Balo perdonato e l'inutile codice etico di Prandelli

Mario convocato anche se ha minacciato un arbitro. Storia di una bella operazione di immagine (del ct) che ha punito solo alcuni lasciando correre per altri...

Giovanni Capuano

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Chissà se Prandelli riuscirà a restare serio quando gli faranno l'ennesima domanda sul codice etico. Lui, l'allenatore gentiluomo per il quale non è valsa nemmeno la prova tv per ammettere che gli era scappata un'umanissima bestemmia in panchina ("Non mi ricordo cos'ho detto, probabilmente sarà stato un 'dai, andiamo'. In ogni caso non dico mai Dio, semmai dico zio" disse. E tutti a prenderla per buona), che gode di così buona stampa da essere considerato insieme allenatore, educatore e modello di etica. Se ci riuscirà avrà fatto il colpo perfetto, perché l'ultima sterzata sull'applicazione del codice interno alla nazionale da lui varato, è così spericolata da spedirlo direttamente al capitolo 'buffonate'. Senza sconti.

Dire che si è arrampicato sugli specchi per spiegare che Balotelli sarà convocato contro Danimarca e Armenia "perché ha scontato la squalifica e non convocarlo sarebbe una punizione aggiuntiva alla punizione" è il minimo. Aggiungere che molto ha contribuito la decisione del Milan di ritirare il ricorso per motivi etici sfiora il ridicolo; sarebbe bastata una telefonata a Galliani e all'avvocato Cantamessa per spiegare che il club di via Turati ha desistito anche perché il referto era così duro che non esistevano margini per uno sconto (come lo stesso Galliani ha onestamente ammesso).

Cesarone invece lo ha fatto. Ha sfidato il ridicolo e la cosa è pure accettabile, considerato che c'è un Mondiale da preparare e alla fine a lui sarà chiesto di portare l'Italia il più avanti possibile, senza troppo guardare per il sottile. Dunque Balotelli serve, è intoccabile e lo sarà anche nei mesi a venire. Che ci sia almeno risparmiata la pantomima dell'ultima chance perché il sentiero è già stato percorso. Ricordate? Maggio 2013, la convocazione per la Confederations malgrado gli insulti a un assistente al termine di Fiorentina-Milan (aprile 2013). O il "valuterò le immagini" dopo il rosso contro l'Arsenal (aprile 2012) e il "non mi sembra gravissimo" destinato alle mani sul pube rivolte al pubblico interista dopo l'ultimo derby.

In fin dei conti il segnale lo aveva già dato, lasciandolo a casa quando con un colpo di kung fu aveva steso un avversario della Dinamo Kiev mandando su tutte le furie anche Mancini e poi per la passeggiata sulla testa di Parker nel gennaio 2012. Che motivo c'era di insistere? Peggio era andata a De Rossi, messo fuori nel marzo 2011 per aver rifilato uno schiaffo in Champions League contro lo Shakhtar, nel giugno per il rosso a Bari e nel novembre 2012, causa pugno a Mauri nel derby. E certamente peggio è andata a Osvaldo (già punito per un rosso contro l'Atalanta) , cui il tweet contro Andreazzoli è costato la convocazione alla Confederations anche se il buon Prandelli fu costretto in quell'occasione a una vera e propria acrobazia per spiegare che il romanista stava fuori perché si era assentato dalla cerimonia di premiazione della Coppa Italia. Era accaduto anche ai napoletani dopo Pechino senza conseguenze? Pazienza. Il codice è un po' etico e un po' no. Dipende dalle circostanze.

"E' noto lo spirito del codice etico, uno spirito che punta a preservare il rispetto comportamentale e anche le regole non scritte" aveva spiegato il presidente federale Abete, cercando di chiarire il perché dell'esclusione di Osvaldo dalla trasferta in Brasile. Tutto giusto e bello. Regole non scritte e di comportamento che hanno chiuso l'esperienza azzurra di Cassano dopo Euro2012 (si narra di un Prandelli con i nervi logorati dalla convivenza con Fantantonio). Diversa la spiegazione della cacciata in tutta fretta di Criscito da Coverciano mentre infuriava la vicenda del calcioscommesse con Bonucci lasciato invece nel gruppo in partenza per Polonia e Ucraina. Uno, indagato, non era tranquillo mentre l'altro (indagato pure secondo le notizie di quelle ore) offriva piena garanzia. Criscito non è ancora tornato in azzurro malgrado non si abbiano notizie di squalifiche o altro.

In definitiva, se Prandelli vorrà potrà serenamente spiegare che il codice etico è stata una meravigliosa operazione di marketing per una nazionale che usciva devastata dal punto di vista dell'immagine dopo il disastro del Mondiale sudafricano. Marketing e nulla più. Dunque adesso che il risultato conta davvero è meglio lasciar perdere anche perché c'è il rischio che Balotelli ne faccia una delle sue, magari ad aprile, costringendo il c.t. a lasciarlo giù dall'aereo in partenza per il Brasile. Ce la farà il c.t. a dire le cose come stanno? Avessimo dieci euro non li scommetteremmo.

Molto più probabile che, sfidando il ridicolo, spieghi che esiste una coerenza in tutto questo percorso a zig zag del suo codice etico. E allora noi scolpiremo nella pietra la frase più inutile del quadriennio azzurro di Prandelli: "Il codice etico? Vincere non basta, bisogna essere sportivi e avere una moralità importante. Va applicato a tutti i costi, altrimenti non saremmo credibili". Credibili. Appunto.

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