Calcio

Salvate la Var: usata così non ha senso (e sbagliano anche i migliori)

Clamorosa la svista di Rocchi in Roma-Inter, ma è dall'inizio della stagione che le cose non vanno. Anche se i numeri dicono il contrario

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Giovanni Capuano

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Nemmeno il tempo di memorizzare le spiegazioni di Rizzoli circa l'utilizzo del Var in questo inizio di stagione, le statistiche positive e il numero di errori limitato a 7 e quindi sotto la soglia fisiologica, ed ecco che Roma-Inter torna a far esplodere la questione della tecnologia in campo e di un protocollo che sembra aver mandato in tilt gli arbitri italiani.

Questa volta ha sbagliato il migliore di tutti: Rocchi. Un errore grave, rotondo, inserito in una serata complessivamente negativa in cui il numero uno dei nostri fischietti si era perso per strada anche il tocco di gomito di Brozovic (salvato dal Var) e alla fine ha lasciato correre una robusta spallata di Manolas su Icardi al limite - forse oltre - del regolamento.

Come ha potuto non vedere lo sgambetto di D'Ambrosio su Zaniolo è facile da spiegare: aveva la visuale impallata da un giocatore. Normale, nessun problema. Nell'era pre-Var non ci sarebbe stato da discutere più di tanto. Ma perché non abbia chiesto di andare a rivedersi l'azione, sapendo di non averla potuta giudicare nella sua interessa, e perché il Var Fabbri non abbia sentito l'esigenza di richiamarlo allo schermo mentre milioni di telespettatori lo invocavano avendo ben chiaro cosa fosse accaduto, resta un mistero.

L'errore dell'Olimpico è doppio. E' tecnico, perché su Zaniolo c'era un fallo chiaro ed evidente sfuggito in campo e che non poteva esserlo anche nella sala Var, ed è anche concettuale. E' l'affossamento delle certezze sul fatto che il nuovo calcio preveda un secondo livello di giudizio in cui la verità viene ristabilita sempre, o quasi.

Non sappiamo se sia colpa dell'aggiunta di un aggettivo nel protocollo Ifab ("clear and obvious") e registriamo le rassicurazioni pubbliche e private di chi quel protocollo ha contribuito a scrivere. Collina sostiene - e va creduto - che non esiste nessuna stretta nell'utilizzo del Var e Rizzoli ha ribadito di volerlo vedere in funzione con regolarità.

Però non si può fare a meno di notare come si stia trasformando in un cacciatore di falli di mano, a volte episodi del tutto marginali rispetto al flusso di un'azione, mentre sui calci di rigore per contatto o tace oppure, quando interviene, lo fa senza che ci sia un'uniformità di giudizio e di impiego.

E' l'unica cosa che il Var non si può permettere. Deve funzionare allo stesso modo sempre. Per tutti. O si va a rivedere un'azione, oppure non si va. La soluzione non è la chiamata dalla panchina, ma che Rizzoli e gli arbitri italiani si diano una regolata e che questa volta spieghino cosa è mancato nella filiera decisionale tra Rocchi e Fabbri all'Olimpico. In pochi mesi è stato cancellato il rapporto fiduciario che si era instaurato tra pubblico, giocatori, allenatori e sistema Var. E' la colpa più grave ed è difficilmente emendabile se non si ammettono gli errori.

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