Calcio

La Champions League della Roma: affare da 200 milioni di euro per Pallotta

Ecco quanto ha ricavato in cinque anni la proprietà Usa del club. La semifinale con il Liverpool ne vale oltre 80 e arrivare alla finale di Kiev...

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Giovanni Capuano

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C'è un tesoro chiamato Champions League che la proprietà statunitense della Roma ha trovato. Un forziere pieno di denaro da riversare nella casse del club aiutandolo ad avvicinarsi all'equilibrio imposto dal fair play finanziario della Uefa: 200 milioni in quattro stagioni che la società ha ricevuto da Nyon grazie alle sue partecipazioni alla competizione più ricca del calcio europeo.

Comunque vada in questa meravigliosa cavalcata, puntellata dai confronti con Atletico Madrid, Chelsea e Barcellona, la Roma potrà chiudere con un successo economico e finanziario da record la sua stagione. Quanto vale l'attuale Champions League? Da un minimo di 81 a un massimo di 96,5 milioni di euro senza contare gli incassi dell'Olimpico per le notti di gala.

Cifre che portano intorno a 200 milioni di euro il totale dal giorno in cui Pallotta ha preso le redini romaniste. Non è passato un secolo, anzi. Ma le strategie societarie, spesso criticate, del vendi e reinvesti hanno dato i loro frutti anche dal punto di vista sportivo se è vero che la Roma si è presentata ai nastri di partenza della Champions League per tre anni su quattro mancando la qualificazione solo nella passata stagione causa ko nel preliminare contro il Porto. Solo la Juventus, in Italia, ha fatto meglio.

Le plusvalenze odiate (ma fruttuose)

Certo, il calcio spesso è di difficile programmazione e quello che può sembrare fatto male riesce oppure al contrario fallisce quando era stato compiuto ogni sforzo per avere successo. La mancata partenza del bomber Dzeko nel mercato di gennaio 2018, mentre il club aveva messo in preventivo la sua cessione, ha consentito di non depauperare il patrimonio tecnico nella seconda parte della stagione e di vivere le notti contro Barcellona e Liverpool.

Ma la programmazione a medio e lungo periodo dà sempre frutti e quella della Roma ha fatto bingo da tempo. In una piazza che non garantisce ancora ricavi strutturali da stadio e partner commerciali al livello delle big, i numeri fatti in Europa sono da primato.

Se questa Champions dovesse chiudersi nella semifinale con il Liverpool (manca da 34 anni) il conto dell'era Pallotta sarà di 191 milioni. Arrivando a Kiev può toccare i 206,5. Al netto del botteghino e delle ricadute commerciali che si sono già viste. Dopo anni è arrivata la firma con uno sponsor prestigioso per la prima maglia: Qatar Airways garantirà 40 milioni complessivi da adesso fino alla fine del 2020-2021.

Il gap (a favore) con le altre della Serie A

Il salto di qualità definitivo potrà avvenire solo con il nuovo stadio e non è un caso che Pallotta spinga per accelerare i tempi ed uscire dalle secche della burocrazia romana. Anche così sarà difficile colmare il gap rispetto alle multinazionali spagnole e inglesi e, in linea di massima, anche rispetto al modello Juventus che è quello di riferimento per l'Italia.

Però i soldi della Champions League sono un acceleratore potente. Basta fare due conti per comprenderne l'effetto a catena nella competizione interna. Da quando la Roma è riuscita a riaffacciarsi sul palcoscenico che conta (2014) solo tre squadre in Italia hanno frequentato la Champions: Juventus, Napoli e i giallorossi.

La Juventus ha fatto il pieno (quasi 380 milioni), la Roma va per i 200 e il Napoli è di poco oltre la soglia dei 100. Le altre sono ferme a zero. Obbligate a costruirsi il futuro senza il bonus europeo. La riforma che dal 2018 manderà quattro nostre rappresentanti ai gironi servirà ad accorciare le distanze, ma i numeri fin qui non mentono. La campagna d'Europa di Pallotta è stato un successo. Comunque vada a finire.

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