L'esclusione del Parma e l'irragionevole durezza dell'Uefa

Ducali fuori dall'Europa League per un ritardo mentre Psg e Manchester City se la sono cavata con una multa per aver aggirato il fair play finanziario - Parma fuori, in Europa il Torino - il parere dell'esperto

Il Parma è stato escluso dall'Europa League – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Il Parma ha certamente compiuto una leggerezza inaccettabile nell’omettere prima (e pagare poi in ritardo) il versamento dei contributi Irpef per i giocatori in prestito in giro per l’Italia. Dunque è giusto che ci sia un regolamento che riconosca e sanzioni l’errore e consola che siano stati creati sistemi di controllo in grado di scongiurare lo scandalo di club che nel tempo sono stati capaci di accumulare debiti col fisco da decine di milioni di euro. In Italia e non solo.

E’ però altrettanto evidente che la sanzione imposta al Parma sia sproporzionata all’errore commesso. L’esclusione dall’Europa League, conquistata a fatica e raggiungendo un risultato storico, per 300.000 euro di versamenti ritardati assomiglia a quelle storie dei piccoli ladri di provincia finiti in prigione per aver rubato una mela. Vicende proprie della giustizia italiana, solitamente. Solo che questa volta a condannare Ghirardi e il suo club è stata l’Uefa e non la Figc o il Coni che, anzi, avrebbero visto di buon occhio una soluzione di buonsenso.

Le norme Uefa, invece, non prevedono sconti né flessibilità. Parma fuori così un anno fa accadde al Malaga per far posto al Siviglia, ripescato e vincente fino alla finale di Torino. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che escludere il Parma per un debito (saldato in ritardo sulla base di un’interpretazione controversa) di 300.000 euro quando si sono appena sanzionate le clamorose mancanze di Psg e Manchester City con semplici multe, in parte restituibili, configuri un’ingiustizia. Sbagliato. Platini e l’Uefa non sono altro che lo specchio della società attuale, dove le istituzioni sono deboli con i forti e intransigenti con i deboli.

Facile, dunque, buttare fuori Parma, Malaga, Bursaspor, Paok, Hajduk Spalato, Osijek, Rapid e Dinamo Bucarest e Partizan Belgrado, club che nelle ultime due sagioni hanno dovuto sottostare alle dure norme europee. Facile e indolore. Ghirardi e i parmigiani se ne faranno una ragione. Gli sceicchi di Parigi e Manchester, invece, portano al sistema soldi e potere politico. Quello che a Platini – che da tempo non è più uomo di sport ma politico in carriera- serve per continuare a sedere sulla poltrona dell’Uefa. Ci fu un tempo in cui giocava a calcio.

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