Calcio

Torna Napoli-Roma, la partita della vergogna nel nome di Ciro

Sono passati 521 giorni dalla sparatoria dell'Olimpico. Tensione e controlli, ma un anno fa vinsero gli striscioni di vendetta...

Curva Napoli Alfano

Giovanni Capuano

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Sono passati un anno, 7 mesi e 10 giorni dalla tragica notte dell'Olimpico, quella preceduta dagli spari che uccisero Ciro Esposito e vissuta con la sceneggiata della grande trattativa tra Jenny 'a Carogna e le forze dell'ordine. Cinquecentoventuno giorni che non hanno contribuito a rimarginare la ferita di quel 3 maggio. Anzi. La battaglia processuale, appena cominciata, non ha fatto che spargere nuovo sale sulla carne viva di due famiglie e due tifoserie.

Ora il calendario rimette davanti Napoli e Roma. Stadio San Paolo. Orario pre serale (ore 18) scelto proprio per ragioni di ordine pubblico, perchè pensare di giocare con il buio non si può anche se i tifosi giallorossi rimarranno a distanza: settore ospiti chiuso. Sbarrato. Come è dalla scorsa stagione e come sarà, purtroppo, ancora a lungo per una faida di cui non si vede soluzione.

L'anno scorso è andata male. Non sul piano dell'ordine pubblico, visto che il massiccio dispiegamento di agenti ha evitato ogni problema e i provvedimenti del Viminale avevano in gran parte disinnescato i rischi in partenza. Però lo spettacolo offerto da San Paolo e Olimpico fu deprimente e nemmeno le misure di prevenzione riuscirono ad evitare che la memoria di Ciro Esposito venisse infangata.

 

San Paolo, 1 novembre 2014: la vendetta promessa

All'andata succede tutti in pochi istanti in un pomeriggio in cui un intero stadio celebra una sorta di funerale laico del compagno di curva caduto. In curva B appare uno striscione di una trentina di metri. Giura vendetta: "Ogni parole è vana. Se occasione ci sarà, non avremo pietà...". Qualche istante prima la Curva A aveva esposto un non meno minaccioso "3-5-2014, ai posteri l'ardua sentenza".

Scritte sfuggite alla rete di controlli e non impedite nemmeno dall'ampio lavoro diplomatico della vigilia, con la madre di Ciro impegnata a lanciare messaggi distensivi e a chiedere di evitare minacce e violenze. Tutto inutile. Gara giocata in un clima surreale e chiusa con la vittoria del Napoli.

Olimpico, 4 aprile 2015: insulti alla madre di Ciro

Il ritorno è pure più sgradevole, se possibile. La Curva Sud se la prende con Antonella Leardi, la madre di Ciro, colpevole di aver da poco presentato un libro in memoria del figlio. Accuse di lucrare sulla tragedia e di cercare visibilità. Fango che porta lo stesso ministro dell'Interno Alfano a intervenire e la Giustizia sportiva a chiudere il settore con una squalifica.

Lo sdegno fa il giro d'Italia e ripropone il tema della qualità delle curve nei nostri stadi al centro dell'agenda. C'è un altro lenzuolo esposto dagli ultras giallorossi che indigna: "Daniele uno di noi". Si gioca sull'equivoco (Daniele chi? De Rossi o De Santis?), ma la provocazione è evidente e forte e riapre anche la discussione sulla capacità di controllare cosa accade all'interno delle curve, territorio extra-legge per eccellenza in Italia. Anche da qui nasce la decisione del Prefetto Gabrielli di imporre un durissimo giro di vite allo stadio Olimpico.

Si torna a Napoli in un clima di tensione

Ora è di nuovo tempo di giocare al San Paolo. Avvisaglie che gli animi si siano calmati non ce ne sono e i cori incessanti registrati in occasione delle ultime gare della Roma dedicati a Napoli e ai napoletani hanno contribuito a tenere alta la tensione. La hit del momento è un nuovo motivetto nato sempre sul tema 'Vesuvio-colera-igiene' che sta spopolando tra i gruppi intransigenti della Sud.

I quali frequentano poco l'Olimpico, essendo in aperta contestazione nei confronti del presidente Pallotta e delle misure del Prefetto Gabrielli, ma quando ci sono non mancano di far sentire la loro presenza. Anche questo Napoli-Roma è accompagnato da misure di sicurezza eccezionali. Il buon momento dei partenopei ha favorito la vendita di biglietti fin quasi il tutto esaurito. Il settore ospiti è vietato ai romanisti e non ci saranno presenze esterne, a differenza di quanto accaduto in primavera all'Olimpico quando un manipolo di napoletani residenti nel Lazio ebbe accesso controllato a vista da un piccolo esercito.

Gli occhi saranno comunque puntati sugli spalti. Come andrà questa volta? La speranza è che la rete di prevenzione riesca a non far filtrare nemmeno un fazzoletto che possa apparire provocatorio o violento. Ma la ferita non si è rimarginata e Napoli contro Roma resta - e resterà a lungo - una partita non normale.

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