Calcio

La Roma, Salah, il caso Regeni e l'esempio del Psg

Lo striscione "Verità per Giulio" è dato in forse all'Olimpico per la presenza del calciatore egiziano. Mentre in Francia...

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Giovanni Capuano

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Walter Sabatini, direttore sportivo della Roma, ha già categoricamente smentito tutto: nessun caso Salah (egiziano di nascita e personaggio notissimo nel suo Paese) e nessun imbarazzo per il club legato alla scelta della Lega Serie A di testimoniare l'indignazione anche del mondo del calcio per la vicenda dell'uccisione di Giulio Regeni, mostrando in campo prima delle partite della 35° giornata lo striscione "Verità per Giulio", fatto reggere dai ragazzini che di solito accompagnano in campo le squadre. 

Presa di posizione obbligata dopo gli articoli e le indiscrezioni secondo le quali la Roma - proprio per la presenza di Salah nelle sue fila - avrebbe chiesto ai vertici della Lega di essere esentata dallo sfilare in campo con il suddetto striscione. Questioni di sensibilità politica personale (di Salah) ma anche di opportunità commerciali, dal momento che il club giallorosso ha aperta una trattativa con il Ministero del turismo egiziano per una partnership legata proprio alla presenza del calciatore nella rosa.

La posizione (semi) ufficiale del club
Alla fine il ds Sabatini ha preso parola per puntualizzare quella che sembra la posizione della società: "La Roma è totalmente allineata con tutte le iniziative che si vogliono prendere, perché condividiamo il sentimento generale sul caso Regeni. C'è in corso una sorta di strumentalizzazione sul conto di un ragazzo, Salah, che non ha espresso alcun comportamento sbagliato", ha detto il dirigente.

Dunque ufficialmente non esiste alcun problema, anche se il mistero è che a sollevare il caso sono state voci provenienti proprio dall'Egitto: ad esempio, il vice-presidente della Federazione, Abo Rida, ha rivelato nei giorni scorsi di aver discusso della cosa personalmente con il giocatore e di aver ricevuto assicurazioni sul fatto che la Roma avesse chiesto di "non partecipare alla campagna per non metterlo in imbarazzo".

Un bel pasticcio di cui si vedrà la fine solo nel prossimo fine settimana, quando sui campi della serie A dovrebbe andare appunto in scena l'iniziativa che sollecita la verità per l'omicidio Giulio Regeni, schierando anche i campioni del nostro pallone in una vicenda che si è trasformata in scontro politico tra Roma e Il Cairo. Solo allora sarà tutto chiaro e le indiscrezioni di oggi saranno del tutto sconfessate o, all'opposto, confermate.

Il precedente del Psg
Comunque vada a finire, non si tratta comunque del primo caso del genere nel mondo del pallone. Anche perché da quando il calcio si è globalizzato, le occasioni di imbarazzo non mancano tra reali convinzioni politico-religiose e più pragmatiche ragioni di marketing. Tra i precedenti, in particolare, ce n'è uno che può essere in qualche modo paragonato a quello che vede coinvolto Salah e la Roma, anche alla luce del confronto tra occidente e mondo arabo...

Lo scorso novembre, pochi giorni dopo le stragi di Parigi, il Psg di proprietà degli emiri del Qatar scelse di aderire all'iniziativa della Ligue 1 di far comparire la scritta "Je suis Paris" sulle maglie di tutte le squadre per esprimere vicinanza e solidarietà alla capitale francese e alle famiglie delle vittime del Bataclan e degli altri attentati. La scritta comparve prima sotto lo stemma del club in Campionato, poi per il match di Champions League contro il Malmoe prese addirittura il posto del nome dello sponsor, come mostra la foto qui sotto per un'identificazione totale con la comunità di Parigi e con il sentimento francese ed europeo.

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Anche se il Qatar è tra i Paesi più vicini alle posizioni islamiche radicali, la famiglia dell'emiro Al Thani - che ha rilevato il Paris Saint-Germain nel 2011 per farne uno dei club più forti del mondo - non esitò quindi a commemorare le vittime degli attentati per un'implicita condanna del terrorismo e della violenza. Augurandoci che la scelta non sia stata fatta per mero opportunismo politico, il mondo del calcio italiano confida allora in un'eguale assunzione di responsabilità da parte della Roma. E magari dello stesso Salah.

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