La Juve, Prandelli e la polemica inutile su Pirlo

Conte lo voleva a Vinovo e il ct lo ha convocato. Eppure nell'ultimo anno ha avuto un occhio di riguardo per il regista bianconero...

Giovanni Capuano

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Il malumore della Juventus con Prandelli per la convocazione di Andrea Pirlo per il doppio (inutile) impegno contro Danimarca e Armenia riporta le lancette del tempo indietro di un anno, quando nell'autunno scorso Conte aveva posto al ct la questione dell'utilizzo dei bianconeri in nazionale facendo leva sugli strascichi di un Europeo che aveva restituito a Vinovo giocatori infortunati (Chiellini) e fisicamente stressati (Pirlo). I due si erano parlati e alla fine erano arrivati a un compromesso: "Ci saranno innovazioni sul piano della metodologia e del recupero fra una gara e l’altra” aveva spiegato Prandelli, placando le ire dei napoletani a dir poco perplessi nel vedere il gruppo-Juve fare vita a parte nel ritiro di Coverciano.

Oggi la questione si ripropone. La Juventus si aspettava un trattamento di riguardo per Pirlo, visto che le due sfide di Copenaghen e Napoli non hanno alcun peso per la qualificazione. Prandelli lo ha chiamato e anche se gli concederà un minutaggio bassissimo se lo porterà in giro per l'Europa. Perché? "Per fare gruppo" la spiegazione ufficiosa della Figc e perché, non essendoci all'orizzonte la prospettiva degli stage pre-Mondiali, Prandelli da tempo si cautela convocando un numero altissimo di giocatori ogni volta per avere con se tutti gli azzurrabili.

Riannodando il filo del tempo, però, emerge un dato che contrasta con il malumore della Juventus nei confronti della nazionale. L'incontro di un anno fa, infatti, produsse una gestione di Pirlo particolarmente attenta alle esigenze del club. Fino a lì il regista era stato praticamente inamovibile: titolare sempre e comunque, faro della squadra e intoccabile per Prandelli. Da lì in poi la musica è cambiata e basta mettere in fila i numeri per certificarlo.

Delle 17 gare che la nazionale ha giocato dall'ottobre 2012 al settembre 2013, Pirlo ne ha disputate 13 di cui solo 8 stando in campo dall'inizio alla fine. In tutto ha accumulato 1.032 minuti in azzurro di cui 811 (su 840', cioè il 96,5%) in partite per la qualificazione al Mondiale o in quelle che contavano della Confederations. Quando ci sono stati in ballo i 3 punti ha sempre giocato o è stato sostituito per pochi minuti (16 in Armenia e 13 in Repubblica Ceca). Nelle amichevoli, invece, Prandelli lo ha fatto rifiatare: 4 presenze su 8, contando anche le sfide contro Brasile e Uruguay alla Confederations, la prima a qualificazione ottenuta e la seconda per il 3° e 4° posto, una sola volta per 90' e accumulando in tutto 221' sui 720' possibili (29,3%).

Un occhio di riguardo? Sì, decisamente. E non per fare un piacere alla Juventus, ma per preservare un giocatore fondamentale anche per la nazionale e che dovrà arrivare al Mondiale in condizioni ottimali così come è stato per la Confederations. Ecco perché l'impuntatura di Conte è difficile da comprendere. E' molto probabile che Prandelli prosegua nella gestione di Pirlo esattamente come ha fatto nell'ultimo anno. L'Italia ha davanti una serie di amichevoli e gare senza classifica e il regista bresciano spesso riposerà.

Tenerlo a casa? Pesa anche il pensiero di Pirlo così espresso sul tema nel libro scritto qualche mese fa: "Se non per saltare qualche amichevole, nessuno dei club in cui ho giocato ha mai fatto pressione perché rinunciassi a una convocazione. Non me l'hanno chiesto perché partivano da una certezza: avrebbero incassato una risposta poco gentile... L'Italia vale di più. Dell'Inter, del Milan, della Juventus". Capito? Difficile tenerlo a casa: "I calciatori sanno che se si fanno male in nazionale al loro ritorno avranno problemi con la società d'appartenenza, eppure non mi risparmierò e non mi tirerò mai indietro".

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