Calcio

Sospensive e ritardi: il calcio italiano dimentica la tolleranza zero

Sono 6 le squalifiche sospese per ordine della Figc in attesa di approfondimeniti. La più vecchia ha 90 giorni...

Uno striscione della Curva Nord dell'Inter contro Tosel – Credits: Ansa

Quel giorno gli italiani scoprivano che le Poste stavano pensando di entrare in Alitalia per evitarne il fallimento. Nel Canale di Sicilia colava a picco un barcone di disperati causando decine di morti, Priebke chiudeva gli occhi per sempre e Berlusconi gridava: "Morirò in cella". Sui giornali sportivi si parlava di Pogba e del suo futuro incerto e Mazzarri giurava sul progetto-Inter. Quel giorno era l'11 ottobre 2013 e la Corte di Giustizia federale - sotto l'onda di una campagna mediatica fortissima - sceglieva per la prima volta di non decidere nulla riaprendo le porte della Curva Sud Milan in occasione della sfida con l'Udinese "in attesa di approfondimenti".

Sono passati 90 giorni e quella formuletta è diventata il paravento usato dalla giustizia sportiva per diluire ulteriormente le contestate norme sulla discriminazione, approvate con colpevole disattenzione in estate e già riscritte una volta dopo i primi pasticci. La 'tolleranza zero', già trasformata dalla Figc in 'tolleranza uno', si è trasformata in 'tolleranza forse' con una sola rarissima eccezione: lo stop alle curve della Juventus che poi a sua volta si sarebbe tramutata nella deroga per i bambini e nella farsa per la multa pedagogica. Una commedia indecente.

Da quell'11 ottobre 2013 la formula dell'ordinanza interlocutoria è stata utilizzata altre 5 volte dalla Corte di Giustizia federale per anestetizzare i provvedimenti del Giudice sportivo che alla fine, stanco di fare figuracce per conto terzi, ha deciso di procedere direttamente sospendendo ogni giudizio sul derby Inter-Milan malgrado i referti degli ispettori federali fossero abbastanza chiari. Poveraccio, come dargli torto visto che da tre mesi, con precisione millimetrica (Juve a parte) gli altri si incaricavano di smontare senza troppi complimenti il suo lavoro.

In attesa di una decisione "dopo approfondimenti" giacciono a oggi le pratiche relative a Torino-Inter del 20 ottobre, con chiusura della curva Nord Inter e della Maratona Torino (più relativa multa di 50.000 euro) al momento dei fatti coperte da condizionale per gentile concessione di Tosel, visto che la riscrittura della norme non prevedeva alcuna amnistia sul pregresso. Poi c'è Milan-Roma del 16 dicembre, quella del pasticcio del coro anti-carabinieri scambiato per razzista, ma anche dei buu contro Balotelli sentiti distintamente e a 60 metri di distanza dagli ispettori, Napoli-Inter del 15 dicembre (qui il problema è che il coretto sui napoletani pare fosse udibile solo nei settori vicini) e addirittura Roma-Napoli del 18 ottobre. Non per curva chiusa, ma per la multa di 50.000 euro inflitta al Napoli per lancio di oggetti e altre amenità.

Con il derby di Milano di Natale siamo a quota sette pratiche rimaste chiuse chissà in quale armadio. Se anche la Corte di Giustizia federale si svegliasse di colpo per giudicare la prima (il famoso Juve-Milan congelato l'11 ottobre), con questo ritmo non finirebbe il suo lavoro prima di aprile con il rischio di esterndere eventuali sanzioni anche alla prossima stagione. Sì, perché tenere il conto non è facile, ma se questi "approfondimenti" dovessero confermare le sentenze di primo grado rispettando alla lettera le norme, l'Inter si vedrebbe chiudere la Curva Nord per 3 giornata, la Curva Sud Milan salterebbe 2 partite (in mezzo c'è anche la squalifica con condizionale per Milan-Udinese) e lo stesso succederebbe a quella della Roma.

A meno che non si sia scelto di smettere di applicare le regole in attesa di una nuova riscrittura all'insegna del 'volemose bene', magari cancellando la parte sulla discriminazione territoriale che i club ritengono un'invenzione tutta italiana. Si passerebbe dalla 'tolleranza forse' alla fase due, parcellizzando i settori, concedendo deroghe a far entrare i bambini (ormai si è creato il precedente) e magari reinserendo il sistema delle attenuanti, cancellato su volere dell'Uefa. Anche così resterebbe più di un problema, visto che un paio di quelle sospensione riguardano cori razzisti e non di discriminazione territoriale. E poi ci sarebbe un'evidente perdita di credibilità del sistema. Sempre che il calcio italiano ne conservi ancora un briciolo nascosto chissà in quale armadio.

PS - Forse per una fortunata coincidenza, l'apertura del dibattito sul tema delle sospensioni è coincisa con la decisione della Corte di Giustizia federale di scongelare una delle pratiche rimaste inevase, quella relativa a Torino-Inter (20 ottobre 2013). Il ricorso del Torino è stato accolto mentre l'Inter è stata rimandata a nuovi approfondimenti. In fondo sono passati solo 82 giorni da quella partita e 71 dalla prima richiesta di chiarimenti. Fate con calma.

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