Calcio

Niang, da ex ribelle a stella del Milan anti-Juve

L'attaccante è la scommessa vinta da Montella. Doveva partire, sta diventando un punto di riferimento dei rossoneri

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Giovanni Capuano

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A gennaio è stato a un passo dal diventare una maxi plusvalenza: 16 milioni di euro dal Leicester e addio Italia. Con qualche rimpianto, per quello che aveva fatto vedere con la maglia del Genoa, ma anche con sulla pelle la sensazione di non aver mostrato al mondo il suo potenziale. Poi la decisione del Milan di tenerselo, l'incidente in auto e la fine anticipata della stagione, le polemiche che parevano averlo allontanato per sempre da Milanello.

La foto del tuffo dal balcone poteva segnare la parola fine sul suo rapporto con il club rossonero. Una balotellata, perché spesso Niang è stato accostato proprio a Mario Balotelli col quale per qualche mese ha condiviso attacco del Milan e amore per la cresta. Estate da precario fino a quando Montella non ha cambiato il finale della storia legandolo al nuovo corso del Milan.

Fisico, tecnica e gol: così è esploso

L'esplosione di M'Baye Niang è uno dei temi forti di questo avvio di campionato, che ha spinto il Milan fino al secondo posto in classifica e a giocarsi la sfida di San Siro con addosso l'etichetta di anti-Juve. I numeri lo promuovono e premiano la scommessa al buio di Montella: 3 gol segnati, record di tiri a partita per l'attacco rossonero, la solita grande corsa unita a una disciplina tattica che non sempre ha avuto in passato.

Per Montella è diventato un intoccabile, nel senso che - se sta bene come accaduto nelle ultime settimane - è il completamento ideale del tridente con Bacca e Suso. Meno tecnico dello spagnolo, più mobile del colombiano che resta lo stoccatore principale pur avendo meno la capacità di spaccare in due una partita come, invece, capita al francese. Sul quale pesano ancora come etichetta alcuni gol celebri sbagliati - a partire da quello del Camp Nou contro il Barcellona - ma che sta migliorando anche nella mira.

Un giovane già esperto in una squadra di ragazzini

Il paradosso è che a 22 anni non ancora compiuti (lo farà il 19 dicembre) Niang rischia di essere un veterano di una squadra di ragazzini. A Verona contro il Chievo, nella trasferta che ha regalato ai rossoneri il secondo posto in classifica, nell'undici titolare c'erano 8 italiani e due giovanissimi come Locatelli e Donnarumma oltre a un contorno di poco più che ventenni. Oggi Montella allena la squadra con l'età media più bassa del campionato, e anche le 151 partite in carriera di Niang (61 con il Milan) hanno il loro peso.

La sfida contro la Juventus rappresenterà per loro e per l'attaccante un banco di prova. Nessuno mette su Montella la pressione di dover competere con Allegri per lo scudetto e la fase di transizione societaria rende difficile anche immaginare la Champions League come obiettivo. Però l'inizio è stato positivo e sognare non costa nulla. Anche perché confermarsi contro i migliori aiuterebbe tutti a sentire sempre più forte il "profumo d'Europa".

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