Seedorf e la rimonta inutile: via anche con l'Europa League?

Il tecnico olandese a rischio se non arriva quinto (andando in Europa senza preliminari). Storia di un rapporto che si è logorato in tre mesi malgrado le vittorie...

Clarence Seedorf – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Tira una brutta aria intorno a Clarence Seedorf e gli spifferi sulla gestione di spogliatoio e scelte di formazione sono solo una spia del momento difficile del tecnico olandese, arrivato a Milanello il 16 gennaio scorso e ora sulla graticola nonostante i risultati. Situazione strana per un ambiente che sta ricominciando a vedere la luce dopo una stagione orribile. La quarta vittoria consecutiva ottenuta contro il Catania non ha certamente soddisfatto per qualità di gioco, ma ha avuto il merito di riaprire la corsa all'Europa per una squadra che un mese fa sembrava irrimediabilmente tagliata fuori da tutto.

A dispetto delle continue rassicurazioni e dei sorrisi sparsi a piene mani, Seedorf potrebbe non essere l'allenatore del Milan nella prossima stagione. Lo scrivono con insistenza tutti i giornali sportivi ed è uno spiffero che si sta trasformando in vento di tramontana. L'asticella della conferma sarebbe stata posta ad altezza qualificazione europea con il 5° posto in campionato, così da dover disputare solo il playoff di agosto e non il preliminare di luglio con conseguente rinuncia alla tournèe negli Usa da 3,5 milioni di euro e gestione complicata dell'estate post-Mondiale.

Obiettivo non semplice da raggiungere. Il Milan è oggi 8° in classifica a quota 48 punti, lontano 5 lunghezze dalla posizione che servirebbe (occupata dall'Inter) e solo 3 dal 6° posto del Parma che garantirebbe comunque l'Europa League, seppure col percorso lungo e accidentato. Impossibile? No, considerando che c'è il derby da giocare (e vincere con due gol di scarto altrimenti bisogna finire davanti all'Inter). Però difficile, anche perché in mezzo ci sono anche le ambizioni di Torino, Lazio e Verona.

Quello che stupisce, però, è che improvvisamente una stagione di transizione che doveva permettere a Seedorf di costruire il futuro senza particolari pressioni si sia trasformata in una corsa affannata verso un obiettivo che sino all'eliminazione con l'Atletico Madrid non veniva nemmeno preso in considerazione. Quali erano i patti a gennaio, quando Seedorf è stato catapultato dal Botafogo alla panchina del Milan? Giova ricordare qual era la situazione allora, con la squadra all'11° posto (22 punti contro i 24 che Seedorf ha fatto in 14 giornate) lontana 10 punti dalla zona Europa League. Da allora Clarence ha recuperato su tutti, tranne Juventus e Roma: un punto a Napoli e Parma, 2 alla Lazio, 4 al Torino, 5 a Fiorentina e Inter, 12 al Verona.

In mezzo ci sono state anche le incompresioni con Galliani e Barbara Berlusconi, il commissarriamento e qualche gaffe di troppo dal punto di vista della comunicazione, oltre ad equivoci tattici e a un cammino che piano piano ha portato l'olandese, accompagnato dalla società, a ridisegnare la squadra. Ecco, forse nel giudizio su Seedorf rischiano di contare più quelli del risultato finale. Oggi il matrimonio con ambiente e spogliatoio non è ancora stato consumato completamente. A Clarence restano 540 minuti per cambiare il finale di questa storia.

 
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