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Processo a Mazzarri, ma Thohir lo conferma

Il k.o. di Parma rimette in discussione il tecnico. Che si difende ("Troppi infortuni") e i numeri gli danno ragione

Il re è nudo e la caduta di Parma ha riportato indietro le lancette della stagione Inter. Non molto, ma abbastanza per rimettere Mazzarri nella parte dell'allenatore in bilico. Cancellato in un colpo solo l'effetto benefico della doppia vittoria contro Cesena e Sampdoria, che aveva riportato i nerazzurri a ridosso del terzo posto dando la sensazione della svolta vicina. Non è successo e la notte del Tardini è stata doppiamente deludente proprio per questo. Non solo un passo indietro sul piano del gioco, mancato dal principio alla fine, con uno sterile possesso palla che ha partorito un solo tiro verso la porta di Mirante. Il fatto che per la nona volta nell'era Mazzarri l'Inter abbia mancato l'appuntamento con la terza vittoria consecutiva conferma l'incapacità di fare il salto di qualità definitivo.

Un brutto colpo per le ambizioni europee. Thohir da Giakarta ha fatto subito scudo all'allenatore, prevedendo le difficoltà e le critiche: "Decidono i risultati e verranno valutati alla fine della stagione". Un modo elegante e diretto per dire che il contrattone da 7 milioni di euro lordi fino al 30 giugno 2016 non sarà un ostacolo insormontabile in caso di scelte diverse, ma anche per sottolineare ai tifosi che è inutile sognare adesso un approdo di Mancini e di chissà chi altro ad Appiano Gentile. Non c'è il budget per il ribaltone e, soprattutto, non fa parte della politica del management indonesiano.

Per Mazzarri, però, si è riaperto il processo e i capi di imputazione aumentano, proprio perché alla vigilia della trasferta di Parma si era detto sicuro di poter vedere il salto di qualità e aveva definito la squadra come perfetta immagine del suo lavoro. Logico che i 90 minuti del Tardini lo abbiano rimesso al centro della bufera con accuse (tante) e difese (possibili, leggendo i numeri).

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I capi d'accusa contro Mazzarri

Sono fondamentalmente legati all'assenza di gioco, più ancora che alla mancanza di continuità di risultati. E' possibile che in 15 mesi di lavoro Mazzarri non sia stato capace di dare la sua impronta alla squadra? Perché non si vede il movimento fluido e con una precisa identità che aveva caratterizzato il Napoli? Perché a tratti sembrano mancare rabbia e determinazione?

MANOVRA LENTA E NOIOSA

A Parma l'Inter ha tenuto palla per il 70% del tempo arrivando al tiro solo un paio di volte. Un fraseggio noioso e sfinente che troppo spesso ha caratterizzato le partite di questa stagione. La manovra è lenta e involuta, non ha sbocchi sulle fasce e non produce superiorità numerica per gli attaccanti. Lo schema fisso è palla a Kovacic sperando che inventi qualcosa. Poco. Troppo poco.

MANCA UN'ALTERNATIVA ALLA DIFESA A TRE

In estate Mazzarri aveva promesso che avrebbe lavorato sulla difesa a quattro. Ad oggi, però, l'Inter continua ad avere una sola dimensione tattica (3-5-2) e quando prova a cambiare mostra confusione più che spunti. Al Tardini è successo nel secondo tempo e si è visto Ranocchia andare a fare il terzino destro (inadatto) e un centrocampo privo di qualsiasi punto di riferimento. A che punto è il lavoro tattico?

DIFESA TROPPO DISATTENTA

I gol incassati sono 12 in campionato (0 in Europa League) e troppe volte sono stati frutto di regali che hanno condizionato l'andamento delle partite. Era successo a Palermo e la situazione si è ripetuta a Parma. La squadra sbanda pericolosamente soprattutto all'inizio: 6 gol presi nella prima mezz'ora e 8 (su 12) nel primo tempo. Poi risalire diventa dura, spesso impossibile.

ATTACCO STERILE

Bastano i numeri. A parte la goleada contro il Sassuolo (7 gol e poi solo 8 nelle altre 9 partite), l'attacco ha stentato a trovare la via della rete. Palacio e Icardi, visto che Osvaldo è out da tempo, hanno segnato solo 2 gol su rigore nelle utlime 5 giornate. Icardi sta giocando troppo e Palacio è totalmente fuori condizione. Fin qui hanno sopperito i centrocampisti (6 gol su 12 da Kovacic, Hernanes e Guarin), ma mancano completamente le giocate decisive dei difensori che significa anche non aver sfruttato occasioni da palla inattiva.

La difesa di Mazzarri

Cosa può rispondere il tecnico di San Vincenzo? L'argomento forte è quello degli infortuni e dell'accavallarsi degli impegni. La rosa ristretta non gli dispiaceva e quindi c'è, al massimo, un concorso di colpa. Di sicuro manca un attaccante perché tre punto per 60 partite sono troppo poche e i guai fisici andavano messi nel conto. Però la sfortuna ha colpito duro e quasi sempre nello stesso reparto, così da impoverire le scelte di WM.

Prendendo in esame campionato ed Europa League sono ben 8 i giocatori che hanno già nelle gambe oltre 1.000 minuti di campo su un totale di 1.416: Juan Jesus (1.387), Icardi (1.221), Kovacic (1.143), Handanovic (1.135), Ranocchia (1.098), Dodò (1.064), Vidic (1.038) ed Hernanes (1.004). A questi si aggiungono i 918 minuti di Medel. Tra il cileno e il più vicino per impiego alle sue spalle c'è un solco di 265 minuti fino a Osvaldo (653'): un abisso di quasi 3 partite in cui si è consumata gran parte dell'emergenza nerazzurra a ottobre.

Gli infortuni hanno tolto certezze e turnazione sugli esterni, ruolo delicatissimo per dispendio fisico nelle squadre che giocano il 3-5-2. La conferma? D'Ambrosio (516'), Nagatomo (381') e Jonathan (297') hanno giocato insieme praticamente gli stessi minuti di Dodò che ora è stanco e non puù uscire. A destra è stato riciclato Obi. Certo, ci sarebbe Mbaye, ma Mazzarri non lo vede pronto e lo ha usato solo come cambio dentro le partite.

Stesso problema anche in attacco. Osvaldo si è fatto male quando era lanciato (5 gol tra campionato ed Europa League) e da lì in poi non ci sono state alternative per Mazzarri. Icardi gioca sempre (15 presenze su 15) e comincia a mostrare problemi fisici, gli stessi che condizionano Palacio, non ancora recuperato dall'infortunio alla caviglia ma costretto a restare dentro. Bonazzoli e Puscas, gioielli della primavera, al momento sono solo una carta d'emergenza e, comunque, sarebbe ingeneroso pensare a loro per cambiare la tendenza.

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