Calcio

Roberto Mancini è il ct dell'Italia: ecco perché è l'uomo giusto

Prende l'eredità di Ventura con l'obbligo di cancellare la vergogna della mancata qualificazione Mondiale. Europeo 2020 e Nations League i suoi obiettivi

Roberto Mancini ct italia nazionale

Giovanni Capuano

-

Il dado è tratto dopo sei mesi di imbarazzi e inseguimenti, un ct traghettatore che si è seduto sulla panchina della nazionale per due amichevoli e un progetto da far partire in fretta per cancellare la vergogna della mancata qualificazione al Mondiale firmata Ventura. Roberto Mancini è l'uomo della rinascita, il tecnico che prende il timone per portarci (si spera) all'Europeo del 2020 facendoci anche fare bella figura nella nascente Nations League.

Mancini ha firmato un contratto che lo legherà alla Figc fino al 2020 per 2 milioni a stagione più bonus e premi. C'è l'opzione fino al 2022, beneaugurante perché significherebbe che le cose hanno funzionato e si può tirare dritti fino al Mondiale in Qatar. Mancini e la nazionale si sono annusati e inseguiti da subito, una volta divenuto chiaro che il tracollo di San Siro e la non qualificazione a Russia 2018 avrebbe cancellato la presidenza Tavecchio e che alla guida della Figc sarebbero arrivati gli uomini di Malagò e del Coni.

Mancini era il secondo nome della lista dietro a quello di Carlo Ancelotti. Il "no grazie" di Carletto ha chiarito il quadro e consentito al vice-commissario Costacurta di fare la mossa decisiva. Per firmare ha dovuto chiudere anzitempo il suo rapporto con lo Zenit San Pietroburgo, rinunciando a un contratto da 6 milioni all'anno per i prossimi due campionati. Uno sforzo da 13 milioni che è stato il segnale di quanto volesse la panchina azzurra. 

mancini ct italia nazionale annuncio

L'annuncio della Figc - 14 maggio 2018 – Credits: tratto da Twitter @FIGC

Perché Mancini è l'uomo giusto per la nazionale

Aver inseguito Ancelotti che già aveva lasciato capire di preferire la panchina di un club, ha esposto la Figc all'imbarazzo di dover ricorrere alla seconda scelta. La celerità con cui è stato riagganciato Mancini, il suo entusiasmo nell'accettare mettendosi a disposizione e la rapidità della trattativa economica, però, hanno tolto di mezzo l'idea di una soluzione rabberciata. Il primo motivo per cui il Mancio è l'uomo giusto per la nazionale sta in questo passaggio: la sua candidatura, autorevole, aveva e ha le spalle coperte da buona parte del gruppo di lavoro chiamato a decidere cominciando dal presidente del Coni, Malagò.

Poi c'è la forte motivazione del tecnico, in Russia dalla scorsa estate dopo essere stato fermo un anno come chiusura (burrascosa) del rapporto con l'Inter. Mancini voleva la panchina della nazionale, non l'ha mai celato, non la considera un ripiego e non ha mai nascosto l'idea di volersi assumere un compito entusiasmante, difficile e al tempo stesso con speranze di fare bene.

A questo si aggiunge l'esperienza internazionale e il palmarès di un tecnico che ha vinto in Italia (Inter soprattutto, ma anche Fiorentina e Lazio), Inghilterra (Premier League con il Manchester City) e Turchia (Galatasaray). E' vero che a livello di coppe non è mai andato oltre i quarti di finale, ma non si può certo dire che non sia un vincente abituato a gestire trappole e pressioni delle grandi sfide. A differenza di Ventura.

La sua è anche la storia di un allenatore che con i giovani ha sempre lavorato. Con profitto. All'Inter è stato l'unico a riuscire a venire a capo dell'enigma Balotelli (che tornerà in azzurro dopo il lungo castigo), anche se a Manchester le cose sono andate meno bene. In generale passa per essere un tecnico capriccioso, ma non potendo un ct fare mercato è la figura che in passato, più di altri, ha saputo costruire progetti di squadra partendo da zero. Il Triplete dell'Inter, ad esempio, è nato anche grazie al suo lavoro nelle stagioni pre-Mourinho.

Carattere e 'nemici' il suo lato debole

La scelta di Mancini presenta, ovviamente, anche dei profili di rischio. Il suo carattere deciso lo ha esposto in passato a diversi scontri con uomini del calcio italiano e il ct deve essere per definizione un mediatore. Dovrà far valere la sua leadership nel rapporto con Figc e club senza arrivare alla rottura, avendo tutto da perderci e ben poco da guadagnare da una guerra intorno alla nazionale.

L'altro punto debole nasce dalla sua storia personale. Da tecnico dei club per i quali ha lavorato non si è mai tirato indietro, creandosi più di un nemico. Potrà essere percepito come 'interista' o 'laziale' o 'fiorentino', elemento divisivo che in Figc farà bene a chiarire ed attenuare da subito. La strada per il riscatto passa da un progetto che veda tutti schierati dalla stessa parte. 

L'Arabia Saudita, la Francia e l'Olanda - test amichevoli di fine maggio e inizio giugno - saranno solo l'antipasto. A settembre la sfida con la Polonia per la Nations League e poi gli impegni sulla strada dell'Europeo dovranno già segnare un punto di rottura col passato. A Mancini si chiede di cementare un gruppo che tenga insieme i senatori che hanno ancora qualche stagione davanti e i giovani che si affacciano alla nazionale, valorizzando chi non ha reso per quanto poteva e, magari, ripescando qualche potenzialità rimasta esclusa come Balotelli. Programma impegnativo, ma dopo sei mesi è arrivato il momento di metterci mano.

© Riproduzione Riservata

Commenti