Calcio

Roma-Lazio, derby senza curve: ultras uniti nell'ultima sfida

L'8 novembre niente tifoserie organizzate all'Olimpico. Pallotta: "Frustrante. Potrei andarmi a sedere io nella Sud"

FBL-ITA-SERIE A-AS ROMA-SS LAZIO

Giovanni Capuano

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Niente coreografie, cori e tifo. Niente insulti, striscioni e - si spera - nemmeno quel contorno di incidenti che da troppi anni contraddistingue il derby di Roma e che ha convinto il Prefetto della Capitale, Franco Gabrielli, prima a vietare la disputa della partita in orario serale e adesso ad alzare il livello dell'attenzione. La sfida tra le due romane del prossimo 8 novembre stabilirà, però, un altro record: sarà giocata senza i tifosi più accesi delle due squadre. Fuori per protesta. Contro le misure del Prefetto.

Uno sciopero del tifo che ha già avuto come antipasto le defezioni nelle prime giornate di campionato e coppe europee, ma che avrà nel derby il momento di massima risonanza mediatica. E' la sfida finale lanciata dal mondo ultrà romano contro le istituzioni. Nel mirino la decisione di frammentare in settori le curve dell'Olimpico, divenute zona franca e priva di controllo da parte delle forze dell'ordine: barriere amovibili e impossibilità di mischiarsi. L'inizio della riconquista del territorio da parte dello Stato.

I duri della Nord e la solidarietà della Sud

I primi a dichiarare lo sciopero nel giorno del derby dell'8 novembre sono stati i duri della Nord laziale. Annuncio dato in anticipo e con grande diffusione sulle radio locali perchè il messaggio passasse forte e chiaro. I romanisti, che si sono già astenuti in occasione delle gare interne della squadra di Garcia, non mancheranno di mostrare la propria solidarietà perché la sfida riguarda tutti e non solo una determinata tifoseria.

L'accusa mossa al Prefetto Gabrielli è di voler militarizzare lo stadio togliendo la passione e l'aspetto sano del folklore delle curve. Misure rese necessarie, ribadisce il Viminale, dall'incapacità di quelle frange di accettare qualunque forma di controllo ed 'educazione'. Gli episodi degli ultimi mesi non hanno fatto altro che accelerare un processo facendo dell'Olimpico una sorta di laboratorio. Che il Viminale consideri la frammentazione delle curve una delle ricette per combattere la violenza negli stadi.

Pallotta: "Cerchiamo soluzione, ma sciopero è frustrante"

Sul tema è intervenuto da Boston anche James Pallotta, lontano dall'Olimpico da tempo anche in polemica con i tifosi della curva da lui definiti "fottuti idioti". Lo ha fatto in una chat via Facebook in cui è stato sommerso di richiesta di intervento presso Questura e Prefettura. Non si è tirato indietro: "Sappiamo che la Curva Sud è il cuore e l'anima della Roma e infatti nel nuovo stadio abbiamo previsto un settore da 14mila posti - ha spiegato -. Non siamo proprietari dell'Olimpico e non decidiamo per la sicurezza".

E poi l'affondo: "E' frustrante che i nostri tifosi pensino che non abbiamo un'opinione in merito e che non lavoriamo dietro le quinte per trovare una soluzione. Voglio sottolineare che lo facciamo e non penso sia il caso di discutere apertamente tutto. I tifosi sono importanti ed è frustrante che, mentre cerchiamo una soluzione, la squadra in campo sia penalizzata dalla mancanza di supporto dello stadio".

E la promessa (o minaccia): "Sarei deluso se i nostri fans non venissero al derby. C'è la possibilità che alla fine ci sia io seduto nella Curva Sud con una bandiera".

Un confronto (virtuale) anche duro. Come la risposta a un tifoso che si autodefinisce "uno dei fucking idiots": "E' bello finalmente conoscere uno dei meno di 10 fottuti idioti, come vi ho definito quando ho sentito che stavate danneggiando la stragrande maggioranza. Se vorrai sarò disposto ad ascoltarti se tu ascolterai me. Giuro sulla tomba di mio padre che abbiamo operato per aiutare. Ho avuto un sacco di questi messaggi. Cari saluti. Il fottuto Presidente".

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