I 5 fattori chiave di questa Super-Roma

5 vittorie in 5 giornate: il record della Roma di Rudi Garcia, da sola in testa alla classifica, spiegato in altrettanti punti

La Roma festeggia al termine della gara con la Samp al Ferraris di Genova (Credits: Paolo Zeggio/Ansa)

Claudia Daconto

-

Sola in testa alla classifica, la Roma di Rudi Garcia inizia a fare paura. Soprattutto a Juventus e Napoli, fermata ieri in casa dal Sassuolo. Una squadra lucida, cinica, rigenerata. Capace di lavare l'onta della Coppa Italia persa contro la Lazio imponendosi sui biancocelesti nel derby di due giornate fa. In Curva Sud già gira il mantra scaramantico "puntiamo solo alla salvezza", ma se continua a esprimere un gioco come quello mostrato in questo avvio di campionato e a guadagnarsi, nello stesso tempo, 3 punti alla volta, chissà dove potrà arrivare "lo squadrone giallorosso".

Ecco i suoi 5 assi nella manica. Anzi, nello scarpino.

Il NUOVO ALLENATORE

E' arrivato a Roma senza che nessuno sapesse bene chi fosse e nemmeno come si dovesse pronunciare né il suo nome (“Rude” e non “Rudi”) né il cognome, con l'accento o senza sulla “a” (tutti ormai dicono Garcia, ma sarebbe Garcià).

L'unica notizia certa è che avesse vinto un campionato in Francia con il Lille (risultato paragonabile allo storico scudetto del Verona nell' '85).

Ma fin dalle sue prime battute, in un italiano peraltro ancora stentato, Rudi Garcia ha fatto capire di essere uno tosto, che non ha paura di niente, nemmeno di ordinare il silenzio durante le conferenze stampa e ai fotografi di non scattare foto con il flash per permettergli di guardare in faccia il giornalista che gli rivolge una domanda.

“Quando mi hanno chiesto di venire ad allenare la Roma - ha dichiarato - non c'ho pensato neanche un secondo”. Eppure la squadra era reduce da una delle sconfitte più pesanti della sua storia, quella nella finale di Coppa Italia contro gli odiati cugini laziali e i tifosi avevano addirittura celebrato un goffo funerale a Ponte Milvio. “Questo non sa cosa lo aspetta”, hanno pensato tutti. Garcia ne ebbe subito una prova durante le settimane di ritiro a Risicone di Brunico, quando società e giocatori vennero insistentemente presi di mira da decine di ultras imbestialiti.

Senza sbattere ciglio, si è messo a lavoro: ha saputo riportare stabilità e armonia in uno spogliatoio che sembrava distrutto da due stagioni fallimentari; ha fissato regole chiare; imposto un nuovo equilibrio tra i reparti, cautela in fase difensiva, cinismo in quella offensiva.

IL MERCATO

Quando si dice “non aver sbagliato un colpo”. La Roma ha venduto un centrale difensivo, Marquinos, con una plus valenza di 30 milioni, rimpiazzandolo con Benatia, un giocatore che nella scorsa stagione ha ricevuto una media voti altissima e che quest'anno sta confermando tutto il suo valore. Ha preso Maicon, snobbato da altri grandi club ma non dal ds giallorsso Sabatini che ha intuito le motivazioni del brasiliano in vista dei mondiali del prossimo anno. Grande professionista, leader nello spogliatoio, Maicon è senz'altro uno dei migliori acquisti insieme Strootman. A soli 22 anni il capitano della nazionale olandese è già una garanzia a centrocampo e sta dimostrando, ogni partita di più, una maturità rara per qualsiasi altro giocatore della sua età.

Con i 30 milioni di Lamela (tanto talentuoso quanto, appunto, immaturo, indisciplinato e incostante), la Roma si è poi aggiudicata un fuoriclasse come Lijaic e un sorprendente Gervino capace, come commentava ieri lo storico speaker delle gare all'Olimpico Carlo Zampa, “di non far capire niente agli avversari” grazie alla sua incredibile agilità.

Infine De Santis, che se non è Buffon, sa comunque il fatto suo, autorevole e sicuro tra i pali com'è.

GIOVANI E SENATORI

La Roma di quest'anno vanta un equilibrio perfetto tra giovani di grandissimo talento e forti motivazioni come Pjanic e Strootman e anziani esperti, in smagliante forma fisica, come Totti e Maicon o in netta risalita come De Rossi (suo il primo gol della Roma in questo campionato a Livorno).

LE COPPE

Quelle non giocate e quella persa. Paradossalmente quella contro la Lazio ha sortito più effetti positivi che negativi. Intanto perché alcuni giocatori, soprattutto i più giovani, dopo una stagione passata a pettinarsi l'acconciatura più che a sudare, sono stati costretti a un bagno d'umiltà. E poi perché il fatto di non essersi guadagnata l'Europa (gravissimo in sé) sta consentendo alla Roma – che non può contare su una panchina lunga - di presentarsi agli incontri di campionato in uno stato fisico e mentale migliore di chi (vedi Milan, Juventus, Napoli, Fiorentina, Inter e Lazio) è costretto a volare, in mezzo alla settimana, da una parte all'altra del continente.

IL CAPITANO

“Un capitano, c'è solo un capitano”. Ormai da anni i tifosi onorano Francesco Totti di questo coro ad ogni partita, che si vinca o che si perda. Se non dell'Italia, è lui, infatti, il capitato d'Italia. E lo sanno tutti: società, avversari (compresi i laziali) e anche Garcia che infatti lo lascia giocare in campo come più gli piace. A 37 anni, il Pupone vanta ancora una condizione fisica eccellente; la sua classe innata gli permette di fare tutto: cross millimetrici, pallonetti leggeri e micidiali, colpi di tacco, di piatto, di collo. Avrebbe potuto vincere tutto, ha preferito non vincere niente pur di restare nella sua Roma. Non ha ancora smesso di correre e calciare ma è già nell'Olimpo. Non solo del calcio.

© Riproduzione Riservata

Commenti