Sky pro-Albertini e la guerra contro Lotito

L'emittente ha preso posizione scaricando Tavecchio: nel mirino non solo il candidato alla Figc, ma il centro di potere in Lega

Tavecchio e Albertini nella sede di Sky Italia – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Il documento confidenziale pubblicato da Adnkronos e attribuito a fonti interne a Sky, nel quale si fa a pezzi la candidatura di Carlo Tavecchio definendo “segnale non incoraggiante” una sua eventuale elezione a capo della Figc e bollandolo come “corresponsabile dell’attuale crisi sistemica” dell’industria del pallone e non un buon esempio “per le giovani generazioni” anche “alla luce delle numerose condanne ricevute per diversi reati”, segna un punto di non ritorno. Casuale o volontaria che sia, la pubblicazione del documento nel giorno in cui il presidente del Coni, Malagò, è uscito allo scoperto scaricando Tavecchio ben oltre le proprie attuali prerogative e possibilità va letta con almeno due chiavi interpretative.

La prima è che pensare di mettere il vecchio dirigente alla guida del rinnovamento del calcio italiano che pur sempre fattura oltre 2 miliardi di euro, ne paga uno in tasse e da solo (come ricorda Sky) rappresenta l’1,6% del pil nazionale, viene considerato un clamoroso autogol sotto il profilo ‘industriale’. Banane a parte, la domanda che molti si fanno, dandosi anche una risposta, è quale azienda privata affiderebbe il proprio progetto di sviluppo a un manager con evidenti problemi quanto meno di comunicazione. La seconda chiave di lettura, invece, è più nascosta e interessante. Abbattere Tavecchio significa far cadere come in un domino anche il sistema di potere che comanda la Lega, governata dall’alleanza Galliani-Lotito e in grado in 18 mesi di pilotare la rielezione, per nulla scontata, di Beretta e di fare ora da argine a Tavecchio ben oltre il 51% dei consensi garantito dall’asse dilettanti-Lega Pro.

Non sfugge come l’affondo arrivi a poche settimane dalla guerra per i diritti tv in cui Sky ha apertamente accusato la Lega stessa di essere stata quanto meno non imparziale nella sfida tra colossi con Mediaset. Un confronto nel quale in gioco non c’erano le dirette delle partite dal 2015 ma, giova ricordarlo, la sopravvivenza della stessa emittente già duramente provata dalla perdita dei diritti della Champions League. Non è difficile imamginare, dunque, come i dirigenti di Sky mettendo nero su bianco le proprie riflessioni riguardo Tavecchio abbiano di fatto lanciato un’Opa anche sulla Confindustria del calcio, ormai arroccata sulla sua trincea e commissariata da chiunque si stia occupando del caso. Ha iniziato la Fifa, poi è toccato alla Uefa e al presidente del Coni. Quello di Sky, però, rischia di diventare il colpo di grazia.

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