Calcio

Il Museo del Barcellona incassa quanto il Colosseo

Il confronto impietoso tra serie A (e non solo) e il Barça: 1,5 milioni di visitatori l'anno contro 200 mila di quelli di Juventus, Inter e Milan

FBL-ESP-BARCELONA-STADIUM

Giovanni Capuano

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La distanza tra noi e loro si misura in milioni di euro (di ricavi) o centinaia di migliaia di biglietti. In ogni caso rimane eccessiva e imbarazzante e racconta quanto sia lontano il calcio degli altri dalla nostra serie A, che vede allargarsi il gap per presenze negli stadi e valore del brand delle società, ma che soprattutto quando si parla di marketing e iniziative commerciali precipita su pianeti troppo distanti da quelli dei nostri competitori. La distanza tra noi e loro è quella che c'è tra il giro d'affari del Museo del Barcellona, che compie in questi giorni trent'anni di vita, e i risultati delle analoghe iniziative a Milano e Torino, dove si sta cercando di mettersi al passo con la concorrenza. Se si mettessero in fila - uno dopo l'altro - tutti i 1.506.022 biglietti staccati nel 2013 a Barcellona per tour stadio&museo basterebbe a malapena l'autostrada tra Milano e Firenze: 301 km. Per le analoghe iniziative italiane (J Museum e il tour di San Siro) basterebbe la Milano-Bergamo o poco più: 36-45 km.

Fuor di metafora, il confronto tra quanto possa valere in termini economici l'ottimizzazione che gli altri fanno e noi (ancora) no è impietosa. Nella stagione 2012-2013 il Barcellona ha ricavato dalle attività legate alla visita del proprio stadio e del museo, nel quale si può toccare con mano la Coppa dei Campioni, la bellezza di 33,9 milioni di euro. Una cifra irraggiungibile in Italia dove la Juventus, esempio virtuoso perché in possesso di uno stadio di proprietà, nello stesso anno ha ricavato 38 milioni di euro in tutto dal ticketing per le partite interne, mentre la voce J Museum e Tour dello stadio non è andato oltre la media di 500 visite al giorno e totale di 220.000 nel primo anno abbondante di apertura. Il record? 2.274 visitatori il 10 marzo 2013 in concomitanza con Juventus-Catania. A Barcellona la media ingressi è superiore ai 4.000 mal contati. Inter e Milan nel 2012-2013 hanno, invece, ricavato poco più di 2 milioni di euro dal proprio museo a San Siro. Briciole sufficienti, però, a renderlo la seconda attrazione 'culturale' della città dopo il Duomo e alla pari con la Pinacoteca di Brera.

Sì, perché il confronto con il museo del Barcellona diventa imbarazzante non solo per il calcio italiano, ma per tutto il sistema. Che il solo Louvre ospiti ogni anno quattro volte il numero di visitatori degli Uffizi è un dato ormai accettato con rassegnazione. Ma che i cimeli di Messi, Crujiff, Zamora e altri miti catalani possano attirare più della stragrande maggioranza dei nostri musei risulta difficile da digerire. Invece è così. In un'ipotetica classifica della Top Ten dei musei statali italiani (dati ufficiali del Ministero dei Beni Culturali) del 2013, il museo del Barcellona con il suo milione e mezzo di visitatori si piazzerebbe appena sotto il podio: quarto. Davanti solo il Colosseo, Foro Romano e Palatino (5,6 milioni di ingressi), Pompei (2,4 milioni) e gli Uffizi (1.875.785); dietro tutti gli altri compresi alcuni gioielli come il Museo degli Egizi di Torino (540.297), Venaria Reale (598.548), la Reggia di Caserta (439.840), il sito archeologico di Paestum (242.218), Palazzo Reale a Torino (229.543), la Pinacoteca di Brera (249.579). Tutto il circuito museale statale della Lombardia - per dare un metro di paragone - si ferma a 1.440.289 ingressi in un anno, 65mila in meno rispetto al Camp Nou.

Sul fronte dei ricavi, poi, la guerra diventa persa in partenza. I 33,9 milioni di Barcellona pareggiano quasi i 39,5 incassati dal Colosseo (con quasi 4 volte il numero di visitatori) e superano per distacco i 20 milioni di Pompei e i 10 scarsi degli Uffizi. Ogni altro confronto non regge, a partire da quello con le offerte commerciali dei nostri club calcistici. Se perdiamo competitività in Europa è, soprattutto, per questo. I nostri bilanci restano appesi al filo sottile dei diritti tv o della qualificazione in Champions League. L'equilibrio rimane lontano, quasi irraggiungibile.

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