Calcio

la Pallonata: Mino Raiola e il venerdì dell'orgoglio italiano

Lo sport è anche scaramanzia: non poteva allora esserci giorno migliore per l'annuncio (o la boutade?) della candidatura a presidente Fifa

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Giovanni Capuano

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Un giorno il buon Raiola spiegherà cosa lo ha spinto ad auto-candidarsi per la presidenza della Fifa, iniziando una corsa in cui le possibilità di vincere sono inversamente proporzionali alla crescita (sicura) del suo conto in banca nei prossimi mesi, una volta che avrà piazzato Pogba, spostato per l'ennesima volta Ibrahimovic e parcheggiato da qualche parte Balotelli. Non aveva bisogno di pubblicità e, di certo, non della pubblicità progresso di una campagna elettorale nella quale dovrà recitare il ruolo del rottamatore che dà del ferro vecchio (e anche coperto di ruggine) a Blatter, giurando di voler riformare un sistema del quale è parte integrante.

Magari fra qualche giorno Raiola spiegherà a tutti di aver scherzato e di essersi semplicemente garantito una via d'uscita alle millanta telefonate degli esperti di mercato che ne intasano il cellulare a caccia dello scoop sulla destinazione del Polpo Paul. Una mossa geniale, a pensarci bene: "No amico, non parlo di mercato sai... Ho cose più importanti da pensare". E giù una risata. Un genio, Mino. Che la sua candidatura sia stata lanciata nel giorno in cui Seppi ha piegato king Roger e Paris dominato la Streiff, mentre sui giornali le prime pagine celebravano il nostro SuperMario (Draghi) non può essere solo un caso: è stato il venerdì dell'orgoglio italiano. Il venerdì in cui partendo da Nocera Inferiore si può anche sognare di arrivare fino a Zurigo...

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