Calcio

"la Pallonata": la Coppa delle Nazioni e la coerenza di Platini

L'Uefa vara il nuovo torneo per nazionali e intasa un calendario già affollato. Tanto pagano (come sempre) i club...

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Giovanni Capuano

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Noi Platini lo ricorderemo così: fiero nella sua battaglia contro gli eccessi del calcio moderno. "I calciatori? giocano troppo, bisogna fare una riflessione globale" tuonava nel 2011, mentre la sua Uefa studiava di spedire i campionato d'estate per lasciare alle nazionali gli inverni. Le Roy Michel lo diceva da tempo: ridurre, tagliare, ottimizzare. Basta tornei a 20 squadre, meglio 18 con maggiore qualità. Il suo braccio destro Olsson si era addirittura spinto a ipotizzare per chi non avesse rinunciato alla 'dieta' la cancellazione di un'altra competizione interna "perché oggi ci sono calciatori costretti a fare anche 80 partite all'anno" (Platini, 2004). Una battaglia portata avanti con forza, senza mollare un centimetro. Già nel 1992, da ct della Francia, aveva ingaggiato una lotta con la Ligue1 per passare da 20 a 18. Bocciato. Lui se l'era presa: "Io penso all'interesse di tutti, mentre c'è chi guarda solo al suo orticello".

La coerenza di Platini si è schiantata in una giorno d'autunno sulla possibilità di fare business con le nazionali. Basta amichevoli, inutili e non monetizzabili dalla Uefa. Largo alla 'Coppa delle Nazioni' che ha un regolamento così cervellotico da necessitare manuali interpretativi. L'unica certezza è che le date destinate ai test spariscono e vengono sostituite da gare ufficiali nelle quali i ct dovranno per forza affidarsi ai soliti noti per non perdere punti, soldi e prestigio. Com'era la storia dei calendari affollati? "Affaires sont les affaires" per dirla alla francese. Business is business, soprattutto se a pagare il conto sono gli altri, ovvero i club. Quelli ingordi che si ostinano a voler far giocare i calciatori. Meglio lasciarli liberi di lavorare per Michel. Gratis, si intende.

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