Liguori: “Tra Roma e Juve nessuna analogia. Noi vinciamo sul campo”

Il giornalista, noto tifoso giallorosso, analizza la partenza record dei suoi. Scudetto? “Una supergufata” - Le foto

Il tecnico della Roma, Rudi Garcia (Credits: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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Paolo Liguori, firma arcinota del giornalismo Mediaset, tifa Roma da una vita. Forse più. Ma guai a pungolarlo sull'ipotesi tricolore, potrebbe non gradire e rispedire al mittente gioie e speranze. Così come non è prudente proporgli in queste ore il paragone tra la Roma di Garcia e la Juve di Capello versione 2005-06. Entrambe le squadre hanno raggiunto nove vittorie consecutive in campionato, ma i punti di contatto per il tifoso giallorosso finiscono qui, anzi.

Spiega Liguori: “Si parte da una premessa sbagliata. Le nove vittorie di fila non le ha firmate la Juve di Capello, bensì la Juve di Moggi. Quel campionato fu annullato perché si stabilì che Moggi aveva molta voce in capitolo nei successi dei bianconeri. Altrimenti, non sarebbe stato revocato lo scudetto. Impossibile pensare ad analogie tra le due squadre. La Roma gioca e vince sul campo. La Juve di Moggi giocava e vinceva anche fuori dal campo. Dico di più: questa Roma non ha alcun santo in paradiso. Non fa nemmeno parte del governo del calcio italiano. Anzi, come la Juventus di Andrea Agnelli è all'opposizione in Lega. E la differenza non è da poco. Basta guardare come sono andate le cose alla Lazio, che a mio parere lo scorsa stagione ha ricevuto più di qualche segnale circa l'importanza di essere tra coloro che decidono”.

Senza Totti e con la squadra in dieci per l'espulsione di Maicon ci ha pensato una riserva, Bradley, a risolvere la partita. Garcia ha detto che la fortuna non arriva da sola, 'si provoca'.

“In verità, non ci ha pensato una riserva a risolvere la gara con l'Udinese. Senza Totti, ci ha pensato la squadra, il blocco, a portare a casa una vittoria che vale moltissimo. Non so se potrà durare a lungo, ma ieri ha funzionato. Come aveva funzionato nel secondo tempo col Napoli. Il gruppo ha reagito tutto insieme, compatto e unito. Vero, il gol l'ha segnato Bradley, ma poteva capitare a qualcun altro. Tabellino alla mano, quando la Roma si è portata in vantaggio non aveva in campo Totti e Gervinho e nemmeno i loro sostituti naturali, cioè Borriello e Pjanic. Non c'erano i giocatori che secondo i giornali rappresentano il valore aggiunto dei giallorossi, eppure è andata bene comunque. E questo dimostra che la grande qualità della Roma è la Roma stessa, il gruppo, la squadra nel suo insieme”.

Come dividere i meriti per un avvio di stagione a dir poco strepitoso? Pallotta, Sabatini, Garcia, i giocatori: il capolavoro giallorosso ha quattro firme.

“Credo che a Garcia e alla squadra vada riconosciuto un buon 80%. Nel dettaglio, direi 35% Garcia e 45% ai giocatori. A Sabatini darei il 15% e a Pallotta il 5%. A Sabatini va riconosciuto il merito di aver scelto Strootman e Benatia. Gervinho va messo invece nella percentuale di Garcia, che è riuscito a ricompattare il gruppo e ha creduto fermamente in Totti come perno centrale della squadra, al contrario di quasi tutti gli allenatori che l'avevano preceduto. E poi ha rigenerato De Rossi, che in molti davano sul viale del tramonto”.

A Roma si respira già aria di festa. Ieri erano un migliaio i tifosi che hanno atteso il ritorno della squadra a Fiumicino. Ce la farà Garcia ad amministrare la pressione?

“E' l'unico che può farcela. Perché è straniero e perché è abbastanza disincantato. E poi non è nemmeno troppo gigione come invece lo era Luis Enrique, bravissima persona che però aveva ancora la testa da calciatore. Garcia è più colto, più preparato, mi ricorda un giovane Mourinho. La pressione che si avverte a Roma è simile a quella che si respira a Napoli ma pure a Milano sponda rossonera. Juve e Inter sono più abituati a vincere, pensano che sia normale”.

La Fiorentina lo dimostra da un paio d'anni, la Roma dall'estate scorsa. Fare bene si può, anche spendendo meno di quanto si è incassato nella campagna acquisti.

“La Fiorentina ha l'unico allenatore che se non ci fosse stato Garcia sarebbe andato bene per la Roma, Montella. Ecco, nei successi dell'attuale dirigenza giallorossa c'è anche un errore importante, la separazione dal tecnico che oggi guida i viola. Una gaffe a tutti gli effetti. Tuttavia, gli va riconosciuto che quest'anno stanno facendo bene, per cui è giusto dare credito al presidente Pallotta e ai suoi uomini, Sabatini compreso. Il filo sottile che lega la Fiorentina e la Roma è proprio questo, la capacità dei loro allenatori di costruire una squadra importante con uomini che sono un po' meno bravi di chi è partito. Lamela e Gervinho non sono uguali, così come Marquinhos non è Benatia. Marquinhos e Lamela sono due campioni a tutti gli effetti, mentre chi li ha sostituiti è per il momento soltanto un buonissimo giocatore. E' grazie al gioco di squadra di Garcia che sono diventati elementi di prim'ordine. A proposito di Benatia. Lo paragono a Walter Samuel. Il difensore marocchino è il nuovo muro, The Wall”.

Il tecnico francese ha detto che non vuole deludere i tifosi e che l'obiettivo continua a rimanere l'ingresso diretto in Champions League. Come reagisce lei a chi le suggerisce la parola 'scudetto'?

“E' una supergufata. Io faccio gli scongiuri del caso e sarei felice che non se ne parlasse. Me li ricordo quelli che dicevano che Totti era finito, che fosse una palla al piede e che la Roma si dovesse liberare di lui. Da quando è iniziato il campionato, hanno cambiato idea. E tac, Totti si è rotto. Mi auguro che non accada la stessa cosa con lo scudetto. Se e quando sarà, festeggerò. Per adesso non possiamo che applaudire una squadra che finora ha fatto bene come la Juve di Capello. E Moggi”.

@dario_pelizzari

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