Calcio

Panama Papers: Messi la "stella", ma ci sono altri sportivi

Sicuramente il più noto, il fuoriclasse del Barcellona non è comunque l'unico atleta riconducibile a società offshore: i nomi sinora usciti

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Paolo Corio

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Negli incartamenti del processo al via il prossimo 31 maggio in Spagna con l'accusa per Leo Messi e il padre Jorge di aver evaso circa 4,1 milioni di euro in operazioni legate allo sfruttamento dei diritti d'immagine non compare il nome della Mega Star Enterprises, la società offshore invece citata nei Panama Papers e divenuta di proprietà del solo genitore nel dicembre 2015 dopo un'iniziale co-proprietà. Certo però la rivelazione - per quanto avere una società offshore sia assolutamente legale - non aiuta il fuoriclasse del Barcellona (per cui in caso di colpevolezza sono stati richiesti anche 22 mesi di carcere) a dare di sé l'immagine del contribuente modello all'opinione pubblica spagnola, così come del resto i Panama Papers non giovano in generale a quella dello sport business, un mondo in cui vittorie e record sono sempre più spesso collegati a rotoli di dollari ed euro nascosti tanto nei borsoni degli atleti quanto nelle valigette di dirigenti e manager...

Leo? Il più noto della squadra offshore
Se in passato Leo Messi si è difeso da tutte le accuse di evasione fiscale affermando che lui pensa solo a tirare calci a un pallone e per il resto si limita a firmare quello che suo padre gli mette sotto la penna, nel caso dei Panama Papers è invece arrivata la dichiarazione ufficiale della famiglia: "La Mega Star Enterprises esiste, ma è inattiva e non ha mai avuto fondi e conti", si legge in un comunicato, dove viene anche specificato che "Messi non ha compiuto nessuno dei comportamenti che gli sono contestati, essendo false e calunniose le accuse di evasione fiscale e riciclaggio".

Quello del fuoriclasse argentino non è comunque l'unico caso sollevato dall'inchiesta sviluppata dal giornale tedesco Suddeutsche Zeitung in collaborazione con l'International Consortium of Investigative Jounalists (ICIJ): la lista comprende infatti una ventina di calciatori ed ex-calciatori di diversi Paesi, tra cui Brasile, Uruguay, Regno Unito, Olanda, Svezia, Turchia e Serbia.

Qualche nome "eccellente"? Ad esempio quello dell'altro attaccante argentino Leandro Ulloa, che al momento sta facendo la sua parte nella corsa per la vittoria in Premier League del miracolo Leicester e che entra nel dossier per un accordo sullo sfruttamento dei diritti d'immagine sottoscritto in passato con la Jump Drive Sport Rights LLC, società registrata a New York ma il cui titolare José Manuel Garcia Osuna risulta proprietario anche di un paio di compagnie offshore con base a Samoa. Interpellato dai giornalisti dell'ICIJ, il calciatore ha detto di non avere più rapporti con il manager, che da parte sua ha invece dichiarato di non aver mai curato i diritti d'immagine di Ulloa ma di essersi occupato del suo trasferimento al Club Deportivo Castellon, allora nella Seconda Divisione spagnola... Pur senza poter formulare specifiche accuse, il sospetto di dribbling fiscali rimane comunque nei reporter autori dell'inchiesta, suffragato anche dal fatto che proprio in Spagna Osuna deve rispondere in tribunale di un'accusa di frode.

Tra quelli che hanno ormai appeso le scarpette al chiodo, spiccano i nomi di Ivan Zamorano (con la società offshore Fut Bam International Ltd di sua proprietà a gestire i diritti d'immagine quando furoreggiava con il Real Madrid negli anni Novanta, giusto prima del suo approdo all'Inter) e quello di Gabriel Heinze, che nel 2005 - quando giocava per il Manchester United - fece gestire il suo contratto da 1 milione di dollari come testimonial della Puma dalla Galena Mills Corporation, società creata giusto pochi mesi prima con sede alle Isole Vergini e soprattutto con a capo la madre dello stesso Heinze.

