Calcio

Per la Spagna il decennio di trionfi è finito…

Indebitamenti spaventosi, tagli e la piaga del doping. Il decennio spagnolo ricco di vittorie ha nascosto tutto il marcio che c’era sotto

Alcuni tifosi spagnoli esultano dopo il trionfo della Spagna all'Europeo 2012 (Credits: Oli Scarff/Getty Images)

Ah, i bei tempi andati! Forse in Spagna ci si comincia a domandare quanto la “edad de oro” possa ancora durare, sempre che non sia già finita. Da che è iniziata nel 2000 il dominio spagnolo nello sport è stato pressoché trasversale, e sul gradino più alto quasi sempre gli spagnoli: Alonso e Lorenzo, Contador e Nadal, Pau Gasol, Real Madrid e Barcellona, la Nazionale di Del Bosque e compagnia connazionale. Un’epoca caratterizzata da successi e trionfi sempre a tinte giallorosse.

Ma l’età dorata potrebbe d’un tratto rivelarsi di bronzo, stando ai retroscena e agli elementi di contorno troppo a lungo sottovalutati. I nodi, è il caso di dirlo, sono venuti al pettine.

A partire dall’indebitamento generale del sistema spagnolo, che non risparmia nessun settore o disciplina sportiva, bisognerà fare i conti con una gestione economico finanziaria scellerata. Dati alla mano, il solo sistema calcistico è indebitato per circa 5 miliardi di euro verso istituti di credito e Stato. È un rapporto, quello tra società calcistiche e banche spagnole, che prosegue da tempo immemore. E addirittura Real Madrid e Barcellona portano avanti le loro faraoniche campagne acquisti grazie a prestiti su prestiti che Bankia – la principale banca spagnola nata dalla fusione di 7 istituti, tra i quali figurano Caja Madrid e Bancaja -  ha reiteratamente concesso loro.

Basti citare alcuni esempi di questa rincorsa sciagurata al credito sempre prontamente concesso: il Real Madrid bussò nel 2009 alla porta di Caja Madrid e ottenne prestiti a tassi agevolati che consentirono le spese milionarie per Kakà, Ronaldo, Benzema, Mourinho… così il Valencia nello stesso anno, che scongiurò il fallimento grazie al sostegno di Bancaja senza però risolvere mai il debito da 400 milioni che ancora si porta sul groppone. E in piena crisi, sempre Bankia ha concesso prestiti al Barcellona per finanziare la campagna acquisti 2012. E il tutto nonostante il buco spaventoso della stessa stimato in 19 miliardi che ha messo in allarme l’Unione europea…

Fosse solo questo il problema spagnolo. Sul fronte doping non se la passano meglio. Ora si attende entro qualche settimana la sentenza penale sul caso dell’Operacion Puerto che ha coinvolto Eufemiano Fuentes e quattro altri medici, in questo caso imputati per attentato alla salute pubblica. Coni, Wada e Uci intanto si fregano le mani in attesa di avviare l’indagine sul piano sportivo per andare in fondo a questa storia. Il “dottor doping”, così è chiamato Fuentes, è stato più volte in carcere proprio con l’accusa di essere coinvolto fino al collo nella distribuzione di sostanze dopanti; l’ex ginecologo ammise in passato come tra i suoi principali clienti non figurassero solo ciclisti e tennisti, ma anche calciatori. “Se parlo io, la Spagna non avrebbe né Europeo né Mondiale”, fu la confidenza shock fatta ad alcuni compagni di cella. E dopo l’ultima difesa tenuta in aula proprio il 2 aprile, Fuentes attende solo il verdetto finale del giudice.

E tornando con le mani nel portafoglio giallorosso, troviamo tagli netti rispetto al passato. As e il Pais hanno rivelato dati che non lasciano spazio a fantasie: tagli, tagli e ancora tagli. Su 63 enti federativi spagnoli, 25 si trovano in una situazione disastrosa, definita di “fallimento tecnico”, mentre l’ente del ciclismo e canottaggio sono già con un piede nel fango della “amministrazione controllata”: ora sì che il Consejo Superior de Deportes farà i conti in tasca alle Federazioni.

Ma oltre ai prestiti dissennati, un’altra piaga del sistema è la mala administracion dei fondi percepiti dagli enti, troppo spesso sperperati in cene, viaggi e stipendi da capogiro. Evidentemente non è solo un problema italiano.

Il Pais ha rivelato che le Federazioni dei diversi sport percepiranno, per il 2013, il 35% in meno rispetto all’anno passato e dovranno campare con 34,9 milioni rispetto ai 52 percepiti l’anno scorso. Qualcuno farà più fatica di altri però; l’atletica, ad esempio, si è vista praticamente dimezzare i fondi a disposizione, con un crollo delle borse di studio destinate agli olimpionici da 25 mila a 12 mila euro. La situazione è ancora più grave di quanto si pensi: tornei cancellati, rimborsi tagliati e atleti costretti ad autofinanziarsi per sopravvivere (così avviene nel judo, hockey a rotelle, badminton…), licenziamenti a pioggia nelle diverse Federazioni. Vivere e sopravvivere in questo modo diventa quindi un’impresa che obbliga gli atleti ad aderire alla “fuga di cervelli” già in corso.

Guardando in casa nostra allora, dove la cinghia è già stata tirata al massimo, non sembra che ce la passiamo così male. Nel calcio, ad esempio, società fino all’anno scorso perennemente in rosso - come il Milan - hanno centrato il pareggio di bilancio grazie a una gestione più parsimoniosa e alla politica di contenimento dei costi imposta dalla crisi. E senza i prestiti che vi abbiamo raccontato. Il Napoli ha bilanci più sani d’un pesce e la Juve beneficerà sempre più degli introiti da stadio. Idem sul fronte doping, dove ancora sembriamo candidi come la neve di fronte al lerciume spagnolo.

È proprio vero allora, non è tutto oro quel che luccica.

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