Prandelli, il rumore dei nemici e i muscoli di Buffon che spaventano

Gigi a rischio per un affaticamento: gioca De Sanctis? Il ct seccato per polemiche e pressioni a una settimana da Juventus-Napoli

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Cesare Prandelli è arrivato in Armenia a 30 panchine azzurre – Credits: Ap Photo

Giovanni Capuano

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L'incubo di Prandelli si chiama adduttore sinistro. Il muscolo di cui Buffon ha denunciato l'affaticamento e che secondo i medici della nazionale non dovrebbe tenere il portierone fuori dalla sfida di San Siro contro la Danimarca, ma che 'agita' le notti del ct consapevole che, comunque andrà, ci sarà qualcuno pronto a criticare la sua scelta.

A una settimana da Juventus-Napoli e con in mezzo la partita contro la Danimarca che vale molto nel girone di qualificazione, basta anche un piccolo indurimento per rischiare di aprire un caso. "Non c'è alcun allarme, ha un affaticamento e come tutti i problemi muscolari va tenuto sotto controllo ma questo non vuol dire che non ci siano il tentativo e la possibilità di un suo recupero" ha spiegato il professor Castellacci a Coverciano. E lo stesso Buffon ha gettato acqua sul fuoco di una polemica latente: "Se penso a Juve-Napoli? Io penso a martedì. Se sto bene gioco, altrimenti no. Io ragiono con un metro più alto".

Parole che implicitamente denunciano da parte di Gigi un giudizio poco positivo sulle dietrologie di cui questo ritiro azzurro di metà ottobre è impermeato. Prima il presunto trattamento di favore verso i giocatori juventini, ora il piccolo infortunio muscolare. Come se anche l'avvicendamento probabile tra Bonucci e Chiellini fosse frutto di strategia diplomatica e il quasi certo riposo di Maggio un modo di Prandelli per non scontentare De Laurentiis e Mazzarri.

C'è un po' di fastidio nell'ambiente azzurro per come si sta vivendo questo inizio di ciclo che dovrà portare al Mondiale di Brasile 2014. Prandelli lo ha sintetizzato nello sfogo appena messo piede in Italia di ritorno dall'Armenia: "Eravamo convinti di aver fatto una buona partita, poi abbiamo letto i giornali...". E poi la provocazione secondo cui le critiche sono ben accette ma solo da parte di chi segue le partite direttamente dalla tribuna stampa.

Peccato che proprio i grandi quotidiani avessero quanto meno rimandato la squadra per la vittoria sofferta di Yerevan. Qualche esempio: 'Sollievo azzurro' (La Repubblica), 'Qualche progresso ma ancora tanta sofferenza' (Gazzetta dello Sport), 'Serve più concretezza' (Corriere dello Sport) o 'Gli azzurri resistono all'Armenia' (Corriere della Sera). Niente cori trionfalistici o accenni alla partita di "grande personalità e carattere" di cui il ct ha parlato.

La sensazione da fuori è che Prandelli avverta un po' di pressione, All'inizio del ciclo europeo aveva il vantaggio di partire dalle macerie del Mondiale sudafricano. Si è guadagnato fiducia e consensi da parte di tutti sul campo. Ora l'asticella si è alzata e, invece, il gruppo sta faticando a ripartire da zero o quasi perché la scelta è anche quella di cambiare pelle.

Dall'amichevole di Ferragosto contro l'Inghilterra ai novanta minuti di Yerevan i passi avanti ci sono stati ma anche quattro partite senza mai convincere fino in fondo e tenendo la propria porta inviolata solo in casa contro Malta. Prandelli ha ragione quando spiega che non esistono più squadre materasso e tutti sono destinati a soffrire. Ha meno ragione quando, seppure con toni sempre bassi, prova a far scudo ai suoi cercando all'esterno l'avversario della sua Italia.

Un Prandelli (quasi) alla Mourinho. Il rumore dei nemici fuori e lui arrocato a Coverciano con i suoi. Giochino redditizio e allo stesso tempo pericoloso. La Danimarca è un appuntamento da non mancare: per la classifica e non solo.

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