Giovanni Capuano

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Dieci anni fa un giovanissimo Balotelli, uscendo dal Bentegodi dopo un Chievo-Inter a nervi tesi, apostrofò il pubblico veronese dicendo che faceva schifo e che tutte le volte era lo stesso spettacolo fatto di ululati e insulti. Allora il giovane Balotelli fu sgridato e multato per aver rivolto un applauso ironico alla tifoseria avversaria, tanto da doversi quasi scusare per la sua reazione.

Dieci anni (e diversi episodi) più tardi la scena si è ripetuta a Verona solo che questa volta Balotelli ha preso il pallone e lo ha scagliato verso la curva dell'Hellas, minacciando di andarsene. E' stato fortunatamente trattenuto da compagni e avversari, l'arbitro Mariani ha fermato la partita e dopo l'annuncio di prassi dello speaker tutto è filato liscio. Nel fine settimana in cui la stessa cosa è accaduta anche all'Olimpico durante Roma-Napoli.

L'allenatore del Verona, Juric, si è presentato furente in sala stampa per gridare che non era accaduto nulla e nessuno aveva sentito niente. Solo cori e fischi. Il presidente Setti ha rincarato la dose: "Posso solo dire che i tifosi veronesi sono particolari e hanno un modo di fare simpatico di prendere in giro la gente, ma il razzismo non esiste e se esiste noi siamo i primi che lo condanniamo". E poi avanti con una reprimenta ai giornalisti che vogliono scrivere pezzi sul tema parlando di Verona, del Verona e dei suoi tifosi "ironici".

Il dibattito si è in fretta spostato sulla reazione di Balotelli che dieci anni più tardi è finito nel mirino, quasi a doversi scusare per l'ennesima balotellata della sua carriera. Poi, per fortuna, si è capito che quegli ululati li avevano sentiti anche gli ispettori federali ed è uscito un video che li provava.

Che fossero di pochi e non di tanti, conta poco. Nessuno generalizza additando i veronesi come gente razzista. Ma quei pochi secondi di verso della scimmia, ben udibili a pochi metri di distanza da Balotelli, sono sufficienti per dire che le parole del post-partita sono state inaccettabili e che a Balotelli bisognerebbe chiedere scusa e non pretendere da lui di giustificarsi per una reazione umana e legittima.

Non esiste l'onere della prova per le vittime del razzismo altrui. Non ci può essere sempre un distinguo, una precisazione, l'associazione di un uomo (prima ancora di un calciatore) a qualcosa fatto in passato che lo può rendere odioso e odiato. Le cose vanno definite col loro giusto nome ed è il primo passo verso la soluzione del problema.

A Verona il razzismo da stadio esiste e già in passato era stato denunciato; l'ultimo caso nella gara contro il Milan. Tapparsi le orecchie e fare finta di nulla non serve a niente se non a coprirlo. Altrove hanno cominciato a combatterlo e, per quanto battaglia lunga, è l'unica strada da percorrere. Ecco perché domenica 3 novembre 2019 va segnata sul calendario come una giornata da ricordare e non da cancellare in fretta.

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