Calcio

Dentro il mondo di Mourinho, in attesa della prossima sfida

Cosa pensa, come sta cambiando stile di comunicazione e quali progetti potrebbero interessare il portoghese che agita il mercato allenatori

jose mourinho mercato squadre progetti

Giovanni Capuano

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Il suo nome gira per le redazioni di mezzo mondo ed è sulle labbra degli operatori di mercato che contano. Dove va Jose Mourinho? Quale sarà la prossima tappa della carriera dello Special One, fin qui ricca di successi e con qualche caduta? Cosa pensa davvero il portoghese del futuro e di quello che si è lasciato alle spalle?

Riflessioni che incrociano con le storie di mercato dei grandi club in cerca di un allenatore per la prossima stagione: Juventus (certamente), Bayern Monaco e Psg (forse). Ma anche Roma, Celtic, Lione e tutte le realtà cui il nome di Mourinho è stato accostato nelle ultime settimane senza che ci fosse una reale possibilità di combinare il matrimonio.

Perché se c’è una certezza in questo momento è che JM da Londra, dove sta, osserva il panorama del calcio mondiale con la serenità di chi misura parole e movimenti, non ha bisogno di rincorrere una panchina pur avendo voglia di tornare ad allenare e, soprattutto, non si riconosce nemmeno lontanamente nell’immagine di tecnico passato di moda, non più attuale, fuori dal giro che conta. E’ questa la bussola da tenere a mente per inoltrarsi nel mondo di Mourinho e provare a leggere in maniera corretta voci e sensazioni che accompagnano questa stagione del mercato allenatori.

Mourinho e i ‘fallimenti’ recenti

Ad esempio il portoghese sta registrando come al Manchester United la situazione non sia poi migliorata dopo la sua cacciata lo scorso mese di dicembre. La cura Solskjaer ha funzionato solo per qualche settimana, poi i Red Devils sono riprecipitati nella mediocrità che li ha tenuti fuori dalla zona Champions League e lontani da qualsiasi trofeo stagionale, con gli stessi problemi di rosa, gestione dello spogliatoio, leadership del tecnico e di comunicazione intatti, se non peggiorati.

O ancora, le difficoltà del Real Madrid nella sua peggiore stagione del XXI secolo stanno consentendo una rilettura del lavoro dei predecessori di Zidane e Lopetegui, includendo anche Mourinho col quale i Bernabeu era diventato un fortino oggi caduto: 13 sconfitte casalinghe in un anno mentre Mou ne mise insieme la miseria di 5 in un triennio. Lo stesso numero di Zidane nella passata stagione, quella della terza Champions consecutiva con una squadra certamente superiore a quella di cinque anni prima.

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– Credits: EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

Dalla Cina al Celtic, un inverno di proposte

Non bisogna stupirsi, dunque, se questa posizione sia stata tenuta dal portoghese anche negli ultimi mesi in cui il telefono di chi lavora con lui ha squillato con insistenza. Ci sono state tante proposte, almeno una allettante per rango, poteri e budget a disposizione (ma non coincidente con la tempistica che JM aveva in testa), altre con la prospettiva solo di un contratto ricchissimo ma in ambienti ritenuti professionalmente non stimolanti da un tecnico che continua ad avere la vittoria come unico obiettivo. Quasi un’ossessione, certamente una mission. Stati d’animo incompatibili con realtà lontane dal calcio europeo (la Cina in varie forme) o dal calcio di vertice in assoluto.

Le stesse riflessioni che hanno portato a declinare quelle proposte si ribaltano adesso sul futuro. Chi può proporre a Mourinho gli argomenti giusti per imbarcarlo? Scartato il rientro all’Inter, che sarebbe stato suggestivo e benedetto da una parte della società e del mondo nerazzurro ma che si è scontrato con la visione di Marotta e di chi comanda oggi le strategie sportive del club, non restano molte piazze.

La Juventus e le altre possibilità

La Juventus non è un discorso attuale e attuabile, non perché JM (che pure si sente legato a doppio filo all’interismo) lo rifiuterebbe a priori, ma in considerazione del momento storico di un’estate in cui è difficile immaginare per la società campione d’Italia una politica di mercato dispendiosa e aggressiva. Quello che lo Special One è abituato a fare quando arriva in una pizza nuova: lasciare il segno subito.

Non è un caso che la rosa di nomi accostati alla Juventus in questo momento porti a figure di non primissimo piano in un casting ancora aperto in cui si è inserito l’endorsement di Cristiano Ronaldo per il connazionale. Ecco, semmai questa è stata la conferma di come dentro il mondo del calcio, tra gli addetti ai lavori, Mourinho sia sempre percepito come un vincente e un allenatore top level. Uno dei pochi in circolazione.

Alternative? Seguendo il filo di questo ragionamento ne restano alcune ma non troppe. Il Psg agitato dai casi Mbappé e Neymar in un intreccio di agenti che coinvolge anche il tecnico Tuchel, oppure il Bayern Monaco nel caso dovesse partire Kovac. A proposito: risulta che Hoeness non ami particolarmente tecnici italiani dopo l’esperienza con Ancelotti, spinga eventualmente per una soluzione tedesca mentre altre anime del club avrebbero un occhio di riguardo anche per Mourinho.

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– Credits: EPA/NIGEL RODDIS

Intanto sta nascendo un Mourinho 2.0

Intanto il portoghese sta lavorando su se stesso, non tanto perché si consideri ‘fuori corso’ ma perché, avendo sempre avuto una grande attenzione a tutti gli aspetti del suo lavoro, è consapevole della necessità di un aggiornamento. Non si tratta di tattica o di seguire le mode del momento, ma i più attenti avranno notato come in tutte le uscite pubbliche delle ultime settimane JM sia stato molto attento nel proporsi in termini differenti rispetto al passato.

Una strategia che racconta di un Mourinho meno battagliero e più riflessivo, interessato a far comprendere la sua consapevolezza di come siano cambiati i tempi anche nella gestione di grandi spogliatoi. L’esperienza negativa allo United è stata la base di partenza. Chi si approccia al portoghese deve sapere che oggi trova un tecnico in evoluzione, cui è chiaro che il tempo dell’uomo solo al comando è finito e che oggi ogni manager, a maggior ragione chi guida club da quasi un miliardo di fatturato, deve avere massima attenzione nella gestione dei giocatori, che a loro volta sono aziende da centinaia di milioni nei casi dei top player.

Una rivoluzione copernicana che spiega i complimenti a Guardiola e Pochettino, le analisi pacate sul lavoro di molti colleghi e un profilo solo all’apparenza dimesso. L’esonero dello United ha aperto una fase di riposo operoso i cui frutti si vedranno in futuro. Di certo, quando sarà il momento di tornare in sella Mou si presenterà con un bagaglio più grande e diverso rispetto a quello che ha rifatto lasciando Old Trafford lo scorso 18 dicembre.


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