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Calcio

"Punizioni severe e formazione: così si batte il razzismo nel calcio"

E' l'opinione del sociologo Mauro Valeri, che interviene sul caso della rissa scoppiata al termine del derby Pulcini tra Juventus e Torino

Storie di ordinaria follia a sfondo razziale. Domenica scorsa, durante il derby della categoria Pulcini (classe 2005) Juventus-Torino che si è giocato a Borgomanero, in provincia di Novara, prima è stato insultato dagli spalti un giovane calciatore di colore poi, a fine gara, si è scatenata una rissa nel parcheggio dell'impianto tra alcuni genitori dei bambini. Il bilancio è da guerriglia urbana: due persone sono finite al pronto soccorso. "Mi dicevano negra, torna al tuo Paese - ha detto a Toronews.net la mamma del ragazzo vittima degli sfottò - Mio marito è caduto e lo hanno preso a calci in faccia e sul corpo, quindi è toccato a me". Doveva essere una partita di calcio tra bambini di 10 anni, è stato invece un confronto violento che ha svuotato di significato in un amen la parola "integrazione".

"E' purtroppo soltanto l'ultimo episodio di un fenomeno che da un paio d'anni sta assumendo contorni sempre più preoccupanti - spiega Mauro Valeri, sociologo, responsabile dal 2005 dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio - C'è un forte aumento di episodi di discriminazione razziale nei tornei giovanili, soprattutto all'indirizzo degli arbitri, oggetto di pesanti attacchi verbali sia dal pubblico sugli spalti, sia dagli stessi giocatori. Perché sono di colore, oppure perché i loro lineamenti tradiscono un'origine straniera. Secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio, relativo alla stagione 2014-15, sono stati ben 14 i casi di discriminazione razziale registrati in campionati italiani in cui giocano ragazzi con meno di 20 anni. E' un dato in costante aumento e che evidenzia una crescente insofferenza all'indirizzo di chi consideriamo 'diverso' ".

Dove nasce tale disagio? Cosa si nasconde dietro a un insulto razzista?
"Tutti si dichiarano antirazzisti, ma poi, alla prova del nove, dimostrano di avere ancora molto da imparare. Succede spesso ai genitori dei giovani calciatori, che non riescono ad accettare che un ragazzo di colore possa giocare meglio del proprio figlio. E iniziano a manifestare tale inquietudine nelle forme più diverse. E' un disagio che nasce talvolta dall'eccessivo investimento che i genitori fanno sul futuro dei figli. Vogliono che diventi un campione perché risolva i problemi economici della famiglia. In Italia si registra un abbandono sportivo tra i più alti d'Europa. Sono moltissimi i ragazzi che a 14 anni smettono di fare sport su consiglio dei genitori perché capiscono di non essere dei fuoriclasse. Un giorno un tassista mi chiese di organizzare un provino per suo figlio. Mi disse: 'sono sei anni che pago la scuola calcio, sa com'è, ci vorrei rientrare con le spese'. E' chiaro che se l'obiettivo è questo, c'è ben poco da fare.

"Bisogna isolare queste persone", ha detto il papà finito all'ospedale. Può essere la strategia vincente per risolvere almeno in parte il problema?
"E' una questione di cultura sportiva. In altri Paesi, se un tifoso è responsabile di atti di razzismo, sono gli altri tifosi a segnalarlo alla sicurezza. Funziona così da anni e i benefici sono evidenti: accade con sempre meno frequenza e le conseguenze sono immediate e riconoscibili da tutti. Nel caso di Borgomanero, la Juventus dovrebbe intervenire per prendere le distanze in modo netto dalla persona colpevole dell'aggressione verbale e fisica. Come? Strappandogli la tessera se è un abbonato, oppure trovando il modo di tenerlo lontano dalle gare dei bianconeri. Sono d'accordo, bisogna isolarlo, per impedirgli di ripetere fatti del genere. E poi sarebbe utile intervenire in altri modi".

Come?
"Innanzitutto, parlando con i ragazzi delle due squadre per capire come hanno vissuto questa storia. Se per loro è stato un delirio e nulla più, oppure se c'è qualcuno che giustifica i responsabili. Sarebbe importantissimo lavorare con i giovani delle scuole calcio per spiegargli le ragioni di quanto è accaduto. Perché possano maturare le convinzioni giuste in questa materia. Certo, sarebbe probabilmente ancora più utile educare i genitori, ma in Italia questo non si fa e chissà poi perché".

La discriminazione razziale non è una prerogativa esclusiva del nostro Paese. Episodi come quello di Borgomanero avvengono talvolta anche in Paesi come Francia e Inghilterra, notoriamente più avanti di noi in tema di integrazione. Come spiegarlo?
"Si chiama razzismo di pancia. Si difende la propria autonomia dal presunto attacco di chi riteniamo diverso da noi. Accade ovunque, in tutto il mondo. Ma la differenza c'è ed è importante. Altrove, hanno adottato misure di repressione durissime. Chi sbaglia, paga. Senza fare sconti a nessuno. Non basta una multa per risolvere un problema così grande".

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