Calcio

Le difficoltà di Thohir e il ruolo di Moratti: ecco cosa succede all'Inter

L'indonesiano fatica a far decollare il business, l'ex presidente ha una posizione scomoda. In mezzo i progetti della squadra alla vigilia di una stagione di investimenti

FC Internazionale Milano Shareholders' Meeting

Giovanni Capuano

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Ci sono poche certezze nell'attuale situazione dell'Inter. L'unica su cui si può scommettere a occhi chiusi è che il periodo di transizione, il tunnel dentro il quale il club doveva passare prima di tornare a vedere la luce, si sta protraendo più del previsto. Nessuno dei soci di Thohir e dell'indonesiano stesso si aspettavano un impatto così duro con la realtà italiana. Che i conti non fossero in ordine e che la società necessitasse di una profonda opera di ristrutturazione era chiaro a tutti, a partire dal magnate che ha scelto di succedere a Moratti prendendo l'Inter nel punto più basso dopo l'epoca dei trionfi post Calciopoli. Thohir, però, immaginava di riuscire a dare un senso compiuto alla sua impresa molto più in fretta di quanto stia accadendo. La prova delle difficoltà è il tentativo fallito nei mesi invernali di trovare finanziatori per il bond da oltre 250 milioni di euro che avrebbe dovuto fornire liquidità alla società consentendo investimenti nell'immediato e di sciogliere i legacci del mutuo contratto non più tardi di un anno fa con Goldman Sachs e Unicredit: quella zavorra che a partire da luglio peserà per un milione di euro al mese e accantonamenti (o risparmi) per altri 46 all'anno da qui al giugno 2019. Scommessa che non si può perdere, pena un futuro in mano alle banche che da Thohir hanno ricevuto in pegno gli asset produttivi del club.

Alla fine Thohir ha dovuto staccare personalmente un assegno da 60 milioni di euro. La formula è quella del prestito, così come accaduto nel 2014 con altri 22 milioni: ai tifosi non piace, avendo in mente il Moratti che faceva tutto di tasca sua arrivando a gettare nel pozzo-Inter 1,3 miliardi di euro in diciotto lunghi anni, ma i nuovi padroni del calcio europeo spesso usano questa forma. I risultati sportivi, intanto, non arrivano e l'appuntamento con il ritorno in Champions League è stato mancato. Peggio, la banda Mancini non ha centrato (a meno di miracoli) nemmeno la porta di servizio dell'Europa League. Malgrado le rassicurazioni di facciata, il colpo sarà durissimo e chi ha avuto modo di parlare con l'ad Bolingbroke, l'uomo cui Thohir ha delegato la gestione dell'Inter, lo ha sentito dire in maniera chiara che la Champions è il perno su cui ruota il rilancio economico del club. Non subito, essendo sfumata, ma appena possibile e cioé nel 2016. Mancini viene strapagato per questo ed è considerato la garanzia che ci sia un futuro di successi alle porte.

Il piano di Moratti per tornare padrone dell'Inter: soci, fondi e l'azionariato popolare
 


La premessa è necessaria per spiegare che se certe voci, che da tempo circolavano, escono ora con forza è perchè l'Inter sta attraversando un momento di incertezza. C'è il rapporto difficile tra le due teste (Thohir e Moratti) e le rispettive anime societarie; qualche scontro è stato visibile, altri sono rimasti nel chiuso delle segrete stanze. Esiste, soprattutto, la sensazione che si debba arrivare a una svolta perché per tornare grandi servono investimenti massicci che sono fuori dall'ottica di Thohir e lontani dalle possibilità attuali dell'ex presidente. Ufficialmente Moratti continua a dirsi felice di aver scelto Thohir, ma l'impressione che si ricava è che, con i metodi dell'indonesiano che ha preso la società quasi a zero e l'ha data in pegno, anche il petroliere avrebbe potuto proseguire in eterno. Di sicuro Eric ha fatto quello che Massimo non poteva (o voleva) e cioé costruire un club più snello e moderno, attento al marketing e a quelle voci di sviluppo del business che, per ammissione dello stesso Moratti, erano state trascurate negli anni d'oro. I risultati ancora non si vedono, però il cambiamento è sotto gli occhi di chi segue le attività non solo sportive.

L'Inter è, insomma, oggi una società aggredibile dal punto di vista finanziario. Nelle ore della firma del contratto di cessione (novembre 2013) si era scritto di una clausola di uscita per Thohir in caso di evidenti difficoltà a svolgere il suo piano: la società sarebbe tornata a Moratti. Che sia questo o la valutazione dell'ex patron che esistono le condizioni per tornare in sella, di sicuro qualcosa si sta muovendo. E' un bene per l'Inter e i suoi tifosi? La domanda non ha una risposta univoca. Se anche tornasse Moratti non sarebbe più il mecenate della sua precedente avventura, la formula mista con fondi di investimento, che inseguono un utile, e azionariato popolare è qualcosa di mai visto in Italia e dall'esito tutt'altro che certo.

Di sicuro ci saranno mesi di fibrillazioni, le stesse che hanno accompagnato la lunga trattativa tra Milano e Giakarta e, successivamente, hanno punteggiato alcuni dei passaggi caldi dell'attuale gestione a cominciare consumato lo scorso autunno intorno ai nomi di Mazzarri e Mancini. Non è la premessa migliore per chi si aspetta chiarezza di progetti con la speranza di costruire qualcosa di nuovo; viene in mente il ruolo di Mancini, di fatto oggi manager e non solo allenatore, la figura più carismatica all'interno di una società molto poco italiana. La squadra, insomma, non potrà che risentirne. La smentita di Moratti era attesa e scontata. Altri sviluppi arriveranno e il danno sarebbe se si fermassero i programmi strategici del club, dalla scelta di San Siro come casa del futuro ai rapporti commerciali con partner stranieri. Comunque vada il fattore tempo non sarà da trascurare. All'Inter serve chiarezza, il più in fretta possibile.

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