Calcio

Prandelli, l'oro turco e le cifre dell'addio

L'ex ct e l'ingaggio (non record) con il Galatasaray: storia di un amore finito malissimo

Prandelli

Giovanni Capuano

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Non sarà stato un anno nero dal punto di vista economico (e il dibattito aperto dalla Pallonata pubblicata da Panorama.it lo scorso 28 novembre lo conferma), ma di sicuro il 2014 dell'ex ct della nazionale sarà indimenticabile per un allenatore che dodici mesi fa di questi tempi sfogliava la margherita del possibile rinnovo con la Figc, studiava da coordinatore unico delle nazionali azzurre, progettava un lavoro quadriennale che avrebbe rimesso al centro il calcio italiano e, soprattutto, si avviava a vivere il primo mondiale della sua carriera sull'onda dell'argento europeo di Kiev.

Un uomo e un tecnico in ascesa, insomma, che nel suo futuro poteva anche permettersi di immaginare una prestigiosa panchina di club. Oggi, a dodici mesi di distanza, lo scenario è cambiato completamente e Prandelli viene considerato prima di tutto un professionista che ha sbagliato (e molto) le scelte fondamentali, dal progetto Italia per il mondiale, poi fallito, alla decisione di rimettersi subito in gioco accettando la panchina del Galatasaray. Errori, certo, ma non tutto è così lineare come apparso.


la Pallonata - L'anno nero di Prandelli?


Partiamo dal fondo, ad esempio, dal contratto con il club turco che è in realtà su cifre molto distanti da quelle che sono state raccontate in questi mesi. Prandelli non ha mai firmato un accordo da 4-5 milioni di euro (Mancini, suo predecessore, ne prendeva 4,7 netti come parte fissa), ma ha scelto una formula differente: 2,2 milioni netti di stipendio e bonus ricchi legati ai risultati del campo. In caso di conquista dello scudetto avrebbe guadagnato altri 2,2 milioni. Conquistando la Champions League (e sarebbe stata un'impresa da Guinnes) si sarebbe messo in tasca 1,1 milioni di euro. La Coppa di Turchia sarebbe valsa altri 400mila.

Numeri lontanissimi da quelli pubblicati nella torrida estate del passaggio dalla panchina azzurra a quella del Galatasaray, criticata anche per la sensazione di aver abbandonato la nave che colava a picco scegliendo un esilio dorato. In fuga senza spiegare il perché, oltre una generica assunzione di responsabilità. Che poi le promesse del presidente (ora ex) del club turco si siano rivelate scritte sulla sabbia è un problema sorto dopo, così come l'impossibilità di gestire la situazione a Istanbul dove l'addio è stato traumatico e poco elegante, se è vero che per lunghe ore i dirigenti turchi non hanno nemmeno provveduto a una comunicazione ufficiale dell'esonero, dopo averne informato le tv prima ancora che il tecnico.

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