Calcio

Caso Napoli, cosa rischiano i calciatori dopo la ribellione

Il club fa causa all'intera rosa per il rifiuto di andare in ritiro. Multa sicura, ma sarà guerra legale

de laurentiis napoli

Giovanni Capuano

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L'ammutinamento dei calciatori del Napoli dopo la partita contro il Salisburgo, il rifiuto di tornare in ritiro poi reiterato anche il giorno successivo al termine dell'allenamento, rappresentano una prima volta in assoluto per un club di primo livello. Non si ricorda un atto di rottura così forte da parte della rosa verso una società, né nei modi né tantomeno nei termini.

Il Napoli ha scelto la strada dell'azione legale nei confronti dei responsabili, ovvero di tutti i giocatori ma non dello staff tecnico di Carlo Ancelotti che si è dissociato, tornando con i mezzi propri nella sede del ritiro.

Il comunicato del Napoli contro i giocatori

De Laurentiis ha dettato un comunicato durissimo per annunciare azioni legali contro l'intera rosa. Poche righe che segnano una dichiarazione di guerra in risposta al rifiuto dei calciatori.

"La Società comunica che, con riferimento ai comportamenti posti in essere dai calciatori della propria prima squadra nella serata di ieri, martedì 5 novembre 2019, procederà a tutelare i propri diritti economici, patrimoniali, di immagine e disciplinari in ogni competente sede" si legge.

E ancora, sulla gestione delle prossime giornate: "Precisa di aver affidato la responsabilità decisionale in ordine alla effettuazione di giornate di ritiro da parte della prima squadra all’allenatore della stessa Carlo Ancelotti. Infine comunica di aver determinato il silenzio stampa fino a data da definire".

Cosa rischiano i calciatori ribelli

Il rifiuto di presentarsi in ritiro rappresenta chiaramente una violazione degli obblighi contrattuali da parte dei calciatori che sono inquadrati come lavoratori subordinati, seppure con contratti a termine e status che spesso ricorda più quello dei liberi professionisti.

Essendo dipendenti del club, hanno l'obbligo di seguire le indicazioni dello stesso per la gestione del loro rapporto professionale, dalla convocazione per allenamenti e partite al rispetto di un ritiro disposto dalla società. Non facendolo si espongono a una serie di conseguenze che vanno dal richiamo (scritto o verbale) alla multa, passando per l'esclusione dagli allenamenti.

E' chiaro che nel caso del Napoli, essendosi ammutinati tutti, è difficile immaginare un provvedimento di sospensione dall'attività sportiva. Più probabile il ricorso alla multa che può raggiungere il 5% dello stipendio mensile del calciatore e che non può essere irrogata direttamente dal club ma deve essere proposta al Collegio arbitrale della Lega Serie A e sottoposta a contenzioso nel quale anche l'atleta ha modo di difendersi.

Il comunicato del Napoli lascia, però, intendere anche altro e cioé la volontà di rivalersi anche per difendere i diritti di immagine e patrimoniali. Cosa significa in concreto? La notizia del caos partenopeo ha fatto il giro del mondo non contribuendo a migliorare l'immagine del club. Possibile che De Laurentiis voglia andare fino in fondo per capire se esistono margini per colpire ulteriormente i suoi calciatori in un braccio di ferro che rischia di condizionare pesantemente la stagione del Napoli.

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