<> on May 08, 2016 in Frosinone, .
Calcio

Il paracadute per le retrocesse in serie B: ecco come funziona il modello inglese

In Italia si litiga sulle modalità di assegnazione dei 60 milioni per chi scende, in Premier l'assegno è più ricco

E' il paracadute della discordia, che ha fatto litigare grandi e piccole del nostro calcio per un inverno fino all'accordo di febbraio e adesso divide per la sua applicazione. Si tratta del contributo che la Lega di Serie A riconosce alle squadre retrocesse in B per evitare che la caduta sia troppo dura dal punto di vista finanziario e metta a repentaglio la sopravvivenza stessa del club.

A febbraio la spinta di un gruppo di grandi ha portato a raddoppiare lo stanziamento: da 30 a 60 milioni di euro. Il criterio che le medio-piccole hanno scelto, però, presenta una falla venuta alla luce nelle ultime settimane di campionato fino al paradosso di una partita (Palermo-Verona) in cui al già retrocesso Verona conviene perdere e garantire la salvezza del Palermo per non rimetterci potenzialmente 15 milioni di euro.

Il meccanismo è tutto italiano e nei prossimi mesi sarà oggetto di riforma, visto che l'accordo sui 60 milioni vale una sola stagione e andrà riscritto. L'idea del paracadute, invece, non è una nostra esclusiva ma viene utilizzata anche dalla ricchissima e virtuosa Premier League. Dove l'assegno è ancora più alto e nessuno ne discute consistenza o modalità di assegnazione.

Come funziona il paracadute in serie A

Il sistema italiano è stato così disegnato per la stagione corrente: 60 milioni da spartire su base biennale tra le tre squadre retrocesse rispettando alcuni parametri. Quello principale è l'anzianità di servizio nel massimo campionato e da esso dipende la quantità di soldi a garanzia della caduta in serie B. Chi ha disputato almeno tre delle ultime 4 stagioni in A riceve 25 milioni che scendono a 15 in caso di due stagioni su 4 e si riducono ulteriormente a 10 in caso di una sola annata tra le grandi.

In concreto, significa che il Verona è già certo di incassare 25 milioni di euro come contributo per la retrocessione e il Frosinone solo 10. Il terzo assegno balla tra Carpi e Palermo e potrà variare dai 10 e i 25 in caso di discesa degli emiliani o dei siciliani. Se a retrocedere fosse il Carpi, il surplus di 15 milioni resterebbe a disposizione del Verona al termine della stagione 2016-2017 in caso di mancata risalita in A. Altrimenti niente. 

Dunque al Verona converrebbe salvare il Palermo a discapito del Carpi per non perdere il potenziale secondo paracadute. Chiaro no? Chiaro e al tempo stesso pericoloso.

Come funziona il paracadute nella Premier League

Il paracadute degli inglesi è più ricco di quello italiano. Ogni club retrocesso in questa stagione ha sinora percepito complessivamente circa 65 milioni di sterline (90 milioni di euro) nel caso di mancato ritorno nell'elite del calcio britannico per il periodo di quattro anni. Non c'è alcun legame di un club con l'altro, così come accade in Italia, ma solo una progressività legata all'anzianità di permanenza nella Premier League.

Chi scende in Championship ha fin qui ricevuto 25 milioni di sterline (30 milioni di euro) il primo anno, 20 (25) il secondo e 10 (12,5) il terzo e quarto. I versamenti si interrompono in caso di ritorno in Premier. Da questa stagione il pagamento sarà in tre anni e non in quattro che si ridurrà alle prime due rate in caso di retrocessione di una società appena promossa come nel caso di Carpi e Frosinone.

La rivolta della serie B

Il paracadute non piace nemmeno alle società di serie B e il motivo è semplice da comprendere. Inserisce nel torneo cadetto delle autentiche corazzate, club con a dispozione sulla carta un budget molto superiore rispetto alle dirette concorrenti. E' come se la A diventasse un'elite con la volontà di recuperare in fretta chi è scivolato al piano di sotto.

Non a caso la Lega di B ha deciso di controbilanciare il paracadute rinforzato con la cancellazione dell'assegno di mutualità per chi arriva dalla serie superiore. Un tentativo di mantenere equilibrio e competitività per tutti. In Italia il contributo, insomma, è destinato a far litigare.

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