Calcio

Addio Ghiggia, l'uomo del Maracanazo che fece piangere il Brasile

Ex attaccante dell'Uruguay, autore della rete che costò il Mondiale 1950 ai padroni di casa. Se n'è andato il 16 luglio, data di quella storica partita

Uruguayan former footballer Alcides Ghig

Giovanni Capuano

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Il calcio uruguiano piange la scomparsa di Alcides Ghiggia, l'uomo che fece piangere il Brasile nel celebre Maracanazo, la partita che costò ai verde oro il Mondiale del 1950 persa in casa al Maracanà contro l'Uruguay. Se n'è andato esattamante 65 anni dopo il gol che lo ha reso eterno: 16 luglio 1950. Quel giorno Ghiggia realizzò la rete del 2-1 davanti a 199mila spettatori prima entusiasti e poi disperati (si racconta anche di diversi suicidi); non era una finale vera e propria, ma la gara che assegnò il titolo agli uruguaiani togliendo la speranza ai brasiliani. Vittoria in rimonta con Ghiggia protagonista prima nel servire l'assiste del pareggio a Schiaffino e poi nel realizzare lui stesso il 2-1 al minuto numero 79.

Ghiggia era da tempo in povertà, eroe solo che viveva a Montevideo e tirava alla giornata spesso offrendo intervista a pagamento per ricordiare e moltiplicare la sua impresa. E' morto per un attacco di cuore all'età di 88 anni a Las Piedras dove viveva con la terza e ultima moglie, più giovane di lui di 35 anni. Era il campione in mondo più anziano ancora vivente. Finita la sua carriera da calciatore aveva fatto mille lavori compreso l'insgnante discuola guida; era sopravvissuto a un terribile incidente d'auto che lo aveva tenuto in coma per oltre un mese.

Al Mondiale del 1950 rischiò di non prendere parte: sarebbe accaduto se fosse andato bene il provino con l'Atlanta perchè la federazione non convocava chi non giocava nel campionato di casa. Invece Ghiggia rimase in Uruguay e andò al torneo nel quale segnò una rete per ciascuna gara. Il suo bottino complessivo con la maglia della Celeste non fu straordinario: 12 partite e 4 gol. Meglio con le squadre di club tra le quali anche la Roma, dove giocò per otto stagioni, conquistando una Coppa delle Fiera e tanto spazio sui giornali per la partecipazione attiva alla Dolce Vita, e il Milan. Fu  campione d'Italia nel 1962 pur mettendo pochissimo il piede in campo. Smise a 42 anni. Il calcio uruguaiano si è fermato in segno di lutto per la sua scomparsa.

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