Calcio

Real Madrid sempre più ricco e la scalata dello United. Juve nella top ten

Ecco la Deloitte Football Money League 2015: dominio della Premier League, crollo di Inter e Milan

Manchester United vs Everton

Giovanni Capuano

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E' sempre il Real Madrid il club più ricco del mondo. Un primato ribadito anche dall'edizione 2015 della Deloitte Football Money League che fotografa i fatturati dei club europei e che continua a premiare la squadra di Cristiano Ronaldo e Bale, capace di sviluppare un giro d'affari da vera e propria multinazionale. Attenzione, però, perché tra i ricchi del calcio sta andando in scena una rivoluzione veloce che ha portato alle spalle del Real la corazzata Manchester United e che entro un paio di anni potrebbe far registrare il clamoroso sorpasso al vertice. In generale è la Premier League che fa il balzo maggiore, portando ben 5 società nelle prime 10 e addirittura 20 nelle prime 40. Merito del nuovo contratto televisivo per le gare del campionato: 7 miliardi di euro in tre stagioni che ricadono a pioggia su tutti i club della massima divisione permettendo a tutto il sistema di apparire fuori competizione rispetto al resto del mondo.

La tradizionale classifica mette in evidenza anche la crescita del Psg, ormai stabilimente nell'elite del calcio europeo. E' vero che parte dei 474 milioni di euro di ricavi dichiarati provengono dal contestato accordo con la casa madre, però gli emiri di Parigi stanno facendo un lavoro eccellente e sono la quinta potenza economica del football quando due stagioni fa non comparivano nemmeno nelle prime 20 della graduatoria: tanti investimenti, successi importanti sul campo in attesa di fare il salto anche in Champions League e fatturati che sono cresciuti esponenzialmente. Ultima curiosità: sul podio ci sono rappresentanti di tutti e tre i tornei guida (Spagna, Inghilterra e Germania), poi arrivano anche Francia e Italia e per trovare un club capace di imporsi pur essendo fuori dalle Big Five si deve scendere fino alla 18° posizione del Galatasaray. Tutte le altre seguono staccatissime.

Real Madrid, Manchester United e Bayern Monaco sul podio

Detto che la classifica prende come riferimento i bilanci presentati per la stagione 2013-2014, in testa si conferma il Real Madrid con 549,5 milioni di euro di fatturato. Un boom inarrestabile: un anno fa erano 518 e i madrileni erano l'unica ad aver sfondato il muro del mezzo miliardo. Una soglia che adesso è stata superata anche dal Manchester United (518) e avvicinata da Bayern Monaco (487,5), Barcellona (484,8) e Psg (474,2). Numeri spaventosi che confermano innanzitutto le potenzialità di crescita di tutto il movimento calcio pur in un momento di crisi, ma anche che la ricchezza si sta concentrando sempre più in poche mani e che sarà difficile mantenere un certo equilibrio competitivo.

Alle spalle delle prime cinque, ecco una pattuglia di potenze che si difendono: Manchester City (414,4 milioni di euro), Chelsea (387,9), Arsenal (359,3), Liverpool (305,9) e al decimo posto la prima delle italiane. Non poteva che essere la Juventus, club leader della serie A grazie all'impennata di ricavi dallo stadio di proprietà e dal jakpot incassato dall'Uefa. i bianconeri appena sotto al club degli over 300 facendo registrare un fatturato di 279,4 milioni di euro, in crescita rispetto ai 272,4 della stagione precedente anche se nella classifica va registrata la perdita di una posizione a causa del Liverpool.

Nella top 20 ci sono anche: Borussia Dortmund (261,5), Milan (249,7), Tottenham (215,8), Schalke 04 (213,9), Atletico Madrid (169,9), Napoli (164,8), Inter (164), Galatasaray (161,9), Newcastle (155,1) e infine l'Everton che rappresenta la new entry tra le big inglesi con i suoi 144,1 milioni di fatturato. Il boom inglese è già stato spiegato prima e dipende dall'asta per i diritti della Premier League che ha riversato una montagna di soldi sulle società d'Oltremanica. Beati loro.

Il caso del Manchester United: tra due anni primo?

