Calcio

Morte di Eduardo Gaelano: il dolore di Roberto Baggio

Da lui ritratto nelle pagine di "Splendori e miserie del gioco del calcio", il fantasista azzurro ricorda così lo scrittore sudamericano

galeano

Redazione

-

"Come tutti gli uruguagi, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte mentre dormivo; durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso nei campetti del mio paese". Questa la confessione di Eduardo Gaelano, lo scrittore sudamericano appena scomparso all'età di 74 anni, che con il talento della scrittura è comunque riuscito a regalare una splendida giocata a tutti i veri tifosi: il celebre "Splendori e miserie del gioco del calcio", che contiene anche un intenso ritratto di Roberto Baggio.

Così scrisse Galeano: "Il suo calcio possiede un mistero: le gambe pensano per conto loro, il piede spara da solo, gli occhi vedono i gol prima che questi si materializzino. Tutto Baggio è una gran coda di cavallo, che avanza scacciando la gente in un elegante andirivieni. Gli avversari lo aggrediscono, lo mordono, colpiscono duro. Baggio porta messaggi buddisti scritti sotto la sua fascia di capitano. Buddha non gli evita i calci ma lo aiuta a sopportarli".

Galeano e "le vene aperte" dell'America Latina


"Sono triste, diciamo pure sconvolto, non me l'aspettavo proprio. Provo stupore e immensa tristezza, lo ricordo come una persona di grande spessore umano, oltre che come un campione della letteratura", sono invece le parole del fantasista alla notizia della scomparsa del grande scrittore sudamericano. "Quando uscì il libro non conoscevo Galeano personalmente, ci avevo parlato solo al telefono e mi ero reso subito conto di avere a che fare con una persona geniale. Fu il mio procuratore di allora, Vittorio Petrone, a dirmi che ero finito in una sua pagina: per me è stato un grande onore, un privilegio assoluto, essere accostato in quell'opera a personaggi di altissimo prestigio".

© Riproduzione Riservata

Commenti