Calcio

Mourinho, anche il mito rischia: "Non scappo. Se volete, licenziatemi"

Inizio choc del Chelsea (contro il Southampton la quarta sconfitta) e lo Special One rischia l'esonero. Cosa farà Abramovich?

Mourinho

Giovanni Capuano

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Se esiste uno stile, Jose Mourinho ce l'ha anche nel momento della difficoltà, il peggiore di una carriera che lo ha visto salire tre volte sul gradino più alto del pdio di miglior allenatore del mondo, conquistatore della Champions con Porto, Chelsea e Inter. Se esiste uno stile, Mourinho lo incarna alla perfezione e il monologo sul suo futuro e sulla possibilità di essere cacciato da Abramovich dopo la quarta sconfitta nelle prime 8 gare della Premier League lo dimostra.

"Se la società vuole cacciarmi deve farlo, perché io non scappo dalle mie responsabilità" ha ringhiato Mou dopo aver incassato a Stamford Bridge la rimonta dal Southampton che cancella quasi definitivamente le possibilità di rivincere la Premier. 

E ancora: "E' un momento crucuale della storia del club, perchè se mi licenziano cacciano il miglior manager che questa società abbia mai avuto nella sua storia". Lo Special One, appunto. Adorato dai tifosi (che infatti nella maggioranza lo difendono) e capace di ribaltare sempre e comunque la battaglia dialettica, anche quella che lo vede in difficoltà.

Anche l'attacco agli arbitri e il richiamo alla congiura è un classico rispolverato: "Hanno sempre paura di fischiare decisioni favorevoli a noi, non mi interessa se la Football Association mi punirà" ha detto Mourinho. Abramovich riflette e cerca di trovare la via d'uscita migliore per il Chelsea che è nei bassifondi della Premier League e ha difficoltà anche in Champions League (una vittoria e una sconfitta) dopo aver perso il Community Shield contro l'Arsenal.

Mourinho e gli addii: ecco i precedenti

Dovesse decidere per l'addio, il patron russo non sarebbe il primo e, anzi, si tratterebbe di un deja vù particolare visto che nel 2007 Mourinho e il Chelsea si lasciarono a causa di un pessimo avvio di stagione. Era fine settembre e o Special One rimase fermo per un'inverno prima di incontrare Moratti a Parigi in febbraio, promettersi all'Inter e iniziare il biennio che lo avrebbe portato al Triplete nella notte di Madrid.

Nel 2000, invece, aveva lasciato dopo nove gare la panchina del Benfica a causa di un cambio dirigenziale. A Madrid aveva rischiato l'esonero in più di una occasione per i difficili rapporti con la parte spagnola dello spogliatoio e le tensioni con Perez: addio rinviato solo di qualche mese al termine della pessima stagione 2012-2013.

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