I Red Devils sono la sorpresa di questa edizione della Deloitte Football Money League. Guadagnano due posizioni, portandosi alle spalle del Real Madrid pur uscendo da una stagione tra le peggiori della loro storia, culminata con la mancata qualificazione alla Champions League. Gli effetti economici si vedranno solo l'anno prossimo e, dunque, è immaginabile un rallentamento, ma la proiezione è che entro il 2017 il Manchester United potrà scavalcare il Real Madrid ponendo fine a un decennio di dominio. Negli ultimi dodici mesi, infatti, il club che ha fatto incetta di fuoriclasse in tutto il mondo ha registrato un clamoroso +83% nei ricavi commerciali grazie a una strategia aggressiva di presenza in tutto il mondo e di sponsorizzazioni globali e regionali. A questo si aggiunge il +34% nei ricavi da diritti tv destinato a esplodere ulteriormente dal 2015 quando diventerà operativo anche il maxi accordo con Adidas che garantirà un fisso da 94 milioni di euro a stagione per il prossimo decennio.

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La lenta agonia del calcio italiano

Ben diversa, invece, la prospettiva del calcio italiano che segna un nuovo record negativo. C'è una sola società tra le prime dieci (Juventus) contro le due delle passate stagioni: ad uscire è il Milan. Da segnalare il sorpasso del Napoli sull'Inter, grazie all'effetto della plusvalenza di Cavani al Psg che, però, non ci sarà più tra un anno. La Roma (24° con 127,4 milioni rispetto alla 19° posizione di un anno fa) non riesce a restare nella Top20 malgrado l'incremento del fatturato: gli altri corrono più di noi erodendoci competitività anche sul campo oltre che nei conti economici. Il dato più impressionante, però, è quello che si ricava provando a paragonare la potenza economica delle nostre big con le grandi del continente. Prendete una calcolatrice e sommate Juventus e Milan: insieme arrivano a 529,1 milioni di euro che è meno di quanto fattura da solo il Real Madrid (549,5) e poco più del valore singolo di Manchester United (518), Bayern Monaco (487,5) e Barcellona (484,6). 

Fondere le nostre due società più ricche ci farebbe tornare, insomma, sul podio dove non molto tempo fa eravamo saldi senza aver bisogno di conteggi da fantacalcio. Un esempio? Stagione 2004-2005 con il Milan al 3° posto, la Juventus 4° e l'Inter al 9° posto. Nel 2001 eravamo 5 nelle prime 10. Sembra passato un secolo ma non è così. 

Tracollo Inter: in tre anni perse 9 posizioni

Il simbolo di questa crisi è, ovviamente, l'Inter di Thohir. Nessuna sorpresa, perchè i conti sono conosciuti e le difficoltà con l'Uefa confermano che il futuro a medio termine non promette nulla di buono. Tra un anno anche il 17° posto di oggi potrebbe essere un obiettivo irraggiungibile per i nerazzurri che nella stagione del post Triplete erano arrivati sino alla 8° posizione; da allora sono scivolati progressivamente vedendo contrarsi in maniera preoccupante anche il fatturato. Se nel 2010-2011 il Real Madrid incassava 2,26 volte in più dell'Inter, oggi questa forbice si è allargata fino a 3,35. Anche il Milan non gode di buona salute ed esce dalla Top10 come non era mai accaduto nell'ultime decennio. Provando a ripetere il giochino della fusione a freddo il risultato è sconcertante: Inter e Milan valgono complessivamente un giro d'affari da 413,7 milioni di euro, sufficiente per installarsi al massimo al 7° posto. Tempi grami. E non è finita...

Le schede delle italiane (allarme per il peso dei diritti tv)

Per i club italiani vale sempre anche l'allarme sul peso dei diritti tv. Il Milan riesce a scendere sotto la soglia del 50% e si attesta al 49%, poi c'è l'Inter (52%) con la Juventus (55%) mentre il Napoli è condizionato nel bilancio dalla televisione addirittura per il 65% complessivo dei ricavi. Le migliori restano lontanissime e non solo il Bayern Monaco con il suo 22% che fa invidia, ma anche le spagnole Real Madrid (37%) e Barcellona (38%) o il Manchester United (31%). Differente il discorso sul Psg (18%) dove, però, ad essere eccessivo è il peso delle sponsorizzazione gonfiate che toccano il 69% e che testimoniano la dipendenza assoluta dalla proprietà qatariota. Ecco, comunque, i prospetti dei 4 top club italiani nelle grafiche di Deloitte


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