Gioco di squadra?
Se le prime indiscrezioni riguardo i Panama Papers parlano anche di "proprietari del passato come attuali" di club di livello internazionale tra cui Inter e Boca Juniors, particolarmente "originale" appare il caso dello spagnolo (ancora una volta...) Real Sociedad, per il quale l'indagine giornalistica pare aver accertato un intricato ma vincente schema di gioco offshore capace di far risparmiare soldi in tasse tanto alla società quanto ai suoi tesserati. Tra questi figura nelle carte anche il serbo Darko Kovacevic (poi passato alla Juventus e quindi alla Lazio) per un pagamento da circa 1,4 milioni di dollari ricevuto dallo stesso Real Sociedad attraverso la IMFC Licensing con sede in Olanda. Come in tanti altri casi, i reporter dell'ICIJ non hanno però avuto in risposta altro che l'assoluto silenzio quando sono andati a chiedere conto di quei particolari pagamenti ai suoi giocatori al general manager del club spagnolo Inaki Otegi.

Gli intrighi del mondo Fifa
Visti i recenti scandali che hanno portato alla caduta di Sepp Blatter e alla squalifica a sei anni del suo "vice" Michel Platini, la battuta è facile: come poteva la Fifa rimanere fuori dai Panama Papers? E infatti sono diversi i membri della massima autorità del calcio mondiale che vi compaiono, a partire appunto da quello di Platini: nel 2007, lo stesso anno in cui venne eletto presidente dell'Uefa, l'ex-fuoriclasse francese si rivolse infatti allo studio legale Mossack Fonseca (dai cui pc sono usciti i files dell'inchiesta) chiedendogli di aiutarlo nella gestione della Balney Enterprise Corporation, società offshore ancora attiva al marzo 2016 secondo il registro delle attività commerciali di Panama. Da cittadino svizzero, Platini ha dichiarato al proposito di non temere alcuna conseguenza, non solo perché le società offshore sono pienamente legali, ma anche e soprattutto perché "i miei conti bancari, gli investimenti e tutte le altre mie partecipazioni societarie sono da sempre ben noti alle autorità elvetiche".

Assai più intricato invece il caso che vede al centro Juan Pedro Damiani, membro del Comitato etico indipendente della Fifa, il cui studio legale è collegato dai Panama Papers ad almeno 7 società offshore riferibili a Eugenio Figueredo, ex vice-presidente della Fifa accusato dalle autorità americane di frode fiscale e riciclaggio, nonché a Hugo Jinkis e a sua figlio Mariano, sui quali pende l'accusa di aver pagato tangenti da milioni di dollari per aggiudicarsi i diritti televisivi degli eventi Fifa in America Latina.

Anche se Damiani ha nel primo caso reso noto di non poter fare dichiarazioni perché le indagini sono ancora in corso e nel secondo ha smentito qualsiasi relazione con il duo, un portavoce proprio del Comitato ha però reso noto che Damiani aveva informato l'organismo di essere stato in affari con Hugo e Mariano Jinkis. La data esatta? Il 18 marzo 2016, esattamente un giorno dopo quello in cui gli autori dell'inchiesta giornalistica gli avevano chiesto conto della sua presenza nei files dello studio legale Mossack Fonseca... L'impressione è insomma quella che i Panama Papers potrebbero anche portare a qualche altra scottante novità nell'intricata vicenda dello scandalo Fifa, con un elemento d'interesse in più per il calcio sudamericano: Damiani è infatti anche il presidente del Penarol, storico e prestigioso club dell'Uruguay.

Non solo calcio
Se il mondo del pallone è protagonista di tante pagine del dossier, non mancano però di certo gli altri sport: titolari di società offshore, o comunque persone a queste direttamente collegabili, risultano infatti anche 11 ex-giocatori della Nhl, il ricchissimo campionato americano di hockey ghiaccio, così come il campione di golf Nick Faldo, che comunque non è l'unico milionario del green a figurare nell'elenco e un cui portavoce ha regalato ai reporter l'ennesimo "no comment". Anche se a qualsiasi latitudine non mancheranno certo i commenti di tifosi e appassionati riguardo il lato "sportivo" dei Panama Papers.


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