Napoli, progetto fallito. E De Laurentiis finisce sotto processo...

L'eliminazione dalla Champions costa 30 milioni di euro. Le colpe del club e il flop di Benitez, preso per fare il salto di qualità in Europa - Cosa succede al ranking Uefa  - Beffa Sky

Giovanni Capuano

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La notte di Bilbao ha messo a nudo in un colpo solo tutti i limiti del Napoli. Una verifica durissima che la squadra di Benitez ha mancato, ma per la quale forse non era stata attrezzata a dovere, come se il passaggio nei gironi della Champions League fosse un dato acquisito a maggio e non un obiettivo fondamentale da raggiungere in agosto. Al netto delle discussioni sul gol del 3-1, buono ma al limite come interpretazione sul fuorigioco passivo, e pure volendo scaricare quasi tutte le colpe sugli errori individuali commessi dai difensori nelle due partite, è impossibile sostenere che il Napoli meritasse la qualificazione. Dominato per un tempo abbondante al San Paolo e intimorito sin dal calcio d'inizio al San Mames, ha sperato di poter fare il colpo grazie al blitz di Hamsik arrivato totalmente fuori contesto in una gara condotta da cima a fondo dai baschi. Un po' come era successo all'andata con il pareggio inventato da Higuain che aveva cambiato gli equilibri in campo consentendo ai partenopei di dare vita a un finale all'assalto. 

Il Napoli esce meritatamente e, soprattutto, torna a casa con meno di una settimana per capire cosa vuole fare da grande. Che stagione sarà quella che attende Higuain e compagni? Dal punto di vista psicologico la botta è durissima e le facce dei giocatori più importanti all'uscita dallo stadio erano sufficienti a comprendere la gravità della situazione. Non sarà facile rialzarsi e trovare motivazioni legate al campionato e all'Europa League per chi come, ad esempio, Higuain un mese e mezzo fa si giocava la finale del Mondiale al Maracana. La cessione del Pipita sull'onda della delusione è inimmaginabile e renderebbe impossibile la vita a De Laurentiis, finito nel mirino dei tifosi arrivati a Bilbao dopo che già nei mesi scorsi in molti sotto il Vesuvio si sono chiesti quale progetto stesse disegnando il presidente.

Un anno fa di questi tempi era partito Cavani, venduto benissimo, ed era arrivato Higuain. In più erano stati investiti soldi importanti su Mertens, Callejon e Albiol ed era stato preso un portiere top come Reina. L'idea era di una crescita su base biennale (guarda caso la durata del contratto di Benitez che scade nel 2015) da completare in questa finestra di mercato. A gennaio è stato il turno di Jorginho e Ghoulam, poi le luci si sono spente. Perché l'austherity improvvisa malgrado i conti non presentino particolari criticità? Per due mesi gli uomini mercato hanno cercato un centrocampista di alto livello su richiesta di Benitez, dimenticando forse che il reparto con maggiori limiti era la difesa, crollata nella notte contro l'Athletic in una serie di errori inconcepibili a questo livello. Koulibaly non vale un centrale europeo e deve dimostrare di essere superiore a Fernandez (nazionale argentino). 

La sensazione è che questo Napoli sia inferiore a quello della passata stagione. In difesa non ha fatto il salto di qualità, a centrocampo ha perso Behrami e sta cercando di cedere Dzemaili senza aver trovato alcuna alternativa, come dimostrano le due partite da titolare di Gargano che nella rosa di Benitez doveva essere solo di passaggio. In attacco non è arrivato il vice-Higuain che serviva e Michu è stato un non-fattore nella doppia sfida di Champions. L'estate col freno a mano tirato è una precisa responsabilità di De Laurentiis, il resto può essere addebitato anche a Rafa Benitez, preso per rendere il Napoli più "internazionale" e caduto proprio sul suo terreno. Giova ricordare che lo spagnolo ha ereditato una squadra capace di fare gli ottavi di Champions uscendo viva da un girone infernale e perdendo dal Chelsea futuro campione; con Rafa è arrivata un'eliminazione ai gironi (difficile e sfortunata) e il crollo in questo playoff e anche in Europa League il cammino è stato troppo breve.

Riguardando a queste settimane, forse Benitez ripenserà alla frase detta prima della gara dell'andata: "Se anche dovessimo uscire non sarà una tragedia". Messaggio doppiamente sbagliato. Uscire dalla Champions League prima ancora di entrarci rappresenta un grosso guaio economico per De Laurentiis e di conseguenza per i progetti del club e, soprattutto, è difficile poter sostenere che i partenopei siano scesi in campo con la convinzione di giocarsi le partite della vita. Non sarà un caso se i baschi sembravano assatanati e i napoletani erano sempre secondi sul pallone. Questione di motivazioni e preparazione fisica. Anche questo sarebbe bello poter chiedere a Rafa: è possibile essere arrivati così scarichi ai 180 minuti più importanti dell'anno? Davvero Inler non era in grado di essere della partita? Le scelte di mercato sono state subite o avallate? E nel primo caso, perché un allenatore dalla personalità forte come Benitez non si è imposto per tempo? E in ultimo, la difesa a quattro con protezione di due soli centrocampisti è un dogma irrinunciabile? Oppure qualcuno capirà che una squadra che l'anno scorso ha incassato 57 gol in 53 partite e che quest'anno ne ha presi 4 nelle prime 2 ha bisogno prima di tutto di essere protetta meglio?

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