Calcio

Nazionale: il bilancio di Conte... in attesa degli Europei

Augurandoci che il meglio debba ancora venire, ecco il riepilogo della gestione del dimissionario ct dell'Italia

Soccer: Italy's training section

Giovanni Capuano

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Dal 19 agosto 2014 al 15 marzo 2016. Cinquecentosettantaquattro giorni di Antonio Conte in azzurro che non saranno tutti, perché il meglio deve ancora venire con l’Europeo di giugno in Francia, ma sono sufficienti per tracciare un bilancio della sua esperienza alla guida della nazionale.

Era arrivato con le stimmate dell'uomo della Provvidenza, voluto per cancellare le delusioni del mondiale brasiliano e per aiutare Tavecchio a far dimenticare gli scivoloni dell’estate della corsa alla presidenza Figc. Se la sua sarà stata una parentesi da vincitore o da perdente, lo scopriremo in Francia. Di sicuro non è stato un ct neutro, nel senso che ha tentato di entrare nelle dinamiche azzurre con la forza di un ciclone e spesso (quasi sempre) ne è stato respinto indietro con potenza uguale o superiore.

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Conte e la rivoluzione fallita

Se voleva riformare il calcio italiano da Coverciano ha fallito. Se pensava di innovare il rapporto tra club e Italia, sfidando anche le critiche di chi gli ricordava certe prese di posizione contro Prandelli da allenatore della Juventus, si è accorto ben presto di non avere terreno fertile. Si è portato dietro lo strascico del divorzio clamoroso con Agnelli e la cosa ha pesato non poco nei rapporti tra Roma e Vinovo: i momenti di tensione sono stati tanti, i punti d’incontro radi.

Talvolta si è arrabbiato – memorabile lo sfogo dopo l’amichevole contro l’Albania nel novembre 2014 -, altre ha abbozzato. Negli ultimi mesi è parso quasi normalizzato, come convinto di non avere più un futuro in azzurro e, quindi, serenamente concentrato nel lavoro (poco gradito) di selezionatore. Senza più la pretesa di cambiare le regole del gioco. E’ stato il segnale che la storia sarebbe finita in Francia malgrado i tentativi di Tavecchio che non ne ha mai fatto una questione di soldi e che era pronto a proseguire fino al 2018 con la sua coperta di Linus.

Tavecchio, promesse e una difesa disperata

Al presidente federale va dato atto di aver gestito al meglio la difficile convivenza tra il ciclone-Conte e il mondo azzurro. Lo ha difeso quando poteva, pungolato nei momenti in cui aveva bisogno di uno stimolo, placato negli scatti d’ira e protetto il possibile. Non è stato capace di garantirgli ciò che gli aveva promesso nelle telefonate dell’estate 2014, quando gli aveva prospettato una collaborazione con i club che non era in grado di trasformare da sogno in realtà.

Da mesi aveva capito come sarebbe finita e ha fatto sì che avvenisse con la massima chiarezza, così da tutelare le chance della spedizione azzurra all’Europeo. Ora non deve sbagliare mossa nella scelta dell’erede.

Il bilancio sportivo prima dell'Europeo

Di Conte bisogna ancora dire che il bilancio sportivo si potrà fare solo a Europeo terminato. A occhio se arriva nelle prime quattro avrà fatto un miracolo e nelle Top 8 un risultato in linea con il valore di una squadra che, mai come questa volta, è povera di talento soprattutto in attacco. Non è colpa del ct e, anzi, gli fornisce un alibi formidabile.

Un piccolo fallimento, però, è già da scrivere nel suo conto: aveva scommesso su una rapida risalita nelle classifiche mondiali (i famigerati ranking) e non ci è riuscito. A lui un bonus in meno nel ricchissimo contratto, all’Italia la condanna di un sorteggio terribile per Russia 2018. Conte ha spiegato che la colpa era di quelli prima, il meccanismo dei ranking lo inchioda alle sue responsabilità. Ora ha l’Europeo per restituire il tanto che la Figc e gli italiani hanno investito su di lui. 

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