Calcio

Crisi Napoli, il peggiore inizio e il processo ad Ancelotti

Mai cosi male nell'era di Benitez e Sarri, difesa perforabile, turn over e nervi tesi. Così lo scudetto scivola via in autunno

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Giovanni Capuano

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Lo scudetto svanito già in autunno, con ancora due terzi di stagione da vivere. Una crisi che si è aggravata con il passare delle settimane e che ha spinto progressivamente il Napoli fuori dalla zona Europa, alle prese con una montagna da scalare per immaginare di riavvicinare la cima, ora lontana 10 punti.

Hanno ragione dirigenti e tecnici a sottolineare come in qualche occasione i partenopei abbiano fatturato meno di quanto prodotto in termini di risultato, ma la classifica piange oltre ogni possibile spiegazione legata agli epsiodi (anche arbitrali) e apre il tempo dei processi e della ricerca delle responsabilità.

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– Credits: ANSA / CIRO FUSCO

Il peggior avvio dall'era Benitez

All'Olimpico il Napoli ha perso la terza partita nelle prime 11 giornate eguagliando il primato negativo del secondo Sarri (stagione 2016-2017) che, però, di punti ne aveva messi insieme 20 contro i 18 attuali. Una performance che riporta indietro le lancette del tempo a momenti storici in cui la società di De Laurentiis aveva meno ambizioni e minori investimenti a supporto dei propri campionati.

Dal 2013, primo anno dell'era Benitez, mai il Napoli è partito così piano. Ancelotti ha 7 punti di ritardo rispetto alla sua prima annata sulla panchina azzurra e addirittura 13 se si prende come parametro di riferimento l'ultimo Sarri, quello della corsa disperata contro la Juventus di Allegri per uno scudetto svanito solo in extremis.

Eppure in Champions League la squadra ha dato segnali diversi, ha battuto i campioni d'Europa in carica e fatto passi avanti in maturità e competitività. Tutto cancellato in campionato dove l'andatura è incerta e claudicante, senza mai riuscire a trovare continuità di risultati e prestazioni.

Le difficoltà (inattese) della difesa

A sorprendere è soprattutto la difficoltà della difesa, reparto sulla carta rinforzato dall'arrivo di Manolas a fare coppia con Koulibaly. I gol incassati nei primi 990 minuti sono addirittura 15, altro primato negativo per distacco visto che a questo punto, in passato, ne erano stati presi al massimo 12. Solo 3 volte Meret - spesso decisivo con i suoi miracoli - e Ospina sono usciti dal campo imbattuti. Troppo poco per non costringersi a dover sempre segnare almeno due reti per vincere.

Possibile per una squadra che ha investito molto sul mercato (Lozano e Manolas due tra i tre più pagati dell'era De Laurentiis) e che è al secondo anno con lo stesso allenatore? Ecco l'origine dei dubbi e della discussione intorno ad Ancelotti che sta faticando a dare un'ientità definitiva al gioco. Tanto turn over davanti, centrocampo che spesso gioca 'scoperto', cioé con poco filtro davanti alla difesa. 

Una serie di temi aperti non ancora risolti ed ereditati, forse, anche dal mercato ricco ma non del tutto coerente di Giuntoli e De Laurentiis. Un'estate avallata, però, dal tecnico che alla vigilia dell'avvio di stagione si è detto contento al cento per cento delle scelte compiute e, dunque, adesso non può fare marcia indietro. Il risultato finale è un campionato già compromesso e una piazza che si interroga: di chi è la colpa di questo brusco risveglio?

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