Napoli, Maradona suona la carica ma potrebbe non bastare

La squadra di Mazzarri sta attraversando un periodo di appannamento che potrebbe pregiudicare il cammino in campionato. E venerdì c'è il big match contro la Juventus

Armero e Cavani si disperano dopo l'ennesima occasione sciupata (Credits: Dino Panato/Getty Images )

Dario Pelizzari

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Ci mancava Maradona ad aumentare la temperatura in casa Napoli. El pibe de oro, popolare e venerato dalle parti del Vesuvio alla stregua di San Gennaro, è tornato nella città che l'ha visto conquistare il trionfo planetario per spiegare la sua posizione fiscale alla stampa. Ma anche per dire la sua rispetto alle vicende della squadra partenopea, della quale non ha mai smesso di essere tifoso.  

La prima, la più importante, suona come una promessa che pare però che il presidente De Laurentiis non abbia alcuna voglia di mantenere: "Per il dopo Mazzarri, ci sono io". Apriti cielo, Maradona a Napoli per guidare il rilancio internazionale dell'Asinello. Mazzarri non rinnova? Ci pensa Maradona.

L'entusiasmo dopo un periodo di appannamento. _Il Napoli si prepara alla sfida da dentro o fuori con la Juventus, in programma venerdì sera al San Paolo, con il cuore gonfio di lacrime per un momento tutt'altro che esaltante. La vetta sembrava a due passi, poi è successo qualcosa. Gli uomini di Mazzarri hanno cominciato a tirare il fiato e sono iniziati i guai. Campionato ed Europa League, una sequenza preoccupante di incompiute da allarme rosso.

Il pareggio a Roma con la Lazio, poi il ko rimediato in casa contro il Plzen. Quindi, lo 0-0 contro la Sampdoria, il secondo ko, quello definitivo, in Europa, e poi, tanto per gradire, l'ultimo X a reti inviolate in quel di Udine. Nelle ultime 5 partite, il Napoli ha collezionato 3 pareggi e 2 sconfitte. Poteva essere gloria, sta diventando gelo e fango.

Cavani non segna dal 27 gennaio. Corre e sgomita dal primo all'ultimo minuto di gara, ma non spedisce la palla oltre la linea di porta. Contro l'Udinese, ha avuto due possibilità per cambiare marcia, ma le ha mancate entrambe. Hamsik, l'altro pezzo da novanta della squadra di Mazzarri, non è da meno. Sbaglia oltremisura, a centrocampo e a due passi dalla rete. Stiamo parlando dei due uomini chiave dell'armata partenopea. A Napoli, quasi non ci credono.

Sembrava fosse la volta buona, ma il traguardo è sempre più lontano. La Juve è ora lontana sei lunghezze. Dovesse riuscire a fare risultato al San Paolo, potrebbe prendere il volo. Ma anche se dovesse perdere per 1-0 potrebbe essere un problema. Perché all'andata finì 2-0 per i bianconeri e a parità di punteggio alla fine della corsa, varrebbero gli scontri diretti. Insomma, un bel problema, che Mazzarri tende in ogni caso a ridimensionare.

"Giocando così arriveranno altre vittorie", ha detto al termine della partita contro Di Natale e compagni. Il vero limite? Le decisioni arbitrali. "Ci sono momenti in cui va tutto storto, magari se ci fossero stati dati i rigori che c'erano, avremmo fatto gol e rotto l'incantesimo". Appunto, colpa delle giacchette nere se le cose non girano come dovrebbero. Cavani fa fatica, Insigne non esplode e Pandev fa il fenomeno? Ci sarebbe Calaiò, utile soprattutto con le palle alte. Ma l'idea non convince Mazzarri, che infatti lo lascia in panchina a riflettere sul domani che sarà.

Ecco, appunto, un altro mattone nel muro. Sì, perché se Mazzarri è ancora in forse per la prossima stagione (potrebbe rinnovare ma anche no, da qui lo spunto di Maradona), si fanno sempre più insistenti le indiscrezioni che porterebbero il totem Cavani lontano da Napoli. Con 63 milioni di euro e qualche centesimo, il Matador può partire. Alla sua porta, tutte le grandi d'Europa. Via lui, via Mazzarri e squadra da rifondare. A meno che non arrivi il tricolore. Lontanissimo, quasi impossibile, eppure ancora a portata di piede. Anzi, di pibe.

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