo dopo l'eliminazione proprio partendo dall'approccio disastroso alla notte di San Siro in cui contava solo vincere per strappare il pass per gli ottavi.

Basterebbe questo dato per mettere a tacere i pubblici accusatori del tecnico interista. Smemorati che fingono di dimenticare come l'Inter fosse rientrata in Champions dalla porta di servizio della quarta fascia, inserita in un girone con due squadre più forti ed esperte che alla fine sono passate oltre.

La delusione per come è maturata l'eliminazione è comprensibile, l'autolesionismo no. Ad agosto tutti avrebbero firmato per arrivare a giocarsi la qualificazione all'ultimo tiro, oggi è diventata una colpa per chi pensa come se tra l'anno del Triplete e oggi l'Inter fosse stata una big europea e non una società è una squadra di contorno spesso assente.

Anche la Juventus è passata da cadute e delusioni prima di arrivare due volte all'anno finale di Champions. È passata da Istanbul per approdare a Berlino e Cardiff, ma per i critici questo percorso l'Inter non deve farlo, chissà in nome di quale merito. Si cade per crescere, si sbaglia per migliorare. Deve valere anche per Spalletti.

 

A lui si imputa la gestione troppo rinunciataria a Londra, quella caotica contro il Psv e, allargando il discorso, una stagione in cui anche in campionato mancano 10 punti rispetto a un anno fa.

Tutto vero. Però Spalletti sta facendo i conti anche con i problemi fisici e di condizione di due uomini fondamentali come Nainggolan e Perisic, oltre che con i limiti imposti dal processo di crescita che passa, ad esempio, anche con una rosa ridotta all'osso in Europa causa sanzioni Uefa.

Come sarebbe cambiata la storia potendo fare qualche cambio a centrocampo a Londra o col Psv? Non esiste risposta, ma quando si valuta il lavoro di Spalletti bisognerebbe tenere in conto tutto, non solo i suoi errori.

Ad oggi l'Inter è terza in classifica e ha giocato un girone più che dignitoso in Champions. Può essere tanto o poco a seconda della visione di chi guarda, di sicuro è un risultato parziale non molto lontano dai programmi estivi.

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