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Calcio

Napoli e Inter, a voi il primo duello scudetto

Il 30 novembre al San Paolo la sfida al vertice tra Sarri e Mancini. Roma e Fiorentina: frenate che rilanciano la Juve

Definirla partita scudetto è presto, perché mancano 25 giornate e 75 punti all'assegnazione del titolo. Però Napoli-Inter in programma lunedì 30 novembre al San Paolo profuma già di tricolore perché le due squadre ci arrivano da sentieri opposti, ma con classifiche che autorizzano qualunque sogno. Anche il più ardito. Non c'è nulla di più diverso del modo in cui Sarri e Mancini stanno vivendo questo inizio di stagione, eppure entrambi sono arrampicati là in cima, davanti a tutti.

L'Inter ha infranto per una volta la regola dell'1-0 che fin qui l'aveva traghettata in testa. Contro il Frosinone alla perla di Biabiany si sono aggiunti anche i graffi di Icardi, Murillo e Brozovic nella prima esplosione di reti da agosto, dopo che Handanovic aveva messo la solita firma chiudendo la porta a doppia mandata all'alba di una partita vinta più agevolmente di quanto non dica il risultato e nella quale i rischi sono stati ridotti quasi a zero. 

Potrà anche non piacere - e a tratti annoia pure - però la banda di Mancini ha una solidità spaventosa: 7 gol presi in 1.170 minuti rappresentano quasi un primato, considerato che più della metà sono arrivati nella notte di perdizione contro la Fiorentina di Paulo Sousa. La tenuta difensiva è la virtù più evidente, insieme alla molteplicità delle risorse perché contro il volonteroso Frosinone la rete apriscatole è stata di Biabiany, arruolato come ultima delle alterative e ora importante al pari delle altre.

Il Napoli è l'esatto contrario, ammaliante nella bellezza con cui travolge qualsiasi ostacolo le si presenti davanti. A Verona è arrivata l'ottava vittoria nelle ultime 10 partite di campionato, la 12° su 14 considerando il cammino in Europa League. Dalla svolta di metà settembre, quando Sarri ha ridisegnato la squadra come era naturale schierarla e cioé sfruttando il grande talento sugli esterni, sono stati segnati 35 gol e subiti solo 3. Segnatevi i nomi: Lemina, Kalinic e Pusic del Mydtiylland. Solo loro hanno battuto Reina la cui porta è chiusa in serie A da 470 minuti, serie aperta più lunga in Europa dopo che Neuer e De Gea hanno incassato nell'ultimo turno.

I numeri a volte annoiano, ma questa volta è giusto elencarli perché sono la testimonianza migliore e diretta della qualità di una squadra che ha tutto per vivere fino in fondo il suo sogno. Banalmente quella di lunedì sera sarà la sfida tra Higuain e Insigne (17 gol in due) e il muro di Miranda e Murillo. In realtà c'è molto di più e assomiglia allo scontro tra due filosofie di calcio diverse. Dietro gli altri guardano. Talvolta applaudendo e a volte arricciando il naso. In ogni caso con la consapevolezza che i numeri, fin qui, non mentono.


Il punto sulla 13a giornata

* L'Inter batte il Frosinone 4-0 e vola in testa alla classifica da sola: 30 punti in 13 giornate significa una proiezione di 88 punti. Possibile che ci sia, prima o poi, una flessione ma la squadra di Mancini ha anche margini evidenti di miglioramento a partire dall'utilizzo di Perisic e Kondogbia che ancora non sono i leader attesi.

* Higuain (un gol ogni 108' in campionato e 12 totali su 16 gare stagionali) e Insigne trascinano il Napoli anche a Verona. E' la coppia d'attacco migliore del campionato per distacco, ma Sarri non ha solo loro. La fase difensiva dei campani è organizzata come un orologio svizzero e le praterie di Benitez sono ormai un ricordo lontanissimo.

* La vittoria della Juventus sul Milan, combinata alla sconfitta del Sassuolo e ai passi falsi di Fiorentina e Roma, ha prodotto come risultato che i bianconeri sono per la prima volta a ridosso della zona europea. Un paio di annotazioni, forse definitive: Hernanes e il modulo col trequartista bocciati, Dybala intoccabile con i suoi gol spaccapartita.

* Paulo Sousa ha sbagliato formazione tenendo fuori Ilicic, Kalinic e Bernardeschi. Si è corretto appena in tempo per prendersi un punticino contro l'Empoli (2-2), ma è una frenata che fa male e, soprattutto, lascia il sospetto che dietro i titolari ci sia poca qualità per stare in alto.

* Garcia si lamenta del terreno di gioco e della scelta di Rocchi di non fermare la partita di pallanuoto del Dall'Ara: ha ragione, ma l'approccio della sua Roma è stato allarmante almeno quanto la serie di errori che ha portato al 2-2 finale, quando la vittoria sembrava in tasca.

* Male Montella alla prima sulla panchina della Sampdoria. Sconfitta ad Udine (1-0) e presa di coscienza che ci sarà molto da lavorare. Zenga non era il problema di questa Samp e i 16 punti con cui l'ha lasciata vanno valutati per quello che sono: un buon risultato.

* Dopo la serie di 4 sconfitte consecutive è arrivato il risveglio del Torino in trasferta: 1-0 a Bergamo che vale oro. 

* La Lazio non c'è più o quasi. Il pareggio contro il Palermo del debuttante Ballardini (1-1) significa solo 4 punti nelle ultime 6 giornate e obiettivi che si allontanano pericolosamente. Pioli aveva evocato il rischio del fallimento stagionale e non aveva torto.

* Emozioni tra Genoa e Sassuolo con aggancio e sorpasso a tempo praticamente scaduto: 2-1 per il Grifone. Partita che sarà ricordata anche per l'ennesima follia di Berardi, espulso per un calcione di reazione. E' il terzo rosso in 71 partite di serie A per il focoso talento in orbita nazionale e Juve: avanti così rischia di buttare via tutto.

* Il Chievo sbanca Carpi e fa un passetto avanti. In coda resta la squadra di Castori insieme al Verona di Mandorlini: 6 punti sono una miseria e quasi un preannuncio di retrocessione.

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