La vergogna di Roma-Napoli

Il big match anticipato a venerdì 18 per motivi di ordine pubblico. L'ennesima sconfitta del "prodotto" calcio

Un'immagine dell'ultima sfida all'OIlimpico tra Roma e Napoli, lo scorso 19 maggio (credits: Andreas Solaro/Getty Images)

Andrea Soglio

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Premessa. Se il Prefetto di Roma, Pecoraro, ha stabilito che il big match Roma-Napoli (originariamente in programma per sabato 19, ore 18) non si può giocare in quella data ed a quell'ora per la concomitante manifestazione nella capitale dei No Tav, avrà avuto i suoi buoni motivi (di ordine pubblico, sia chiaro) e nessuno lo discute.

Terminata la premessa il risultato è che ancora una volta il mondo del calcio se ne esce con le ossa rotte e la figura dei principianti. E parliamo di calcio più che come sport come prodotto commerciale, insomma, del semplicissimo marketing.

Altrove (Germania, Inghilterra, Spagna, Stati Uniti) le partite di "cartello" vengono vendute e trattate come tali. 

Roma-Napoli significa oggi (Juventus esclusa) il meglio di quanto il calcio italiano sappia offrire. E non solo perché si tratta del "derby del sud" ma anche perché come non accadeva da anni può essere una partita che vale una stagione e che mette difronte la capolista e la seconda del campionato. Una gara così merita la massima visibilità possibile, il posticipo al sabato (domenica no, per gli impegni di Champions dei partenopei), invece noi la posizioniamo prima nell'orario più infelice, quello del sabato alle 18 (chiedere pure a Sky e Mediaset cosa ne pensano), poi addirittura la anticipiamo nel giorno peggiore (il venerdì sera).

Inutile dire che è impossibile stabilire di chi sia la colpa; lasciamo ai diretti interessati il gioco dello scaricabarile.

Di sicuro si tratta di un grosso errore di marketing, che tanto inseguiamo, di cui tanto ci riempiamo la bocca, ma che, a quanto pare, non conosciamo.

Il resto dell'Europa ci guarda, se la ride, ringrazia e si allontana

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