Lo strappo di Seedorf: "Milan, resto qui" - VIDEO

L'olandese si sfoga in un'intervista (non concordata) che manda in tilt la società: "Galliani? Non voglio il suo posto, ma solo fare l'allenatore". E si parla di esonero... - Balotelli contro tutti: "Non capite..."

Giovanni Capuano

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Una domenica vissuta pericolosamente, sempre solo e con nessuna parola di conforto e chiarezza da parte della società (che ancora ieri non ha chiarito cosa ne sarà del futuro del suo allenatore) e chiusa con una scelta che per qualche ora ha mandato in tilt il mondo Milan, autorizzando qualsisi voce compresa quella di un esonero lampo, prima del derby, per affidare la panchina adesso a Tassotti e nella prossima stagione a Inzaghi. Clarence Seedorf ha scelto la strada più complicata per provare ad affermare la sua verità. Scottato dalla sconfitta di Roma e dalle critiche piovutegli addosso da dentro e fuori, l'olandese ha deciso di sfogarsi per provare a chiarire la sua posizione e per lanciare alcuni messaggi alla società (per vedere l'intervista a Sky CLICCA QUI ).

Il primo e più importante legato alla sua volontà di rimanere a Milanello per portare avanti il progetto per cui è stato chiamato lo scorso 16 gennaio: costruire un Milan nuovo e proiettato sul futuro: "Perché non prendono posizione e mi confermano? Usano un'altra strategia, ma ho un contratto e non ho bisogno di conferme continue - attacca -. Sarebbe una grande offesa all'intelligenza della società immaginare che ci abbiano ripensato dopo tre mesi".

INTERVISTA NON CONCORDATA - In realtà in quei minuti, mentre Seedorf parla con Sky e la Gazzetta dello Sport, fuori dalla stanza del centro di Milano scelta per l'incontro si sta scatenando il putiferio. L'intervista non è stata concordata con il club che è stato solo informato della volontà di incontrare i giornalisti. La società non ha gradito e nemmeno chi è rimasto fuori e ha scoperto a giochi fatti, mentre intorno alle 18,20 il colloquio veniva trasmesso, che Seedorf aveva scelto un canale suo per fare il punto sulla sua situazione. Da un paio di ore in rete rimbalzavano (non controllate ma nemmeno smentite) ipotesi di uno strappo immediato: Clarence licenziato in tronco e panchina affidata a Tassotti per il derby di domenica 4 maggio e poi a Inzaghi nella prossima stagione.

IL SILENZIO DEL MILAN- Alla fine non è successo nulla e non poteva essere diversamente, perché Seedorf - che lo ha ricordato in almeno un paio di passi dell'intervista) è blindato da un contratto pesantissimo fino al giugno 2016 che al lordo costa circa 7 milioni di euro complessivi. Mandarlo via rischia di essere impresa complicata per un club in passivo (-15 milioni nel 2013 e a rischio per il 2014 senza Champions) e in ogni caso forse non servirebbe a nulla nell'immediato. Va registrato, però, l'ennesimo silenzio ufficiale da parte di Galliani e Silvio Berlusconi, mentre Barbara Berlusconi è ferma alla comunicazione di sabato all'Ansa: "Seedorf? Scelte che non mi competono".

"NON VOGLIO IL POSTO DI GALLIANI" - In realtà l'intervista a Sky ha aperto lo squarcio anche su un altro motivo di tensione che agita le giornate in casa-Milan. Seedorf ha precisato di non volere "il posto di Galliani" né "diventare presidente, direttore generale o amministratore delegato", ma solo di "allenare il Milan". Una risposta diretta ai tanti spifferi di queste settimane che lo hanno messo in contrapposizione con Adriano il quale, però, non deve essere poi così presente nella vita di spogliatoio se, come dice Seedorf "ha avuto molto da fare e non è venuto tutte le volte che avrebbe voluto". Niente tutor, insomma, ma par di capire tra le righe nemmeno quell'appoggio che Clarence avrebbe gradito. O almeno questa è la sua versione.

BALOTELLI PERDONATO - A chiudere la domenica di fibrillazioni, il caso-Balotelli. Lo sfogo in campo contro compagni e allenatore, seguito dalla lite in diretta tv con gli opinionisti di Sky, non gli è costato nulla. Ieri giornata di relax per Supermario e telefonino spento per il suo manager Raiola. Cessione? Al momento non è in agenda, ma si vedrà anche perché incombono le questioni di bilancio e qualche sacrificio andrà fatto.

 
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