Olanda contro Argentina: la storia aspetta

Albiceleste di nuovo in semifinale dopo 24 anni, gli Orange non hanno mai vinto e spesso sono caduti sul traguardo. Ecco perché potrebbe essere l'occasione buona... - Lo speciale Brasile 2014

I giocatori dell'Olanda festeggiano la qualificazione alla semifinale – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Quando Van Gaal ha fatto alzare dalla panchina Tim Krul e i suoi 1893 centimetri, molti ad Amsterdam si sono chiesti se fosse impazzito. Ha avuto ragione lui: il gigante del Newcastle ha usato le sue manone per respingere i rigori di Umana e Ruiz allontanando così lo spettro di una beffa che sarebbe stata molto 'olandese' e che avrebbe impedito, probabilmente, al tecnico di poter tornare a casa in serenità. Alzi la mano chi non considerava gli Orange in semifinale quasi per diritto divino dopo la rimonta contro il Messico. Nessuno. Ecco, nessuno pensava possibile uno schianto al cospetto della Costa Rica, eppure la strana Olanda di questo Mondiale ha rischiato molto e deve la vita alle manone di Krul e al piede sinistro di Cillisen, che al minuto numero 116 ha rispedito al mittente il diagonale assassino di Urena. Senza i miracoli dei suoi due portieri oggi Van Gaal starebbe chiudendo le valigie per un mesto ritorno ad Amsterdam. Grazie a loro, invece, può iniziare a preparare la semifinale contro l'Argentina che rappresenta per entrambe una sorta di sliding door tra sogno e realtà.

Mentre l'Olanda superava a fatica la squadra rivelazione di questo Mondiale, Sabella faceva i conti con gioie e dolori di un passaggio alla semi che è costato moltissimo alla sua Albiceleste. Un posto tra le prime quattro mancava da 24 anni (Italia '90 con la beffa in finale della sconfitta contro la Germania di Brehme e Matthaus), ma la gioia per aver battuto il Belgio si è presto tramutata in preoccupazione per le condizioni di Angel Di Maria. Mondiale quasi certamente finito per l'esterno del Real Madrid che della nazionale argentina rappresenta, insieme a Messi, il leader silenzioso e tecnico, l'uomo capace con le sue accelerazioni di accendere la squadra quando gli altri si incartano in uno sterile possesso palla e quello in grado di far saltare gli equilibri. E' stato un sabato amaro per il Mondiale, che in poche ore ha perso Neymar e Di Maria, due protagonisti assoluti e due garanzie di spettacolo.

Stadio Arena Sao Paulo, mercoledì 9 luglio ore 22: l'appuntamento con la storia passa da qui. L'Argentina non alza la Coppa da Messico '86 e da tempo immemore ha perso il suo posto tra le grandissime del calcio. L'Olanda è specialista nelle beffe, perché tre volte è arrivata in fondo (Germania '74, Argentina '78 e Sudafrica 2010) e tre volte è stata battuta. Eppure l'Olanda che contenderà all'Argentina il sogno di andarsi a giocare il Mondiale al Maracanà è profondamente diversa da quelle che l'hanno preceduta, sorprendentemente più europea di quanto la sua tradizione imponga. Fin qui ha avuto ragione Van Gaal che si può permettere il lusso di prendersela con i giornali rei di "non aver mai creduto nelle possibilità di questa nazionale". Però sono tanti a storcere il naso. La controprova? Il tweet di Gullit alle 23:34 del 5 luglio, nel pieno della sfida contro la Costa Rica: "Ecco il calcio che molti puristi amano: tanto possesso e nessuna occasione da rete". Si stava annoiando, Ruud, ed era difficile dargli torto. L'Olanda ha l'attacco migliore tra quelli arrivati alle semifinali (12 gol), ma in tanti rivorrebbero il 4-3-3 lanciando Depay o inserendo Huntelaar al fianco della coppa Van Persie-Robben.

L'Argentina di Sabella sembra sempre sul punto di cadere e trova (sempre) il colpo di un campione: Messi contro l'Iran, Di Maria contro la Svizzera e Higuain per superare il Belgio. Una botta e via, tanta difesa organizzata attorno a Romero, che pare rinato, e al baluardo Garay. Poco tiqui-taca e gioco il più possibile in verticale, sperando nelle accelerazioni dei fenomeni davanti che sin qui hanno reso a sufficienza, ma che un pezzo per volta stanno venendo meno. Senza Di Maria sarà più difficile aprire le difese avversarie e il recupero del Kun Aguero, comunque non in condizioni ottimali, potrebbe non bastare. Il Maracanà è a un passo: è il sogno di tutti gli argentini. Adesso, però, l'ostacolo si fa alto e la pressione forte. Reggerà Messi senza il compagno preferito?

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