La Spagna teme il crac e si affida all'odiato Mou

Real, Barcellona, Valencia e Malaga quasi fuori: la Liga rischia di guardare il resto della Champions in tv. Primi segnali di declino nella crisi

Jose Mourinho nel Clasico contro il Barcellona – Credits: Getty Images Sport

Giovanni Capuano

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La parola crisi è certamente eccessiva per un campionato che meno di un anno fa portava due squadre (Barcellona e Real Madrid) in semifinale di Champions League e monopolizzava l'Europa League con una finale tutta casalinga e tre semifinaliste su quattro. Crisi no, però il calcio spagnolo si aggrappa all'odiato Mourinho prima ancora che al Barcellona per non sparire dall'Europa che conta prima ancora che sia primavera.

Cosa succede alla Liga? A guardare i numeri nulla considerato che nel ranking Uefa il primo posto è blindato (+5,8 punti sull'Inghilterra) e dall'inizio della stagione nessuno ha fatto bene come la Spagna. Però le prossime due settimane sono da paura perché l'andata degli ottavi di finale della Champions ha spinto con un piede fuori le quattro qualificate dai gironi (unica nazione a fare l'en plein) e si tratterebbe di un risultato clamoroso.

Nessuna ha chiuso i primi 90 minuti virtualmente qualificata. Il Valencia ha un piede fuori essendo stato sconfitto al Mestalla dal Psg (1-2), il Malaga dovrà rimontare il Porto (1-0 in Portogallo), il Barcellona cerca contro il Milan l'impresa mai riuscita nemmeno nell'era dei 'meravigliosi' e il Real Madrid deve vincere a Manchester dopo l'1-1 del Bernabeu.

Rischiano tutte, insomma, e forse proprio l'odiato Mourinho è quello che può tenere in vita il sogno di grandezza calcistica di una nazione in cui la crisi economica sta toccando duramente anche il paradiso calcistico. Non è un caso che nell'ultimo mercato di gennaio anche le due grandissime siano rimaste ferme e in quello estivo si siano limitate ai ritocchi. Costosi ma pur sempre ritocchi. E dietro loro c'è il nulla anche a causa di una spartizione dei diritti tv che mette in tasca a Barcellona e Real Madrid più della metà delle risorse complessive.

Tutti sul carro di Mou, dunque. Anche in Europa League le cose quest'anno non sono andate benissimo. Fuori subito l'Athletic Bilbao e nei sedicesimi di finale l'Atletico Madrid che a maggio si erano giocate la finale. Resta il Levante dei miracoli, ma il Rubin Kazan che ha già spedito fuori Falcao e compagni sarà un osso durissimo.

In gioco non c'è la supremazia continentale, garantita da una lunga serie di stagioni ad altissimo livello, ma la possibilità di un declino che sembra inevitabile. Come successo da noi, il calcio spagnolo ha vissuto a lungo al di sopra delle proprie possibilità. Barcellona e Real Madrid restano modelli difficilmente eguagliabili e i loro conti rimangono da record. Occupano le prime due posizioni nella classifica europea per fatturati e insieme sfiorano il miliardo di euro (995,6 milioni). Il dibattito, però, è aperto in Spagna e molti ormai ritengono inevitabile una loro 'dieta' per consentire agli altri di sopravvivere. Restare fuori da tutto sarebbe uno choc. Pur di evitarlo va bene anche Mourinho. E che il suo Real sopravviva in attesa della remuntada del Barcellona.

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