Pallone d'oro senza azzurri

Pirlo fuori dai migliori: in lizza i soliti noti: Cr7, Messi, ed Iniesta. Ma il futuro parla d'azzurro

Messi, Iniesta e Cristiano Ronaldo. Anche quest'anno il Pallone d'oro è affar loro (Credits: AP Photo/Claude Paris)

Ebbene si: i soliti noti...

Saranno ancora Messi, Cristiano Ronaldo e Andres Iniesta a salire sul palco di Ginevra il 7 gennaio prossimo, per contendersi il pallone d'oro. La Fifa ha diramato a San Paolo la lista dei tre protagonisti, andando a sfoltire la lista dei 23 giocatori iniziali in corsa per il premio, tra i quali figuravano anche Andrea Pirlo, Mario Balotelli e Gigi Buffon. Evidentemente il made in Italy non va più tanto di moda; e come potrebbe, d'altronde, se all'estero continuano a vantare mostri sacri di questo calibro. Certo che non avere più un giocatore italiano in grado di conquistare il prestigioso trofeo della Fifa inizia sicuramente a pesare: negli ultimi anni solo Cannavaro ce la fece, grazie alla spinta del Mondiale di Germania. Era il 2006.
Ad oggi, se dovesse essere Lionel Messi ad assicurarsi nuovamente il premio, sarebbe la quarta volta di fila. Un record incredibile, che inizia a mettere pressione a Michel Platini, fermo a quota 3.
“I record sono fatti per essere battuti. Ero ad esempio colui che aveva fatto più gol con la maglia della Francia ed Henry mi ha superato. Se Messi dovesse vincere il quarto Pallone d’Oro di fila vorrà dire che lo ha meritato“ - ammette però nobilmente Le Roi Michel.
Per Cristiano Ronaldo il sogno di salire nuovamente sul palco a Ginevra non era mai svanito: il primo e unico Pallone d'Oro lo conquistò nel 2008; giusto prima che la Pulce instaurasse il suo impero dorato. Ora ha l'occasione di interrompere questa egemonia.
Altro gigante tra i giganti, è Andres Iniesta. L'uomo della provvidenza che mandò la Spagna al settimo cielo nel mondiale sudafricano del 2010; quel gol gli valse il secondo posto, col 17,36 % dei voti.
Quello del duo Messi-Ronaldo e degli spagnoli (sempre sul podio dal 2008), è un predominio che dovrà essere prima o poi abbattuto. L'Italia ci spera e continua a lavorare affinché questo possa verificarsi. Grazie al lavoro svolto sotto il coordinamento tecnico di Arrigo Sacchi dal 2010, le categorie minori della Nazionale azzurra hanno iniziato a partorire i primi talenti; si parla addirittura di una generazione più forte di quella dei vari Totti e Del Piero.
Che si nasconda proprio qui il nome che potrebbe riportare l'Italia a conquistare il Pallone d’Oro Fifa?

Su tre nomi in particolare, l'Italia ripone sicuramente tutte le proprie speranze: Mario Balotelli, Marco Verratti e Stephan El Shaarawy.
Partiamo dal più "anziano" dei tre.
Mario Balotelli è da sempre considerato un talento assoluto, di livello mondiale. Unico, grosso neo, il carattere fumantino che lo contraddistingue sin dall’approdo alla Primavera dell'Inter. Lo stesso Roberto Mancini, che lo portò a Manchester per accudirlo, qualche settimana fa ha dichiarato che "Mario potrebbe diventare come Cristiano Ronaldo e Lionel Messi se riuscisse a capire che per raggiungere quel livello bisogna lavorare duramente". Mica facile per un ragazzo da sempre protagonista di marachelle e trovate insolite: ricordate l’incendio provocato per lo scoppio di petardi nella sua casa? Tuttavia il talento di Balotelli è tale che, a soli 22 anni, ha saputo trascinare l'Italia alla finale dell'ultimo Europeo in Polonia e Ucraina; e Prandelli, c’è da scommetterci, gli cucirà addosso l'attacco azzurro del mondiale 2014.
Poi c'è il ragazzo dal cognome egiziano ma dall'essenza tutta italiana: Stephan El Shaarawy. Vent'anni appena compiuti, attuale capocannoniere della serie A, trascinatore indiscusso del Milan odierno e, con tutta probabilità, della Nazionale che verrà. Da Devis Mangia, a Prandelli, passando per Allegri hanno tutti notato la sua disposizione al sacrificio: grande senso del gol, ma in campo dà tutto per i compagni. Non solo: Stefano, come lo chiama Allegri, è il bravo ragazzo con la testa sulle spalle anche "off the pitch" (fuori dal campo) come direbbero in Inghilterra, dove lo accoglierebbero molto volentieri. Sulle sue tracce, ai tempi del Padova, c'erano infatti sia il Manchester City che lo United.
Per ultimo ma non ultimo, Marco Verratti, il nuovo Pirlo a detta di molti. Le magie mostrate l’anno scorso a Pescara con Zeman le sta riproponendo ora in ben altri palcoscenici: in Ligue 1 e Champions League continua ad incantare con la sua regia fredda, precisa e illuminante per i compagni. Non c'è molto altro da aggiungere su un ragazzo di vent'anni appena, sul quale Zlatan Ibrahimovic si è voluto sbilanciare: "Verratti non è grande, è grandissimo". E se lo dice Ibra c'è da fidarsi.

L'Italia, per il futuro, si affiderà a uno di questi tre gioielli per tornare a tingersi d'oro. E chissà che alla fine non ci riesca davvero.

di Riccardo Vetere

© Riproduzione Riservata

Commenti